Economia 8 Luglio Lug 2014 1448 08 luglio 2014

Alitalia, le 4 criticità del piano Lupi

Entro il 15 luglio deve arrivare l'accordo. Altrimenti Etihad è pronta a ritirare l'offerta. Ecco i nodi da sciogliere.

  • ...

Maurizio Lupi, il Ministro delle Infrastrutture pensa di aver trovato il piano per far diferire agli arabi gli esuberi Alitalia. L’unica certezza è che l’Alitalia, il governo e i sindacati devono trovare un accordo sui 2.251 esuberi entro il 15 luglio. Cioè in appena una settimana. Altrimenti Etihad, il nuovo socio forte della Magliana, è pronto a rinunciare a investire 1,2 miliardi per rilevare  il 49% dell’ex compagnia di bandiera italiana. A sciogliere gli ultimi nodi dovrà essere il ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi. Il quale ha messo sul tavolo una proposta di mediazione per convincere gli arabi che chiedono licenziamenti tout court e le sigle di confederali e autonomi, che invece vogliono mantenere in azienda con pacchetti di cassa integrazione i lavoratori in eccesso. LA PROPOSTA DI MOBILITÀ STRAORDINARIA PER MILLE ESUBERI Il titolare del dicastero di Porta Pia propone di mandare in mobilità straordinaria per 4 anni almeno un migliaio di lavoratori e di salvaguardare gli altri, facendoli rientrare in cessione di rami di azienda di attività, che non interessano più agli emiri. Una piattaforma sindacale ambiziosa che vede non poche criticità da affrontare. Eccole, mentre l'8 luglio è stato aperto al Ministero delle Infrastrutture un tavolo dall'esito quasi scontato. 1) LO SCONTRO SUI NUMERI DEGLI ESUBERI, IL CERVELLO SI SPOSTA AD ABU DHABI Il governo ha fatto sapere che, pur di attutire l’impatto sociale, è pronto a valutare caso per caso sulla natura degli esuberi. Proposito encomiabile, ma di difficile applicazione. Innanzitutto perché non può affidarsi alle principali leve d’intervento, che si utilizzano in questi casi: l’anzianità (il personale di Alitalia è molto giovane) e il costo del lavoro (gli stipendi del vettore sono tra i più bassi del settore). E poi Etihad non ha ancora illustrato nei minimi particolari il perimetro delle sue attività future. Ha soltanto presentato il numero totale degli esuberi, 2.251, che poi il management della Magliana ha suddiviso in 1.084 addetti al personale di terra, 380 del personale navigante, di cui 258 assistenti di volo e 122 piloti, riuscendo inserire nel calderone 787 lavoratori già in cig a zero ore volontaria e non destinati a rientrare in azienda. Non conoscendo bene quali sono i piani degli arabi, governo e sindacati non sanno chi e che cosa possa servire alla nuova Alitalia. Così si possono soltanto fare delle ipotesi.  Quel che è certo è che, trasferendo il cervello ad Abu Dhabi, la compagnia non avrà bisogno di chi in questi anni si è occupato di pianificazione strategica, di gestione finanziaria e di marketing. E ciò spiega l’alto numero di esuberi tra il personale di terra. In quest’ottica poi è utile ricordare che l’azienda ha già messo a terra una ventina di aerei per il medio raggio e ha promesso di inserire in linea nel prossimo biennio sette macchine per i voli intercontinentali. Una dotazione che fa ipotizzare una riduzione dei naviganti superiore ai 380 addetti già annunciati. Se non bastasse, il ministro ha smentito il quotidiano la Repubblica, che aveva ipotizzato un calo degli esuberi a 1.500 unità. Mentre il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, ha parlato di 20mila posti persi nell'indotto.

Etihad vuole spostare il quartier generale di Alitalia ad Abu Dhabi. 2) LA CORSA DEL MINISTERO PER ARTTIVARE L'ASPI, L'AMMORTIZZATORE VOLUTO DA FORNERO Nel 2016 sarà operativa l’Aspi, l’ammortizzatore universale voluto dall’ex ministro Elsa Fornero per superare la Cassa integrazione in deroga e la mobilità. Che soprattutto dura per un massimo di 18 mesi. Se non bastasse, il governo in carica deve trovare almeno un miliardo per finanziare le richieste di Cig in deroga, in un momento nel quale le risorse sono finirei è le Regioni hanno congelato i decreti di autorizzazione. Nonostante lo stato dell’arte Maurizio Lupi ha chiesto al suo collega del Lavoro, Giuliano Poletti, di autorizzare una mobilità lunga quattro anni per almeno un migliaio dei 2.251 esuberi. Di primo acchito l’ex capo di Lega Coop avrebbe rinviato al mittente la richiesta. E non tanto per l’esborso (girano stime di un costo totale di  500 milioni di euro) che verrebbe coperto dalle risorse per la Cig ordinaria e dal fondo volo, che è finanziato attraverso i biglietti aerei. Un intervento simile annullerebbe in un colpo solo tutte le innovazioni (liberalizzazione dei contratti a tempo determinato, superamento de facto dell’articolo 18, agenzia nazionale per il lavoro) che il governo vuole introdurre con il Jobs Act. Dopo decine di riunioni, e pressioni varie, il ministro del Lavoro si sarebbe “convinto” a dare il via libera all’operazione. 3) AGLI ARABI NON PIACE LA CASSA INTEGRAZIONE: VOGLIONO SOLO LICENZIARE Etihad è stata chiara con il governo: nell’Alitalia oltre duemila lavoratori sono di troppo. Soprattutto li vuole gestire alla maniera anglosassone: vanno licenziati. Se poi ci sarà in seguito un aumento dell’attività, saranno riassorbiti ma senza alcuna prelazione. Di diversa idea sono i sindacati. I quali credono a tal punto al piano di James Hogan (pareggio di bilancio già nel 2017) da voler legare il futuro dei lavoratori in esubero a quelli della compagnia. Infatti hanno chiesto al governo di tenere legati all’azienda almeno un migliaio di questi dipendenti con contratti di cassa integrazione a zero ore. Per superare il rifiuto degli arabi, premono perché Lupi mantenga questo personale in Cig in capo alla vecchia Alitalia (quella della quale sono soci i capitani coraggiosi, Air France, Poste e le banche) non facendoli travasare per ora nella Newco (dove Etihad avrà il 49%). 4) LA CESSIONE DI RAMI D'AZIENDA: ATITECH È LA PRIMA DELLA LISTA Come detto Etihad non ha bisogno di colletti bianchi, ma vuole addetti all’operatività di terra. Soprattutto se l’obiettivo di Hogan è fare di Fiumicino il punto di interscambio tra le attività per il Nordamerica e quelle per il Fare East. Partendo da questo presupposto, Lupi vuole rifare delle operazioni che erano abbastanza usuali per l’Alitalia di Stato: cedere rami di azienda con annesso personale. Il caso più famoso è quello di Atitech, con il quale il Tesoro svendette a una serie di imprenditori guidati dall’ex capo di Confindustria Campania (Giovanni Lettieri) le attività di manutenzione, dietro l’impegno di accollarsi 650 dipendenti. Questa volta si vuole fare lo stesso con le attività di handling, seguendo quanto hanno realizzato i grandi low cost come Ryanair o Vuelving. E già questo la dice  lunga su cosa sarà la nuova Alitalia.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso