Economia 11 Luglio Lug 2014 1300 11 luglio 2014

Disoccupati su a 3,2 mln. Ma ritmo rallenta

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Nel primo trimestre l'occupazione è risultata ancora in caduta sul 2013 dell'1,2% in termini di unità standard, del -1% in termini di posizioni lavorative. Il contestuale aumento dell'offerta di lavoro (+0,2%) ha portato il tasso di disoccupazione al 12,7%, con un record di 3 milioni 220 mila senza lavoro. Lo rileva il Rapporto di previsione luglio 2014 di Prometeia. Le prime informazioni provvisorie sui mesi primaverili non sciolgono l'incertezza: dopo una caduta dell'occupazione dello 0,4% in aprile vi è stato un aumento (0,2%) in maggio; il tasso di disoccupazione è prima sceso al 12,5% per poi tornare al 12,6. L'incertezza, secondo Prometeia, emerge anche dai dati sul ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, in crescita nei primi mesi dell'anno nelle componenti straordinarie e in deroga, in riduzione nella gestione ordinaria. Dati che possono essere letti come espressione di una fase di assestamento ciclico che riduce la richiesta di nuovi interventi ma che non frena il processo di chiusura e ridimensionamento delle imprese, "coda avvelenata" della crisi. IL COMPARTO INDUSTRIALE E' QUELLO CHE SOFFRE DI PIU'. Comunque, ripresa lenta nel corso del 2014, anche se il riaffacciarsi sul mondo del lavoro di coloro che avevano perso la speranza potrebbe fare aumentare il tasso di disoccupazione fino a sfiorare il 13%, un record storico. Gli interventi normativi potrebbero favorire una maggiore reattività ciclica dell'occupazione. In ogni caso a fronte dei quasi due milioni di unità di lavoro (un milioni di posizioni lavorative) perse dal 2007, nei prossimi tre anni se ne potranno recuperare assai meno della metà, così che la disoccupazione scenderà dagli oltre 3 milioni e 220 attuali a 2 milioni e 900 mila alla fine del 2017, l'11,4%delle forze di lavoro. Praticamente solo il settore dei servizi privati sarà in grado di aumentare l'occupazione. Per tutti gli altri settori il bilancio sarà negativo, particolarmente pesante per il settore industriale, che avrà perso circa 800 mila unità di lavoro, ma anche per le costruzioni (-400 mila) e le Ap (-300 mila) le perdite saranno ancora ingenti.

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