Economia 15 Luglio Lug 2014 1501 15 luglio 2014

Commissione Europea, Juncker è presidente

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Jean-Claude Juncker Jean-Claude Juncker ce l'ha fatta. Nonostante il timore dei franchi tiratori e le condizioni poste dall'S&D capitanato da Gianni Pittella, il parlamento riunito in seduta plenaria a Strasburgo lo ha eletto presidente della Commissione Europea con 422 voti favorevoli (250 i contrari). Il voto a scrutinio segreto lasciava infatti spazio alle scelte individuali e al 'voto di scambio', soprattutto tra i tra i socialisti e i liberali, che avevano promesso di votare Juncker a patto di ottenere un tornaconto nella partita delle nomine che si giocherà nel vertice straordinario di mercoledì sera 16 luglio sera Bruxelles. Il 'sì' dei socialisti è stato indispensabile. E non sarà un assegno in bianco. A partire dal piano di investimenti pubblici e privati per la crescita - confermato «senza ombra di dubbio» - e che il commissario per gli Affari economici sarà un socialista. Gli S&D vogliono, insomma, avere certezza sulla linea della flessibilità nell'applicazione delle regole del Patto di Stabilità e crescita. Tra le richieste avanzate invece dai liberali, quella di ottenere un posto di peso tra i 'top job' che saranno discussi nel vertice di mercoledì. LA PROPOSTA: 300 MILIARDI DI INVESTIMENTI IN 3 ANNI. Juncker ha continuato il suo intervento in tedesco spiegando il suo modello di crescita. «Mettere le persone al centro della società. In Europa c'è un 29esimo Stato dove abitano i disoccupati giovani, quelli che restano emarginati. Io vorrei che questo 29esimo Stato diventasse un normale Stato e propongo un programm di investimenti ambizioso, che vorrei fosse pronto entro febbraio 2015. Nei prossimi tre anni, 300 miliardi di euro devo essere mobilitati per investimenti pubblici e privati». Juncker parla di «investimenti coordinati nelle infrastrutture di trasporto, centri industriali, banda larga», dice, «Abbiamo bisogno di investimenti per la ricerca, lo sviluppo. e le energie rinnovabili, che non sono un giochetto per chi vuole fare il buono ecologicamente, ma sono la premessa per l'Europa di domani». Appalusi in aula. «il Patto di stabilità non lo modificheremo», annuncia, perché «la stabilità è stata promessa con l'introduzione della moneta unica e io non violerò questa promessa» ma il vertice di giugno «ha constatato che ci sono margini di flessibilità che devono essere utilizzati: lo abbiamo fatto nel passato e lo faremo anche di più nel futuro».

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