Economia 2 Luglio Lug 2014 1141 02 luglio 2014

Tutti i vizietti di Sarkò

I guai giudiziari, gli affari e i progetti in Libia, il business con l'emiro del Qatar, le amicizie che contano, l'appoggio della moglie Carla Bruni.

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Mentre i mirage bombardavano Sirte, dal suo bunker Muhammar Gheddafi gridava in direzione della Francia: «Sarkozy ci ridia indietro i soldi che gli abbiamo dato!». Era il 2011, di lì a poco sarebbe stato raggiunto da una milizia islamista che l’avrebbe decapitato, ma all’epoca il Raìs pensava di salvarsi grazie all’ultimo dei suoi ricatti: i 50 milioni di euro versati all’astro nascente della destra parigina per le presidenziali del 2007. Soldi con i quali il Colonnello pensava di essersi “comprato” un’assicurazione sulla vecchiaia. E che invece gli sono costati la vita.

Questo perché Nicolas Sarkozy, messo in stato di fermo martedì 1 luglio e rilasciato nella notte, ma resta accusato per una storiaccia di corruzione e di pressioni per ottenere informazioni sui suoi processi, è il prototipo dello statista francese. Che secondo Charles De Gaulle «non conosce amici, ma soltanto interessi». Certo, nessuno dei suoi predecessori ha subito l’onta dell’arresto, ma come Giscard, Mitterand o Chirac ha considerato l’Africa la sua principale fonte di sostentamento. E secondo l'accusa avrebbe usato l’Eliseo come una centrale per smistare affari e mazzette. Avrebbe messo in piedi un inner circle di faccendieri, avvocati e magistrati compiacenti (dove pare che anche la moglie Carlà abbia un suo ruolo) per creare uno Stato parallelo, nel quale si confondono grandeur, spregiudicatezza e corruzione.
1) COINVOLTO IN SEI CASI GIUDIZIARI
Sono sei i casi giudiziari nei quali è stato coinvolto l’ex presidente francese. L'ultimo, quello che lo ha fatto tradurre negli uffici della Polizia giudiziaria di Nanterre, riguarda la creazione di un pool (con lui il suo avvocato e amico da trent’anni, Thierry Herzog, due alti magistrati della Corte di Cassazione, Gilbert Azibert e Patrick Sassoust) per ottenere informazioni sulle sue cause in corso e fare indebite pressioni. Eppure il nome di Sarkozy, da portavoce del governo, conquista le cronache giudiziarie già vent’anni fa. Era il 1995 quando si scoprì che l’ex premier Edouard Balladur e il suo ministro della Difesa, François Léotard, venivano inquisiti per aver tenuto una parte dei proventi di una commessa per la vendita di armi all'Arabia Saudita e al Pakistan. Del 2007 sono le tangenti libiche concordate dal fedelissimo Claude Guéant e dall’uomo d'affari franco-libanese, Ziad Takieddine.
L’anno dopo l’ex patron del Marsiglia, Bernard Tapie, avrebbe avuto aiuto dall’Eliseo per aggiudicarsi un arbitrato da 403 milioni che lo vedeva contrapposto al Crédit Lyonnais. Nel 2013 Sarkozy è stato prosciolto per non aver dato mandato all’ex tesoriere dell’Ump Eric Woerth e al solito Thierry Herzog di circuire la novantenne Liliane Bettencourt, madame l’Oreal, per estorcerle 150mila euro. Durante gli anni dell’Eliseo poi L'ex presidente francese era solito aiutare gli amici. La magistratura ci vuole vedere chiaro soprattutto sull’appalto senza gara (e pagato ben due volte) a suoi fedeli sondaggisti Pierre Giacometti e Patrick Buisson.
2) GLI AFFARI E I PROGETTI  IN LIBIA
Ma di questi casi il più imbarazzante per i francesi è l’affaire libico. Anche perché, nato come vicenda di corruzione, ha finito per diventare casus belli di una guerra che ha sconquassato l’area del Maghreb. Per comprendere quanto Muhammar Gheddafi fosse ospite ben gradito a Parigi, basta sfogliare i giornali del dicembre 2007. In quel periodo Sarkozy organizzò per lui all’Hotel Marigny un banchetto degno del re Sole. Nella casa che si fece costruire il barone Gustave de Rothschild si palesò tutto l’esercito dei poteri forti del presidente. C’erano il presidente di Gaz de France, Jean-François Cirelli, quello di Total, Thierry Desmarest, il direttore generale di Airbus, Fabrice Brégier, l’ad di Dassault, Charles Edelstenne.
Quella sera Gheddafi firmò con Sarkozy accordi per dieci miliardi in contratti militari.
Armi ed elicotteri all'ex terrorista
A un ex terrorista riabilitato soltanto per frenare la causa islamista, la Francia vendette quattordici Rafale, otto elicotteri Tigre, quindici Caracal e dieci Fennec (Eurocopter), un sistema di artiglieria Cesar, sessanta blindati Vab, tredici carri Sagaie e venticinque carri armati leggeri Vbl. Come gli Usa con Bin Laden.
