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TECNOLOGIA 14 Luglio Lug 2014 1830 14 luglio 2014

Cina, Samsung e il lavoro minorile: l'allarme di una Ong Usa

Bimbi nell'azienda che fa pezzi per cellulari.

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da Pechino

Operai al lavoro in una fabbrica Samsung in Corea del Sud.

È bastato un sospetto su un fornitore cinese perché Samsung Electronics sospendesse i rapporti con l'azienda del Dragone accusata di aver impiegato minori nella catena di montaggio.
La società sudcoreana ha rilevato un «processo di assunzione illegale» all'interno della Dongguan Shinyang Electronics, che fornisce cover e altre componenti a Samsung.
LE DENUNCE DI CLW. A denunciare l'utilizzo di minori da parte dell'impresa cinese è stato China labor watch (Clw), l'osservatorio permanente sul mondo del lavoro cinese fondato nel 2000 a New York dall’attivista cinese Li Quang, che ha recentemente pubblicato un rapporto sul tema in cui ha parlato di «almeno cinque bambini lavoratori».
PRIME ACCUSE NEL 2012. Per Samsung lo sfruttamento dei giovanissimi è un affare molto serio. A settembre 2012, l'azienda sudcoreana è stata, infatti, accusata dalla stessa Ong americana di far lavorare minori. All'epoca per l'azienda si parlò di quello che Oltremuraglia viene definito il «momento Nike», ovvero quella fase in cui un marchio internazionale entra nel mirino delle associazioni delle società civile che si occupano di rispetto dei lavoratori e di tutela dell'ambiente.
SFRUTTATI I GIOVANISSIMI. Gli incaricati delle indagini entrarono sotto copertura nelle fabbriche cinesi di Samsung e dei suoi fornitori e svelarono una realtà preoccupante. Nei report vennero denunciate «ore di lavoro non pagate, operai costretti a turni di stare in piedi 11 o 12 ore di fila, impiego di minori, discriminazioni di sesso e di età, mancanza di standard basici di sicurezza e maltrattamenti fisici e verbali dei lavoratori». Oltre a «oltre 100 ore di straordinari mensili» richiesti ai dipendenti.
NIENTE MINORI AL LAVORO. Due anni fa l'azienda glissò sulle violazioni delle politiche del lavoro, giustificandole con i ritmi di produzione molto elevati. Ma escludeva completamente che si potesse ricorrere nelle sue fabbriche al lavoro minorile. Anche perché sul tema Samsung ha affermato di avere una politica aziendale di «tolleranza zero».
LO SCONTRO CON LA ONG. Eppure il rapporto Clw era impietoso: secondo l'Ong, infatti, alcune fabbriche che fornivano materiale per l'azienda sudcoreana impiegavano lavoratori minorenni con l'inganno. In pratica erano falsificati i documenti, scambiando le identità di lavoratori precedentemente assunti, creando così una facciata di legalità.

Nuovo report nel 2014: cinque casi in fabbrica

Il rapporto Clw ha svelato un presunto utilizzo di minorenni nelle aziende che producono pezzi per Samsung.

Certi trucchi, però, non sono passati inosservati all'occhio esperto di Clw. Che ha continuato le sue indagini.
Il report 2014 ha denunciato nuovi casi di impiego di lavoro minorile stagionale nella fabbrica di Shinyang Electronics a Dongguan, città della Cina meridionale
Secondo la Ong Usa, Samsung impiegherebbe, nella fasi in cui sono richiesti ritmi produttivi più alti, lavoratori minorenni o studenti che ancora non hanno raggiunto l'età legale per essere inseriti in azienda. Questi, per soddisfare l'alta domanda, lavorerebbero 11 ore al giorno per periodi che vanno dai tre ai sei mesi, senza per altro godere degli straordinari né dell'assicurazione sanitaria prevista dalla legge cinese.
NESSUNA VIOLAZIONE. Nel giorno della pubblicazione dello studio di Clw è anche uscito il rapporto di Samsung (titolato Armonia globale) in cui è affermato che l'azienda, a seguito delle denunce del Clw del 2012, nel 2013 avrebbe supervisionato oltre 130 fornitori e che «non è stato trovato nessun indizio di lavoro minorile».
INASPRITE LE PENE. Il brand ha anche chiarito di aver inasprito pene e procedure inserendo il riconoscimento facciale per i lavoratori assunti e vietando l'assunzione di minori di 18 anni sebbene la legge cinese preveda che si possa lavorare dai 16 anni in su.
In più sarebbero state condotte verifiche sulla fabbrica del Dongguan almeno tre volte senza trovare neanche un minorenne al lavoro.
L'INCHIESTA DEL NYT. A seguito del rapporto del Clw, il New York Times ha pubblicato l'intervista a tre ragazzi tra i 14 e i 15 anni che hanno sostenuto di aver lavorato nelle fabbriche collegate a Samsung.
I giovani, da quanto hanno raccontato, sarebbero addirittura stati assunti dopo il 30 giugno, data di pubblicazione del rapporto Armonia globale. Avrebbero ottenuto un contratto per l'estate, fornito da un'agenzia per l'impiego che li avrebbe assunti sotto falsa identità.
FARE CHIAREZZA SUL CASO. La fabbrica di Dongguan ha replicato all'inchiesta del New York Times sostenendo di volersi liberare di 600 lavoratori non a norma. E ha puntato il dito contro l'agenzia interinale Feihong Labor Dispatch, colpevole di aver inviato i lavoratori minorenni poi impiegati nelle sue catene di montaggio.
RAPPORTI A RISCHIO. Samsung s'è rifiutata di confermare o smentire le accuse e ha emesso un comunicato stampa in cui ha affermato di aver «deciso di sospendere temporaneamente gli affari con la fabbrica in questione». Inoltre, è stato spiegato che «se le indagini riveleranno che il fornitore ha davvero assunto minori illegalmente, Samsung sospenderà permanentemente i rapporti con essa».
Il direttore di Clw ha però replicato che «il sistema di monitoraggio Samsung è inefficace e ha fallito nell'apportare miglioramenti per i lavoratori». Una nuova tegola per il brand sudcoreano.

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