Economia 14 Luglio Lug 2014 1512 14 luglio 2014

Citigroup paga 7 mld ed evita la causa

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Citigroup: l'utile del secondo trimestre è crollato del 96%. Sette miliardi di dollari. A tanto ammonta il patteggiamento di Citigroup con il dipartimento di Giustizia statunitense  per le accuse di aver frodato gli investitori con titoli legati ai mutui. Della cifra, 2,5 miliardi sarebbero destinati, secondo quanto ha riportato l'egenzia Bloomberg, ai risarcimenti agli investitori «frodati» in seguito alla scoppio della bolla dei mutui subprime, mentre altri 4 miliardi andrebbero al dipartimento di Giustizia, il doppio di quanto pagato da J.P. Morgan. Ma a differenza di quest’ultima, la multa a Citigroup copre anche la sua responsabilità per i CDO, e non solo per i titoli legati ai mutui ipotecari. L'annuncio dell'accordo è arrivato proprio nel giorno in cui la prima banca americana ha reso pubblici i conti del secondo trimestre: l'utile netto è crollato del 96% a 181 milioni di dollari. A pesare sono proprio i costi legati al patteggiamento con le autorità americane per risolvere una disputa legata ai mutui. Ma l'annuncio non sarebbe divuto arrivare oggi, lasciando al mercato il tempo di digerire la multa. A METÀ GIUGNO L'ACCORDO ERA FATTO, MA IL TERRORISMO HA BLOCCATO L'ANNUNCIO Secondo le ricostruzioni, la banca aveva provato a chiudere un accordo per una cifra nettamente inferiore alle richieste iniziali delle autorità Usa, secondo quanto riportato da Reuters, che addirittura chiedevano oltre 10 miliardi di dollari. Su queste basi la trattativa si era interrotta lo scorso 9 giugno. I governativi, frustrati dal tira e molla, avevano lanciato un ultimatum minacciando, in caso non fosse stato raggiunto l’accordo, di trascinare Citigroup in tribunale. Poco prima che l’ultimatum scadesse, però, è successo qualcosa che ha cambiato i piani del Dipartimento di Giustizia: il pomeriggio del 17 giugno si è diffusa la notizia che gli Usa avessero catturato Ahmed Abu Khatallah, sospettato chiave nell’attacco al consolato americano di Bengasi del 2012. A quel punto i governativi hanno deciso che l’annuncio della maxi causa contro Citgroup non fosse offuscato - come prevedibile - dalla notizia. E hanno dovuto così rinunciato alla loro minaccia. Così le due parti sono tornate al tavolo delle trattative, cosa che probabilmente non sarebbe mai accaduto senza quella coincidenza. IL NEGOZIATO ERA DURATO MESI: CITIGROUP VOLEVA PAGARE 362 MLN CASH Le due parti infatti avevano negoziato per mesi, partendo appunto da numeri completamente diversi e così lontani da far sembrare impossibile il raggiungimento di un accordo: Citigroup si era seduta al tavolo con un offerta di 363 milioni cash per soddisfare i reclami del Dipartimento, più la parte spettante al risarcimento degli investitori. Dall’altra parte, i governativi avevano chiesto in tutto più di dodici milioni di euro. A complicare l’accordo anche il fatto che le parti litigassero ancora sui meriti del caso. Spingendo il Governo a minacciare la causa. Un punto di svolta si era raggiunto la mattina del 17 giugno quando Tony West, uomo di primo piano del procuratore della Repubblica Eric Holder, aveva presentato al suo capo le due opzioni: tornare al tavolo dei negoziati o partire con la causa. È stata scelta la seconda e West ha avvisato Ted Weels, avvocato per la Citigroup. Tutto era pronto per annunciare la causa il giorno dopo. Il procuratore del Colorado John Walsh, competente sul caso con il suo omologo a Brooklyn, aveva prenotato un volo per Washington per la conferenza stampa. Citigroup ha tentato il rilancio per l’ultima volta, offrendo 7 miliardi. A questo punto è arrivata la notizia della cattura di Khatallah e il Dipartimento di Giustizia ha dovuto tirare il freno: così che West ha chiamato Weels per comunicargli che l’azione legale era stata cancellata e non poteva partire né in quella settimana né in quella successiva per impegni di entrambi. Così si è tornati alle trattative con l’ultima offerta della Citigroup sul tavolo.

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