Da corruttore che conosce le miserie umane, Gheddafi aveva concesso alla Francia lo status di suo armatore, all’Italia quello di appaltatore per faraoniche opere pubbliche. L’obiettivo era quello di tenere sulla graticola i due partner storici per quanto riguardava i contratti petroliferi. L'appoggio ai Ribelli per far saltare il Raìs e prendere il controllo delle materie prime
Ma tutto cambia quando il sito Mediapart riporta un’intercettazione telefonica datata 28 maggio 2007. Quando in piena campagna per l’Eliseo Sarkozy avrebbe chiesto a Gheddafi: «Con chi posso parlare delle questioni ‘sensibili’? Con Bashir?».
Bashir sarebbe Bashir Saleh, il “banchiere” del Colonnello, scomparso qualche anno fa e che avrebbe materialmente fatto i bonifici con i soldi (50 milioni o più) concordati tra Guéant e Takieddine, il maggiore brasseur d'affaires per la Francia in terra libica. Questa rivelazione e lo scoppio della primavera araba spinsero Sarko a un azzardo: appoggiare i ribelli, far saltare il Raìs e prendere il controllo delle materie prime del Maghreb cacciando gli odiati italiani e, soprattutto, i più aggressivi colonialisti cinesi, che hanno già preso tutto il centro Africa. Come andrà finire - tra governi islamisti e migliaia di morti - è una vicenda della quale l’ex presidente francese dovrà rispondere a un tribunale più alto. Quello della storia.
3) IL BUSINESS CON L'EMIRO DEL QATAR E BOLLORÉ
Ma l’attivismo di Sarko non si è fermato sol alla conquista dell’Africa. Anche perché c’è chi dice che a spingere i francesi  a fare mattanza in Libia sia stato un altro dei clientes, del nostro, l’emiro del Qatar al Thani. Con l’ex inquilino dell’Eliseo, lo sceicco ha fatto affari d’oro. Anche grazie alle sue sovvenzioni all’Ump, si è comprato il Paris Saint-Germain, è entrato - a dispetto dello sciovinismo transalpino - nell’azionariato di Total, del costruttore Vinci, dell’ex monopolista dell’acqua Veolia, in Vivendi, nel gigante dell’editoria Lagardère, nella Société des Bains de Mer di Montecarlo, nel costruttore aeronautico Eads, nella multinazionale dei beni di lusso Lvmh. E si è pure preso la sede del Figaro, gli alberghi Carlton e Martinez a Cannes, il Palais de la Mediterranée a Nizza, il Concorde Lafayette, l’Hôtel du Louvre, il Royal Monceau a Parigi.
Ma la lista degli amici (generosi) è lunghissima. Il finanziere bretone Vincent Bolloré, il giorno dopo le elezioni, gli prestò il suo jet per una vacanza a Malta. L’ex banchiere Lazard Matthieu Pigasse entrò nel capitale di Le Monde proprio per riequilibrare la linea del quotidiano. Il pubblicitario Jacques Séguéla organizzò una cena per presentare Carla Bruni al nostro, appena mollato dalla bella Cecilia.
Ed essere vicino a Sarkozy serve. In Italia se n’è accorta IntesaSanpaolo quando ha provato a fermare l’avanzata della famiglia Besnier (Lactalis) in Parmalat. E se ne sono accorti i soci italiani di Mediobanca, che ci hanno messo quasi un decennio per licenziare Antoine Bernheim. Colui che, da partner di Lazard, aiutò non poco quel giovane e brillante, ma scalcagnato, avvocato di Neuilly-sur-Seine.
4) UNA MOGLIE COME PR
Questo il Sarkozy pubblico. Ma anche nel privato le abitudini non sarebbero diverse. L’ex consigliere Patrick Buisson ha registrato molte conversazioni dell’ex datore di lavoro, poi finite su Le Canard enchaîné e Atlantic.fr. Tra quelle più interessanti alcune con giudizi ambigui sulla moglie. «L’uomo di casa è lei». E ancora: «In politica a un certo livello uno ha tutto pagato. Se è ministro ha uno stipendio, come presidente ho una residenza ufficiale e una casa in affitto. Nel mio caso, ho fatto un buon affare sposandomi con Carla. Nella nostra famiglia è lei che paga le bollette». Millanterie o meno, gli esegeti del vecchio corso dicono che la modella italiana ha aiutato molto il marito nell’agganciare personaggi un tempo legati alla gauche, diventando la vera responsabile delle relazioni esterne del marito.
 Più smaccati i favoritismi verso i figli. Nel 2009 fece scandalo la nomina di Jean, 23enne e ancora studente universitario, alla guida della Défense, un'area nei pressi di Parigi composta da grattacieli di uffici e centri commerciali. Tre anni dopo i francesi si indignarono perché un Falcon di Stato volò fino in Ucraina per andare a recuperare il 26enne Pierre. Si era sentito male a Odessa, dove lui dj, stava allietando le serate dei nuovi ricchi del posto.

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