Economia 9 Luglio Lug 2014 1838 09 luglio 2014

Alitalia, la guerra sindacale in tre punti

La trattativa per la cessione a Etihad passa dalla spaccatura delle sigle die lavoratori. Che contestano il piano Lupi.

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La trattativa per la cessione del 49% di Alitalia agli arabi di Etihad dovrebbe concludersi entro l'11 luglio. Alla Magliana, su come fare a dividere il sindacato, potrebbero fare lezioni anche a Sergio Marchionne. Così, mentre l’Europa apre un dossier sull’ingresso di Poste e al ministero delle Infrastrutture, si litiga non stop su quanti esuberi avrà la nuova Alitalia, si è aperto un tavolo parallelo tra le sigle sindacali. Serve per decidere chi ha e avrà maggiore potere di veto nella compagnia. A dirla tutta questa battaglia è soltanto un prolungamento di una guerra lunga almeno un quinquennio. Nel 2009, quando la compagnia ripartì sotto le insegne di Cai, i capitani coraggiosi decisero di far fuori il vero azionista forte della compagnia (il sindacato piloti Anpac) per stringere un patto di ferro con i confederali, da sempre minoritari alla Magliana rispetto agli autonomi. Ecco in tre punti chiave della guerra. 1) LA STORIA SI RIPETE: L'ALITALIA DI BERLUSCONI PARTÌ CON LA BENEDIZIONE DELLA CGIL Infatti l'Alitalia privatizzata da Silvio Berlusconi non soltanto ripartì con la benedizione dell'allora leader Cgil Guglielmo Epifani, ma applicando un sistema già utilizzato per limitare l'agibilità sindacale dei Cobas: far sedere al tavolo delle trattative soltanto i firmatari del contratto aziendale. E così uscirono dal perimetro della "cogestione" l'Anpac come i potenti assistenti di volo dell'Anpav e fu salva la pax sindacale. Cinque anni dopo la strategia è stata applicata al contrario. Quando Etihad ha presentato le sue condizioni per l'ingresso in Alitalia (in primis i 2.251 esuberi) il management ha convocato al primo tavolo tutte le sigle, comprese le "reiette" Anpac, Anpav, Avia e Usb. Chiaramente con l'obiettivo di mettere pressione su Filt, Fit e Uglt. Salvo poi tenere due sessioni di trattative.

Maurizio Lupi, il ministro delle infrastruttire e trasporti ha preparato un paino per salvaguardare gli esuberi Alitalia. 2) MA OGNI SIGLA SINDACALE SEGUE UNA PROPOSTA DIVERSA DAL PIANO LUPI Entro venerdì 11 luglio l'azienda aspetta che si firmi un'intesa sugli esuberi. Ma al di là dei tempi stretti il vero paletto è l'imposizione di Etihad a licenziare i lavoratori in più, senza attivare sistemi di ammortizzatori sociali che li tengano legati alla compagnia. Quest'approccio non piace a tutti i rappresentanti dei lavoratori. Ma seppure d'accordo sulle questioni di principio, le sigle hanno proposto soluzioni alternative tra loro al piano Lupi (mobilità lunga per quattro anni ed esternalizzazioni di alcune attività per ricollocare gli ex dipendenti). La Filt Cgil è abbastanza rigida nel chiedere che almeno un migliaio di esuberi vada in cassa integrazione, magari restano in capo alla Spa controllata dai vecchi capitani coraggiosi, banche e Poste. Sembra quasi più inflessibile degli autonomi dell'Usb. Giovanni Luciano, leader del Fit Cisl, guarda con più laicità alla "ricollocazione dei lavoratori in aziende tecnologiche e di informatica". Invece la Uilt del rampante Marco Veneziani da un lato annuncia "mobilitazioni", dall'altro prova a rimescolare le carte attraverso le proposte lanciate dalle associazioni professionali. Qualche anno fa proprio Veneziani ha dato lustro alla categoria trasporti di via Lucullo con l'intuizione di federare con la Uilt tutte le sigle di piloti e assistenti di volo (Anpac, Anpav e Avia) rimaste fuori dai giochi. Proprio questo fronte è stato, nei confronti del nuovo corso, quello più propositivo. Nello sconcerto dei confederali, ma con l'appoggio della Uil, ha proposto al ceo di Etihad, James Hogan, di «sottoscrivere immediatamente un blocco di tre anni di tutte le dinamiche contrattuali impegnandoci per la pari durata di piano alla pace sociale con la rinunzia ad azioni di rivendicazione». 3) I VETI INROCIATI SULLA ESTERNALIZZAZIONE DEL PERSONALE Per capire perché è importante questa guerra nella guerra, si deve fare riferimento alla proposta lanciata dall'azienda sulle possibili esternalizzazioni. Quelle alle quali sarebbero legati 900 ricollocazioni di altrettanto personale. Come ha spiegato il presidente dell'Anpav, Massimo Muccioli, alla Magliana «stanno lavorando su una soluzione, anche se per ora sono solo aspirazioni. Potrebbero essere ricollocati 52 addetti alle sedi estere dell'Alitalia, ci sarebbero poi 56 dipendenti della security e 800 lavoratori del settore della I.T. Nel caso che la manutenzione pesante possa ritornare in Italia, potrebbero essere ricollocati altri 200 addetti. L'Etihad sarebbe poi disposta a farsi carico di 100 piloti e 100 tecnici molto specializzati. Altri 100 esuberi dell'Alitalia potrebbero essere ricollocati nei settori del catering e della pulizia. Altri 150 dipendenti potrebbero essere tenuti nell'azienda in attività di handling in sostituzione dei dipendenti stagionali che non torneranno in azienda». Senza contare che in lizza per un prepensionamento sono 50 piloti, 8 assistenti di volo e 28 dipendenti dell'attività di terra. Va da sé che queste caselle potrebbero essere modificate anche in base alle pressioni sindacali. Lo spera Antonio Di Vietri, presidente dell'Avia, che ha riferito che «non c'è possibilità di ricollocamento per gli assistenti di volo».

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