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ECONOMIA 9 Luglio Lug 2014 2200 09 luglio 2014

Riforme strutturali, Draghi: «Serve una governance Ue»

Il presidente Bce: «No a deroghe di bilancio».

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Mario Draghi, presidente della Bce.

Una governance europea per le riforme strutturali nei Paesi dell'Ue tenendo salda la «fondamentale applicazione» di disciplina di bilancio europee con il Fiscal Compact.
Mario Draghi, presidente della Bce, per la prima volta arriva a equiparare la governance delle riforme, pensate per rilanciare la crescita dinamizzando le economie dell'Eurozona, alla governance dei bilanci. Al punto di suggerire di affidare all'Unione europea appunto «una qualche forma di governance comune delle riforme strutturali», un'idea «che avrebbe un forte motivo d'essere».
E che è giustificata, secondo il presidente della Bce intervenuto a una commemorazione di Tommaso Padoa-Schioppa, non solo dalla necessità di ridurre gli squilibri fra i Paesi dell'Eurozona, nella quale che a differenza degli Stati Uniti «nel medio termine ogni economia deve stare in piedi da sola».
«MAGGIOR CHANCE SE RIFORME IMPOSTE DA UE». A giustificare un governo europeo delle riforme, ha spiegato Draghi, è anche la difficoltà dei singoli Paesi nel realizzare misure politicamente costose: «L'esperienza storica, per esempio quella del Fmi fornisce argomentazioni convincenti che la disciplina imposta da autorità sovranazionali può facilitare il dibattito sulle riforme a livello nazionale». In altre parole, le riforme politicamente costose, se imposte dall'Ue avrebbero maggiori chance di successo.
RESTA L'APPELLO AL RISPETTO DEL FISCAL COMPACT. L'accento sulle riforme non ha comunque smosso la Bce dal suo appello al risanamento dei bilanci, proprio mentre a Bruxelles si è appena concluso un serrato negoziato per rendere le regole più flessibili. Per Draghi «è di considerevole rilevanza e importanza» che l'Europa abbia fatto progressi rafforzando quelle regole con il Fiscal Compact: ora bisogna applicarle, perché, ha dichiarato il presidente della Bce, annacquare il consolidamento vorrebbe dire darsi la zappa sui piedi: «L'alto debito» rende quasi tutti gli Stati vulnerabili, aumentando la probabilità di cadere in uno squilibrio in cui «alti tassi inducono il default».
«IL FUTURO È UNA MAGGIORE INTEGRAZIONE». Parole forti per la Bce, che quasi tre anni fa impedì il collasso dell'euro promettendo di fare «qualsiasi cosa» per impedire la fuga dal debito dei Paesi sotto stress. Draghi, divenuto di fatto il principale garante della tenuta dell'euro, avverte il rischio che la calma apparente, creata da una Bce che sta guadagnando tempo ai governi, abbassi l'asticella delle riforme e affievolisca la volontà di ridurre i debiti. Naturale il richiamo a Padoa-Schioppa, ex consigliere esecutivo della Bce oltre che ministro dell'Economia italiano: «Il nostro futuro», ha detto ancora Draghi ricordando l'ex collega a Londra, «è in una maggiore integrazione, non nella ri-nazionalizzazione delle nostre economie. Sospetto che Tommaso sarebbe stato d'accordo». Integrazione monetaria, di bilancio e, ora, anche sulle riforme per la crescita.

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