Economia 5 Luglio Lug 2014 1000 05 luglio 2014

Chat online, le chiacchiere si moltiplicano

FireChat spopola in Iraq. Alibaba punta a Tango. Telegram Messenger in open source. L'alternativa giapponese Line.

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In origine sono state Msn e Aim, poi le applicazioni per chattare, su computer o dispositivi mobili, si sono moltiplicate all’infinito. Google, Facebook, Apple e quasi tutte le loro concorrenti hanno messo a punto software più o meno innovativi per consentire alle persone di scambiarsi messaggi e video in qualunque momento. A fare il colpo grosso è stato il social network di Mark Zuckerberg, che a febbraio si è aggiudicato per 19 miliardi di dollari WhatsApp, la più popolare tra le app di messaggistica istantanea che conta 450 milioni di utenti in tutto il mondo. Non va male neppure il suo alter ego cinese, WeChat, sviluppata dal colosso tecnologico Tencent e arrivata a circa 335 milioni di utenti. Non sono le uniche, ecco alcune alternative. 1. FIRECHAT, L’APP CHE PIACE IN IRAQ Offre meno servizi rispetto alle rivali, ma ha fondato il suo successo sul fatto che può essere usata anche dove la connessione internet è scarsa o assente. FireChat, creata dalla startup di San Francisco Open Garden, è molto popolare in zone dove i governi limitano l’accesso alla rete, per esempio in zone di guerra. Infatti FireChat spopola soprattutto in Iraq, che è diventato rapidamente il secondo mercato dopo gli Stati Uniti, con 40.000 download solo nell’ultima settimana. La tecnologia usata dalla app sfrutta il Bluetooth per inviare messaggi da uno smartphone all'altro, sostanzialmente creando un “ponte” tra gli utenti per fare arrivare il messaggio a destinazione. Inoltre, se un utente è connesso a internet, tutti gli altri utenti nelle vicinanze possono usare la stessa connessione. Ora a Baghdad ci sono abbastanza utenti per creare molte intranet locali. 2. TANGO, LA CHAT CHE INTERESSA AD ALIBABA Tango, la app californiana che fornisce un servizio di chat e videochiamate, piace molto ad Alibaba, il colosso cinese dell’e-commerce che si prepara a sbarcare al New York Stock Exchange, forse ad agosto. Alibaba, per rafforzarsi sul mercato americano in vista dell’Ipo, ha deciso di puntare sulle startup e ha investito 215 milioni di dollari in Tango, fondata da TangoME nel 2009 e valutata un miliardo di dollari. L’applicazione di videochiamate ha 200 milioni di utenti registrati negli Stati Uniti, in Europa, nel Medio Oriente e in Asia. La chat fa anche da portale per canali di contenuti a tema, tra cui sport, news e musica, forniti da società partner come Spotify, Aol e Dailymotion. 3. TELEGRAM, L’APP GRATUITA E OPEN SOURCE Telegram Messenger, lanciata dalla no-profit indipendente Telegram, è un’applicazione multipiattaforma open source ed è stata messa a punto dai fratelli Nikolai e Pavel Durov, gli stessi che hanno fondato VK, il maggiore social network russo. Partita in sordina, a ottobre 2013 aveva 100.000 utenti, ma ha guadagnato progressivamente popolarità arrivando agli attuali 35 milioni di utenti attivi mensili e 15 milioni giornalieri. Rispetto ad altre app ha il vantaggio di potere essere installata e usata su vari dispositivi, compresi i laptop. E’ attualmente gratuita e ha l’opzione “secret chat”, con cui i messaggi si cancellano automaticamente dopo un periodo di tempo fissato dall’utente (un concetto simile a quello di Snapchat, l’app sviluppata da Evan Spiegel e Robert Murphy, ex studenti dell’università di Stanford). 4. LINE, L’ALTERNATIVA GIAPPONESE Lanciata nel 2011, ha infranto la soglia dei 100 milioni di utenti 18 mesi dopo il debutto e quella dei 200 milioni dopo altri sei mesi, diventando nel 2013 il maggiore social network giapponese. Inizialmente pensata solo per funzionare con i sistemi operativi Android e iOS, è stata poi ottimizzata anche per le altre piattaforme, compresa quella del BlackBerry. È stata messa a punto dagli ingegneri di Nhn Japan, la divisione giapponese della sudcoreana Naver Corporation, ma è poi passata alla giapponese Line Corporation. È nata per sopperire alla mancanza di altri mezzi di comunicazione dopo che il devastante terremoto del 2011 aveva danneggiato le infrastrutture per le telecomunicazioni. L’app consente tra le altre cose di condividere aggiornamenti personali a una community di contatti in tempo reale tramite i servizi “home” e “timeline”, idea simile a quella di Facebook.

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