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PANICO 5 Luglio Lug 2014 1500 05 luglio 2014

Bulgaria, crac delle banche e crisi politica: che succede a Sofia?

Panico per la solidità finanziaria degli istituti di credito.

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Lunghe file davanti alle banche in Bulgaria: lo spettro del fallimento ha spaventato i cittadini.

Le scene di panico nelle principali città bulgare a fine giugno hanno richiamato alla mente la catastrofe bancaria di metà Anni 90, quando in un solo anno saltarono, uno dopo l'altro, 14 istituti di credito nazionali, lasciando tutti con un pugno di mosche in mano e la sensazione amara che il mondo capitalista appena abbracciato nascondesse insidie letali per i troppo ingenui.
L'ASSALTO ALLE BANCHE. Dalla capitale Sofia alle città costiere di Burga e Varna, si è assistito in due settimane all'assalto da parte dei risparmiatori agli sportelli di due importanti banche del Paese, a seguito di indiscrezioni e sms anonimi giunti sui cellulari dei clienti che mettevano in dubbio la solidità finanziaria degli istituti.
INCUBO DEL FALLIMENTO. Prima è toccato alla Corporate Commercial Bank, indicata in articoli di giornali come prossima all'insolvenza; poi è stato il turno della First Investment Bank, la terza banca del Paese, per la quale si annunciavano, via sms e messaggi in Rete, irrisolvibili problemi finanziari.
A RUOTA DEL PASSAPAROLA. In un Paese in cui l'ufficialità delle notizie è una chimera ancora lontana (la Bulgaria è al 100esimo posto nella classifica della libertà di stampa stilata da Reporter senza frontiere), il passaparola - un metodo autorevole d'informazione - e il ricordo del crac bancario di quasi 20 anni fa una pietra miliare dei tempi nuovi, il salto nel caos è stato inevitabile.
INTERVIENE ANCHE L'UE. Nel giro di pochi giorni, i risparmiatori hanno prelevato l'equivalente fino al 20% degli assets detenuti dalle due importanti banche nazionali, costringendo la Banca centrale bulgara e la Commissione dell'Unione europea a intervenire: la prima per nazionalizzare quel che restava della Corporate Commercial, la seconda per garantire una linea di credito di 1,7 miliardi di euro a testimonianza della solidità del sistema creditizio di Sofia. Che peraltro era stato certificato appena un mese fa da un'attestazione ufficiale del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Per la Banca centrale bulgara è stato un tentativo di destabilizzare lo Stato

Il presidente della Bulgaria, Rosen Plevneliev.

Nel misterioso giallo finanziario bulgaro c'è da aggiungere anche la circostanza che gli 800 milioni di lev (556 milioni di dollari) ritirati dai titolari di conti correnti presso la First Investment Bank sono finiti nei forzieri delle filiali di banche straniere presenti in Bulgaria, facendo gridare politici e banchieri al complotto internazionale.
Il governatore della Banca centrale bulgara, Ivan Iskrov ha espressamente denunciato «il tentativo di destabilizzare lo Stato attraverso un attacco al sistema bancario, mosso con l'invio di messaggi su internet».
CYBER WAR PRIMITIVA. Una versione un po' rozza di cyber war: gli sms sarebbero partiti da un server africano, qualche fermo è stato compiuto dalla polizia, ma la notizia più rassicurante è che la garanzia di Bruxelles, che ha evitato una crisi di liquidità del sistema creditizio, è servita a tranquillizzare la situazione. Per il momento.
Perché il problema di fondo non è, evidentemente, quello bancario.
GOVERNO AL CAPOLINEA. Il Paese è in preda a una crisi politica che si trascina da anni. Il governo, eletto appena nel 2013 e composto dai socialisti del Bsp e dal partito turco-liberale Dps, è ormai agli ultimi spasmi. La sua vita è stata travagliata e contestata da quotidiane e massicce proteste popolari, i due partner di maggioranza sono stati pesantemente battuti alle elezioni europee e al presidente della Repubblica, Rosen Plevneliev, non è rimasto altro che annunciare la fine dell'esecutivo per fine luglio e del parlamento per l'inizio di agosto. Nuove elezioni sono in programma per l'autunno.
MOSSA ELETTORALE SPORCA? Alcuni osservatori hanno avanzato anche l'ipotesi che le false indiscrezioni che hanno destabilizzato il settore bancario bulgaro possano essere stati il frutto dell'inizio di una campagna elettorale sporca fra le parti in campo, una tradizione delle competizioni politiche nel Paese.
Altri (fra cui il politologo Ognjan Mintschev, presidente di Transparency International Bulgaria) hanno individuato paralleli fra la crisi attuale e quella degli Anni 90, legandola alle vicende del gas: allora venne bloccata la privatizzazione a favore di Gazprom della rete statale del gas, oggi si vorrebbe congelare il progetto del gasdotto South Stream. Un'ipotesi sondata anche dai reporter della Bbc.
IL FUTURO RESTA INCERTO. Con questi chiari di luna resta difficile immaginare che le future elezioni possano contribuire a risolvere l'instabilità politica e a dare ai cittadini un governo solido e credibile.
Un peccato, perché nonostante molti problemi (primo fra tutti, a medio termine, quello di una spaventosa decrescita demografica) la Bulgaria presenta alcuni punti di forza: conti pubblici in ordine e fiducia degli investitori stranieri e del mondo creditizio.

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