Economia 7 Luglio Lug 2014 1757 07 luglio 2014

Padoan: tre strategie per un pareggio in Ue

Alla due giorni europea, che si è aperta il 7 luglio con l’Eurogruppo, il ministro dell'economia gioca così per il futuro dell'Italia.

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Pier Carlo Padoan, ministro dell'economia. In quarantott’ore si decide il futuro dell’Italia. Se sarà una potenza europea (e come tale può incidere per riformare la governance dell’area) oppure se resterà il grande malato del Vecchio Continente. Tanto da meritare l’ennesimo commissariamento politico-economico della sua storia. Arrivando alla due giorni europea, che si è aperta il 7 luglio con l’Eurogruppo, Pier Carlo Padoan ha ostentato non poco ottimismo. «Finalmente comincia un dibattito sul modo di promuovere la crescita in Europa», ha twittato non appena sbarcato a Bruxelles. Purtroppo per lui, nell’Ecofin che si aprirà l'8 luglio, non è prevista una discussione soltanto sulla flessibilità, ma anche sull’applicazione delle ultime raccomandazioni europee. LA SPADA DI DAMOCLE DEL BILANCIO. Nelle scorse settimane il Coreper, ovvero la riunione tecnica dei rappresentanti di tutti i Paesi, aveva di fatto respinto la richiesta italiano di uno slittamento al 2016 del pareggio di bilancio strutturale. Adesso il consesso che riunisce i ministri finanziari dell’area deve decidere il da farsi: accontentarsi dei tagli predisposti nell’ultimo biennio dall’Italia oppure imporle una manovra correttiva per rispettare gli impegni? Ecco in tre punti la strategia del ministro Padoan. 1) LO SCAMBIO ITALO-TEDESCO  E NESSUNA MANOVRA AGGIUNTIVA Padoan ha smentito la necessità di un intervento straordinario sui conti, che Mediobanca ha già calcolato in almeno dieci miliardi. Soprattutto ha fatto intendere di aver convinto della sostenibilità italiana sia la Commissione sia gli ambienti tedeschi. Il tutto pagando un prezzo molto salato per un Paese come il nostro: rinunciare alla cancellazione del 3 per cento. Roma infatti si è detta favorevole a usare come parametri per il calcolo del deficit/Pil quanto previsto dal Trattato di Maastrict o, in ultimo, dal Fiscal Compact o dal Six Pack. Si racconta che l’ex vicedirettore dell’Ocse abbia fatto non poca fatica a far desistere Matteo Renzi dal suo proposito di sforare e fare politiche espansive in extradeficit. Con maggiore veemenza, la scorsa settimana, avrebbe richiamato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, che, in un’intervista al Corriere della Sera, avrebbe proposto di usare come collaterali al debito sovrano italiano i tanti cespiti del nostro patrimonio pubblico. Questo perché la strada che vuole seguire Padoan è opposta. E ha come primo obiettivo quello di non creare tensioni con il fronte del Nord Europa, più sensibile al rigore. 2) NON TOCCARE I TRATTATI E PIÙ FISCAL COMPACT Padoan punta a un’applicazione più estensiva del Fiscal Compact. Soprattutto nella parte che prevede di  premiare quei Paesi che fanno le riforme, nonostante un ciclo economico sfavorevole. Al riguardo si aspetta che la Germania acconsenta di concedere agli Stati in fase di turn-around aiuti sotto forma di prestiti della Bei oppure di non inserire nel calcolo del deficit le risorse spese per la crescita. Un po’ come avvenuto già durante i governi Monti e Letta per i pagamenti arretrati della Pa alle aziende.

Il ministro Padoan non spinge sugli eurbond e questo non farà piacere al cancelliere tedesco Angela Merkel. 3) IL PREZZO DI UN COMPROMESSO: ADDIO ALLA GOLDEN RULE E NO EUROBOND L’Italia quindi abbandona un suo storico cavallo di battaglia come la Golden Rule, non si accoda a chi spinge per gli eurobond e – cosa che farà non poco piacere a Berlino – non chiederà misure per sanzionare i Paesi con forte surplus commerciale, che pure secondo il Fiscal Compact andrebbero multati. In cambio chiede, da un lato, un’applicazione del patto di stabilità meno rigida e più legata alle esigenza della crescita; dall’altro l’utilizzo dei fondi strutturali anche per le politiche del lavoro. Si dirà un compromesso al ribasso o una soluzione all’italiana. Ma la cosa interessa poco a un uomo pragmatico e diplomatico come Padoan. Il quale preme soltanto per avere dai partner già prima dell’estate indicazioni in questa direzione, in modo da dare agli Stati membri la cornice nella quale scrivere in autunno le leggi di stabilità. In quest’ottica qualcosa si sta già muovendo. Wolfang Schaeuble – l’anima rigorista del governo della grosse Koalition tedesca – ieri ha fatto sapere: «Siamo tutti d'accordo che ci serve più crescita. Nessuno vuole cambiare i Patti, lo dicono tutti e va bene così. Vogliamo fare di più per avere più investimenti e crescita, ma questo non deve essere un pretesto o una scappatoia per non fare quello che ci serve». Meno diplomatico il presidente dell'Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem: «C’è spazio per una maggiore flessibilità a patto che vengano realizzate vere riforme e che non vengano solo promesse. Non bisogna solo parlare di riforme, ma realizzarle veramente». Al di là dei caveat, una prima apertura al pacchetto Padoan.

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