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ECONOMIA 9 Luglio Lug 2014 1200 09 luglio 2014

Bulgaria a rischio fallimento: gli oligarchi dietro il crac

Due potenti dietro gli allarmi sulle banche.

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Code di correntisti davanti alle banche in Bulgaria.

Cittadini in coda agli sportelli delle banche, messaggi sospetti (e mai confermati) che hanno messo in guardia da un possibile fallimento degli istituti bancari e una guerra tra oligarchi. Il tutto condito dall'immobilismo della politica.
In Bulgaria sembra non placarsi il panico finanziario che ha investito il Paese e che Lettera43.it ha raccontato sin dalle prime file apparse davanti ai bancomat di Sofia.
L'UE PROMETTE 1,7 MLD. Nonostante lunedì 7 luglio le autorità europee e della Bulgaria abbiano confermato le misure di emergenza per far fronte alla crisi (sono in arrivo circa 1,7 miliardi di euro), nel Paese la paura resta alta. E dopo aver prelevato circa 400 milioni di euro, i correntisti della Corporate Commercial Bank (Ktb), indicata dalla stampa come prossima all'insolvenza, e quelli della First Investment Bank (Fib) sono tornati all'assalto degli sportelli.
PAESE TRA I PIÙ POVERI DELL'UE. Così facendo però stanno mettendo in pericolo la già traballante economia di Sofia. La Bulgaria, non si dimentichi, è uno dei Paesi più poveri dell'Ue con i suoi circa 10 mila euro di reddito procapite all'anno (dati The world factbook Cia riferiti al 2013), che ora si trova al centro dell'attenzione di Russia, Ue e Usa perché si trova sulla via di transito del gas che da Mosca arriva in Occidente.
IL CRAC DEGLI ANNI 90. Otilia Dhand, vicepresidente di Teneo Intelligence, società di consulenza americana nel settore finanziario, ha spiegato al New York Times che «i bulgari sono inclini al panico», perché non hanno dimenticato il crac bancario degli Anni 90. All'epoca il sistema collassò durante il governo di Jean Videnov con la conseguente esplosione dell'inflazione (+311%), il crollo della moneta e il fallimento di una dozzina di banche.
Tuttavia, questa volta dietro la crisi sembra esserci altro.

Arrestate sei persone sospettate di aver generato il panico tra i correntisti

Il presidente della Bulgaria, Rosen Plevneliev.

Domenica 6 luglio, l'agenzia di sicurezza del Paese ha comunicato di aver arrestato sei persone, considerate responsabili dell'invio dei messaggi di testo che hanno scatenato il panico e la conseguente corsa dei correntisti a ritirare i soldi dalle banche.
SCONTRO TRA OLIGARCHI. Secondo quanto hanno riferito i media Usa, dietro il 'fallimento pilotato' potrebbe esserci una faida tra oligarchi che si sono accusati a vicenda: Tsvetan Vassilev, il più grande azionista della Ktb ha puntato il dito contro Delyan Peevski, proprietario di un impero mediatico e membro del parlamento, che ha rimandato al mittente i sospetti.
PRELIEVI MIRATI. Per alcuni, infatti, la crisi della Ktb sarebbe iniziata proprio quando Peevski ha deciso di ritirare dalla banca ingenti somme di denaro. A questo punto, è la tesi, gli alleati di Vassilev hanno reagito con la stessa mossa, colpendo però la Fib, terzo istituto del Paese.
VERSO LA CRISI VERA. «La guerra tra i due oligarchi ha creato un problema con le banche», ha spiegato l'analista di Eurasia Gruop Tsveta Petrova, che ha escluso il crac del sistema economico della Bulgaria. Anche se ha messo in guardia che il panico non è ancora stato placato e si potrebbe ancora scatenare una reale crisi bancaria.

Il governo si scioglie ad agosto: in autunno sono state indette nuove elezioni

In pochi giorno in Bulgaria i cittadini hanno prelevato dagli sportelli circa 400 milioni di euro.

Non è poi escluso che dietro all'ondata di panico ci sia la politica.
La Bulgaria da anni è alla ricerca di un governo solido. L'ultimo, eletto nel 2013 e composto dai socialisti del Bsp e dal partito turco-liberale Dps, ha già gettato la spugna annunciando la sua fine per inizio agosto e programmando nuove elezioni per l'autunno.
Anche per questo motivo, l'agenzia Standard & Poor's ha appena declassato il rating del Paese fissandolo di poco sopra al livello spazzatura.
ECONOMIA NON IN PERICOLO. Eppure Sofia non sembra stare così male. La Bulgaria ha, infatti, recentemente venduto quasi 1,5 miliardi di euro di titoli di Stato a 10 anni con un rendimento del 2,95%, facendo segnare il nuovo record per il Paese. Inoltre il debito pubblico è al 18,4% del Prodotto interno lordo (dati Cia del 2013): si tratta di uno degli indici di indebitamento più bassi dell'Ue.
BRUXELLES: SISTEMA SOLIDO. «Il sistema bancario bulgaro», s'è affrettata a spiegare la Commissione Ue, «è ben capitalizzato e ha alti livelli di liquidità rispetto ad altri Stati membri». E pure il presidente Rosen Plevneliev ha tentato di rassicurare la popolazione.
Così coloro che si mettono in coda agli sportelli provano a celare le sue vere intenzioni. A chi chiede loro perché siano in fila rispondono tutti che devono fare pagamenti. Per cambiare idea hanno tutto il tempo dell'attesa. Sempre che non arrivi qualche altro oligarca a dare l'ennesima spallata al sistema.

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