Economia 8 Luglio Lug 2014 1614 08 luglio 2014

Tango bond, utimatum al 31 dicembre

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Axel Kicillof, ministro dell'economia del governo argentino. La vera scadenza che segna il drammatico conto alla rovescia al quale è sottoposto l'Argentina sulla vicenda dei "tango-bond" non è quella del 31 luglio, data entro la quale il Paese deve pagare interessi dovuti ai detentori di titoli che hanno accettato il concambio, ma è il 31 dicembre, quando scade la cosiddetta clausola Rufo, acronimo di Rights upon future offers. Che cosa stabilisce? L'Argentina non può fare volontariamente un'offerta di cambio agli hold out che sia migliore di quella dei concambi precedenti. Un accordo con gli avvoltoi, così come sono chiamati gli hedge fund a Buenos Aires, non essendo volontario, dovrebbe escludere la sua applicazione, ma questa interpretazione dipende dal tribunale. Per questo, secondo gli analisti economici della stampa argentina, c'è stata la richiesta presentata il 7 luglio a New York dal ministro dell'Economia, Axel Kicillof, di rinnovare lo «stay», cioé la sospensione dell'applicazione della sentenza del giudice Thomas Griesa, che ordina a Buenos Aires di pagare 1,3 miliardi di dollari agli hedge fund che non hanno accettato il concambio prima di rimborsare gli altri detentori di titoli. L'OBIETTIVO DELLA SOSPENSIONE È EVITARE LE CAUSE L'obiettivo è quello di ritardare fino a fine anno l'accordo con i cosiddetti hold out per evitare un'ondata di cause da parte dei detentori di titoli che hanno accettato il concambio. Griesa ha messo in crisi l'Argentina bloccando e definendo «illegale» il pagamento di 539 milioni di dollari destinati ai detentori di bond che hanno accettato lo swap che erano già stati depositati alla Bank of New York Mellon prima del 30 luglio, scadenza prevista per il pagamento, e ora Buenos Aires dispone di un periodo di grazia fino al 31 luglio per arrivare a un accordo con i hold out, senza il quale potrebbe ritrovarsi nuovamente in posizione di default tecnico. È per questo che Kicillof ha detto che la sentenza Griesa risulta «impossibile da applicare»: se Buenos Aires non arriva a un accordo con gli hedge entro fine mese cade in default sul pagamento ai titolari del debito ristrutturato, ma se ci riesce i creditori che hanno accettato il concambio possono esigere essere pagati allo stesso prezzo ottenuto dagli hedge fund stessi. Lo «stay» sulla sentenza di Griesa risulta cruciale per risolvere questa impasse. Ora toccherà al magistrato - che ha già respinto una richiesta di sospensione- decidere di concederlo o meno. Ma questo dipenderà anche dalla volontà argentina di negoziare direttamente con gli hedge fund, una possiblità finora esclusa con veemenza dal governo di Cristina Fernandez de Kirchner.

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