Economia 14 Luglio Lug 2014 1654 14 luglio 2014

Giglio vende il made in Italy in Cina

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Alessandro Giglio, presidente e a.d. di Giglio group. In Cina è arrivato un anno fa con il lancio della prima tivù che parla italiano. E dopo 10 milioni di euro di investimenti Alessandro Giglio, presidente e amministratore delegato del gruppo Giglio - ne detiene il 75%, mentre il  il 25% è in mano a Dada.Net, controllate del gruppo giapponese Ntt Docomo - comincia adesso a vedere i primi frutti che arrivano dalla raccolta pubblicitaria. «Da qui alla fine dell'anno abbiamo un obiettivo di 1,5 milioni di euro di raccolta pubblicitaria lorda solo da aziende cinesi» ha detto Giglio a Economiaweb.it. «Siamo in fase di presentazione ai centri media cinesi». Al momento, nonostante i canali tivù del network Giglio parlino quasi esclusivamente di made in Italy, anche a livello di produzione di fiction, non ci sono aziende italiane tra le inserzioniste. I CANALI DIVENTANO A PAGAMENTO: BREAK EVEN NEL 2017 «Tranne pochi grandi marchi come Armani e Ferrari le aziende italiane non sono presenti realmente con i loro prodotti sul mercato cinese» ha detto Giglio. «Non hanno investito per avere visibilità su questo mercato come hanno fatto, per esempio, i francesci: il loro vino vale il 70% del mercato, quello italiano solo il 3%». Insieme con la raccolta pubblicitaria da luglio 2014 i canali del gruppo Cibn – China International Broadcasting Network, il terzo broadcaster televisivo cinese di proprietà del governo cinese che conta 17 milioni di abbonati con decoder su cui finora sono transitati programmi di moda, cucina, fiction, viaggi tutti made in Italy smetteranno di essere free e diventeranno a pagamento. «La previsione di fatturato è di 20 milioni di dollari entro il 2015» ha detto Giglio che ha confermato l'investimento comlessivo di 30 milioni di euro fino al raggiungimento del break even previsto nel 2017. DALL'ALLEANZA CON CHINA CENTRAL TELEVISION (CCTV) UN MAGAZINE E PRODUZIONI AD HOC Pubblicità e abbonbamenti tivù sono le prime due gambe dei ricavi previsti. Accanto all'allenza con Cibn, il progetto si è evoluto a tal punto da allargarsi con una nuova partnership con Cctv (China Central Television) per la coproduzione di un magazine dal titolo Made in Italy e l'allargamento su altri canali tra cui anche l'Internet television YoukuTudou che conta su 310 milioni di visitatori unici. Insomma, Giglio è diventato un piccolo network che può contare su un bacino potenziale oltre 400 milioni di famiglie cinesi, considerando tutti i canali. Tanto cheadesso Alessandro Giglio conta anche di fare il produttore di programmi tivù italo-cinesi. Il primo progetto in cantiere, in collaborazione con Cctv, è una sorta di Masterchef rivisitato dove un cuoco cinese e un cuoco italiano che hanno a disposizione gli stessi ingredienti devono sfidarsi su una ricetta della propria tradizione. Cina contro Italia ai fornelli.

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