Economia 2 Luglio Lug 2014 1321 02 luglio 2014

Gioia Tauro, quanto costa e chi guadagna

Stimato un investimento tra i 20 e i 25 mln di euro. A scaricare i 75 container la Medcenter, Gruppo Contship Italia.

  • ...

Il cargo danese Ark Futura è arrivato all’alba del 2 luglio nel porto di Gioia Tauro per il trasbordo delle armi chimiche siriane alla nave statunitense Cape Ray. Settantotto container per un totale di circa 800 tonnellate di agenti chimici destinati in parte a essere distrutti in acque internazionali mediante idrolisi a bordo della Cape Ray. La Germania smaltirà 370 tonnellate di scorie prodotte dallo stesso procedimento di distruzione eseguito sulla Cape Ray. La Gran Bretagna distruggerà a sua volta altre 150 tonnellate di agenti chimici della categoria più pericolosa sul proprio territorio. Per i "rifiuti" derivanti dalla distruzione degli agenti meno pericolosi, l'Opac ha indetto una gara d'appalto internazionale destinata alle industrie chimiche civili vinta dalla finlandese Ekokem OY AB e dalla statunitense Veolia Environmental Services Technical Solutions. MEDCENTER CI GUADAGNA Si tratta di operazioni delicatissime che ovviamente hanno un costo, visto che per l’occasione il porto è stato chiuso a ogni attività ordinaria. L’intera area portuale è stata circondata per oltre un chilometro da un centinaio di uomini delle Forze dell’ordine che hanno il compito di impedire ogni accesso. Anche lo spazio aereo e la navigazione nello specchio di mare antistante al porto sono stati interdetti.  L'isolamento dell’area è garantito da alcune centinaia di poliziotti, carabinieri e agenti di Polizia Locale e provinciale. Chi ci guadagna? Medcenter (Gruppo Contship Italia), che gestisce il terminal container di Gioia Tauro, impegnato all’arrivo e alla partenza delle navi con  35 dipendenti responsabili di scaricare i container dalla Ark Futura e ricaricarli sulla Cape Ray,è  sicuramente nella lista. Il contratto stipulato con Unops, Ufficio delle Nazioni unite per i servizi e i progetti, prevede un indennizzo stimato su numerosi parametri, al massimo di un milione di euro. Ma per i calcoli esatti bisognerà aspettare la fine dell’operazione, tutta comunque a carico dell’Opac, l'Organizzazione internazionale per la proibizione delle armi chimiche. Che, però, ha avuto un sostanzioso aiuto dall’Unione Europea e dagli Usa LO STANZIAMENTO DI 12 MLN DELLA UE DI CUI 3 LI HA MESSI L'ITALIA La Commissione Ue ha infatti stanziato lo scorso febbraio il finanziamento con 12 milioni di euro del ‘"trust fund” dell’Opac, fondo che serve proprio a coprire i costi di «trasporto, trattamento e smaltimento dei materiali chimici e loro derivati fuori della Siria». A quei 12 milioni, l’Italia ha contribuito con tre milioni di euro. COSTI TOTALI TRA 20 E 25 MLN La somma fornita dalla Ue è poco meno della metà della stima dei costi totali previsti - fra 25 e 20 milioni di euro - per lo smaltimento dei materiali meno pericolosi. Ma ai dodici milioni dell'Europa Gse ne sono aggiunti altri 4,5 per la fornitura dei mezzi di supporto tecnico e logistico. Dieci milioni di dollari, invece, sono stati stanziati dal governo statunitense: per la maggior parte servono a coprire i costi delle operazioni della Cape Ray.

Correlati

Potresti esserti perso