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INTERVISTA 11 Luglio Lug 2014 1100 11 luglio 2014

Flessibilità, De Grauwe: «La Germania deve cambiare»

L'economista belga: «Bisogna mettere i tedeschi di fronte alle proprie responsabilità».

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Flessibilità contro austerità. È l’ennesima partita che si gioca a Bruxelles tra i 28 leader di Stato e di governo dell’Unione europea. Un déjà vu che si ripete ormai da anni, e ancora una volta rischia di restare senza un finale.
FLESSIBILITÀ SÌ, MA...L’accordo raggiunto durante l’ultimo Consiglio europeo del 26 giugno su un «miglior uso della flessibilità nel Patto di stabilità e crescita» sembrava aver chiarito le regole del gioco. Invece, ha solo aperto l’ennesimo vaso di Pandora da cui ogni giorno escono dichiarazioni contrastanti, ben lontane dal concetto di Unione europea politica ed economica.
«Chi fa le riforme ha diritto alla flessibilità», ha sottolineato il presidente del Consiglio Matteo Renzi a capo del semestre di presidenza dell'Ue. «Le riforme non devono essere solo annunciate ma anche realizzate», ha commentato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. «Prima le riforme, poi la flessibilità», gli ha fatto eco il commissario ad interim degli Affari economici Siim Kallas.
IL BRACCIO DI FERRO ITALIA-GERMANIA. «Ogni euro investito in infrastrutture digitali va escluso dal Patto di stabilità», ha rilanciato il premier italiano. «Nessuna spesa può essere eliminata dal calcolo del deficit», ha ribattuto Kallas. «Viola il patto chi dice che bisogna guardare solo alla stabilità. Perché il patto si chiama di stabilità e crescita», ha continuato Renzi. «Le riforme non devono essere una scusa per evitare il consolidamento di bilancio», ha risposto il ministro delle Finanze tedesche, Wolfgang Schäuble.
Un braccio di ferro senza fine, che ancora una volta vede l’implacabile Germania strenua sostenitrice del rigore schierarsi in prima fila contro una diversa interpretazione delle regole di Maastricht e il superamento della fatidica soglia del 3% nel rapporto deficit pubblico-Pil.
I TENTATIVI DI HOLLANDE, RAJOY, RENZI. A forgiare in maniera più flessibile il patto di stabilità ci avevano già provato, con scarsi risultati, il leader francese François Hollande, poi il premier spagnolo Mariano Rajoy e quello italiano Mario Monti, la cui proposta di scorporare dal computo del deficit i cosiddetti investimenti produttivi (la golden rule) fu bocciata dalla Bce.
Tutti si sono scontrati ogni volta contro la ferrea rigidità tedesca, che ora Renzi cerca di ammorbidire.
GRAUWE: «RENZI NON PUÒ FALLIRE». Un tentativo che questa volta, secondo l’economista ed ex deputato del parlamento federale belga Paul De Grauwe, non può fallire. «Renzi ha ragione a voler introdurre una certa flessibilità: molti Paesi stanno soffrendo a causa di regole troppo severe e sono entrati in recessione», dice a Lettera43.it. Secondo De Grauwe, professore e direttore dell'istituto europeo alla London school of Economics, è ora di «mettere la Germania di fronte alle proprie responsabilità».

Paul De Grauwe.

DOMANDA. Insomma basta austerità?
RISPOSTA.
Quella dell'austerità è stata davvero una cattiva idea che i politici hanno perseguito per troppo tempo: ha peggiorato la situazione e ha reso ancora più difficile ridurre il rapporto debito-Pil. Ora bisogna agire diversamente.
D. Come?
R.
L'unica soluzione è che i Paesi facciano un programma di investimenti e che questi siano esclusi dalle regole di Maastricht: bisogna applicare quella famosa golden rule che Monti aveva proposto nel 2012.
D. Una proposta che continua a non piacere ai tedeschi.
R.
Anche la Germania dovrebbe fare più investimenti. È l'unico modo. È quello che chiamiamo flessibilità e che una politica di buonsenso dovrebbe fare ora.
D. Ma il commissario Kallas ha ribadito che «non esistono spese che possono essere escluse dal calcolo del deficit».
R.
Si sbaglia, devono essere escluse. È quello che fanno anche le compagnie private quando prendono soldi in prestito e li investono. Il fatto che lo possano fare le aziende e non i governi per me è incomprensibile, un vero mistero.
D. Come si fa a convincere il Nord Europa a essere più flessibile?
R.
Non penso sia una questione di gap culturale tra Nord e Sud. Molti Stati hanno semplicemente dimenticato quello che è successo nel 2003, quando molti Paesi nordici chiesero più flessibilità. Non solo la Francia, ma anche la Germania si trovava in grosse difficoltà economiche e non voleva applicare le regole di stabilità e crescita. Undici anni fa l'hanno chiesto i tedeschi, ora la chiedono altri, tutto qua.
D. La Germania ha la memoria corta?
R.
Sì, non ricorda nemmeno che a Londra nel 1953, dopo la Seconda Guerra mondiale, metà del suo debito fu cancellato.Si trattò di un passo importante per iniziare di nuovo a crescere. La Germania si è completamente dimenticata dell'aiuto che ricevette. Ora è venuto il momento che inizi a rricordarlo.
D. È arrivato il momento di un altro London debt agreement?
R.
Non ci sono molti modi per uscire dalla crisi. Se la Germania non vuole fare nulla per stimolare l'economia, il debito continuerà a crescere e alla fine Berlino sarà costretta a ristrutturarlo comunque. È abbastanza semplice da capire.
D. Non tanto vista la resistenza tedesca...
R.
La Germania ha una sola scelta, e se non la vuole fare ora, la farà dopo, quando sarà costretta. Solo che nel mentre le persone continueranno a soffrire.
D. L'Unione europea però continua a discutere su ciò che bisogna fare...
R.
La Commissione europea dovrebbe affrontare la Germania una volta per tutte e metterla davanti alle proprie responsabilità. Tutti i commissari sanno che bisognerebbe farlo.
D. Ma fanno finta di nulla?
R.
Sinora si sono fermati alle semplici dichiarazioni: hanno sempre avuto paura. Dovrebbero invece alzarsi e dire che è inaccettabile continuare così.
D. Pensa che Jean-Claude Juncker, designato presidente dell'esecutivo europeo, avrà il coraggio di osteggiare Angela Merkel?
R.
Penso che Juncker sia debole e non penso lo farà. Ma sarebbe necessario.

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