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BUSINESS DELL'INCHINO 15 Luglio Lug 2014 1335 15 luglio 2014

Costa Concordia, 1,5 miliardi di dollari per le spese del relitto

Alla compagnia il conto del recupero della nave.

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Il relitto della Costa Concordia all'Isola del Giglio.

Quattro giorni per il trasferimento e 22 mesi per farla a pezzi. L’ultimo viaggio della Concordia, dall’Isola del Giglio a Genova, è quello più mesto, ma anche quello più costoso.
Non a caso Costa parla della «rimozione del relitto» come del «più grande progetto di recupero navale della storia anche per le risorse finanziarie senza precedenti impiegate».
Infatti la gestione e il rigalleggiamento dello scafo, il suo trasferimento nel capoluogo ligure e lo smantellamento potrebbe costare tra 1,2 e 1,5 miliardi di dollari, come ha fatto sapere Carnival che controlla il gruppo Costa. Tutti, al momento, a carico della compagnia.
INIZIATO IL RECUPERO. E pensare che fino al 2013 le parti interessate (l’armatore, il pool di riassicuratori e soprattutto il governo) erano atterriti dall’idea di spendere oltre 600 milioni di dollari (circa 400 milioni). Ma con il passare del tempo - se n’è perso molto anche per la guerra tra i porti italiani interessati a gestire lo smaltimento dello scafo - la nave si è inclinata in una posizione tale che ha reso più difficili le operazioni di riemersione e allineamento, iniziate lunedì 14 e poi proseguite anche martedì 15 luglio (la partenza per Genova è stata prevista per il 21).
300 PERSONE IMPEGNATE. Per capire perché queste procedure abbiano costi così alti, basti pensare che, a inizio luglio, soltanto le attività preparatorie hanno visto impegnate 300 persone: quelle occupate soprattutto nel controllare i cavi per il rimorchio e per testare i sistemi elettrici e pneumatici dell'impianto dedicato alla movimentazione della zavorra dei cassoni. Cioè quel meccanismo per formare una cintura intorno al relitto, necessario per immettere aria compressa negli stessi cassoni e far riemergere la Concordia.

A Titan-Micoperi 200 milioni di euro per la messa in sicurezza

Il terminal del porto di Genova che deve accogliere il relitto della Costa Concordia.

A curare le prime fasi dell’intervento è stato il consorzio italoamericano Titan-Micoperi. Che nel 2013, dopo aver conquistato una commessa da 300 milioni di dollari (poco più di 200 milioni di euro), ha seguito fin dall’inizio la messa in sicurezza del relitto, mettendo in mare i suoi rimorchiatori e 10 imbarcazioni di supporto che possono intervenire in caso di inconvenienti durante il viaggio dal Giglio a Genova.
70 MLN PER SMONTARLA. Una volta che la Concordia sarà nella città della Lanterna, entrerà in scena il consorzio formato dal Cantiere San Giorgio del Porto e Saipem. Saranno loro (il principale operatore del Sud Europa e il costruttore di infrastrutture dell’Eni) a occuparsi della fase di smontaggio e smaltimento della nave.
Dalla rimozione degli arredi interni fino al taglio dello scafo per recuperarne le lamiere. E soprattutto gestiranno un budget di 100 milioni di dollari (circa 70 milioni di euro), che comprende anche la parte per i subappalti.
DEFINIRE I SUBAPPALTI. Questa parte non è stata ancora definita. Ma il quotidiano Il Secolo XIX ha scritto che, a livello locale, si sarebbero detti interessati i Rimorchiatori Riuniti e i camalli della Culmv. Mentre dovrebbero partecipare alla fase di riciclaggio Sepor Terrestre e Marittima e Ambienthesis per olio e batterie, Riccoboni, Santoro per i rifiuti urbani e assimilabili, Petroltecnica per la gestioni dei rifiuti da demolizione e Feralpi Siderurgica e San Zeno Acciai Duferco (del presidente di Federacciaio Antonio Gozzi) per i rottami ferrosi.
LA GUERRA TRA PORTI. Questo spiega le trattative febbrili e le pressioni su Costa per mantenere queste attività in Italia.
In un primo tempo la compagnia guardava a strutture turche o indiane: vuoi perché più affidabili, vuoi perché meno costose. La politica, però, era di diversa opinione: così si è scatenata una guerra senza remore - come aveva raccontato Lettera43.it - tra Genova, Piombino e Civitavecchia, vinta dal centro genovese.
SOLDI A PIOMBINO. La cosa ha creato più di uno psicodramma nel Partito democratico, visto che i toscani hanno imputato questa disfatta al governatore renziano Enrico Rossi (aveva promesso fuoco e fiamme in caso di sconfitta) e al premier Matteo Renzi. I quali sono riusciti comunque a garantire a Piombino uno stanziamento di 100 milioni di euro per allargare il porto, al momento inadatto per gestire uno scafo grande come quello della Concordia.

Copertura assicurativa fino a 4 mld per danni a passeggeri e ambiente

I lavori sul relitto della nave ammiraglia della Costa.

A ben guardare, quelli per Piombino, sono i soli soldi pubblici spesi per l’affaire Concordia. Ma non è detto che siano gli unici.
Finora il grosso della cifra è stato coperto dal pool di riassicuratori, che aveva preso in carica le sorti dell’ammiraglia del gruppo Costa.
A quanto si sa la copertura garantita dai Clubs dell’International Group per questo genere di rischi (rimozione di un relitto) prevede un limite di indennizzo fino a 5,5 miliardi di dollari (circa 4 miliardi di euro) per i danni a passeggeri ed equipaggio e fino a 700 milioni di euro per rischi ambientali.
SOLDI AI CROCERISTI. Tanto basta per capire che l’operazione porta con se non pochi rischi finanziari nel lungo termine.
Che cosa farà lo Standard Club, quello più esposto nella vicenda, se verranno superate queste franchigie? E l’ipotesi è meno peregrina di quanto si pensa.
Costa non ha ancora chiuso tutta la partita dei risarcimenti. In un primo momento voleva offrire 14 mila euro per ogni passeggero sulla Concordia in quel terribile 13 gennaio 2012, ma ben presto si è ritrovata anche con richieste di danni per 2 milioni di euro.
LE RICHIESTE DEL GIGLIO. Da non sottovalutare neppure il peso dei risarcimenti ambientali. Finora l’azienda si è accollata tutte le spese. Ma non è detto che non arrivino altre richieste.
Non a caso recentemente, il sindaco del Giglio Sergio Ortelli, aveva mandato un messaggio molto chiaro: «Siamo vicini all'operazione di rigalleggiamento della nave e con tutti gli stop temporanei ai traghetti, i divieti di accesso ad alcune spiagge e alla nautica da diporto non conosciamo ancora quali programmi abbia Costa spa per mitigare al massimo le interferenze dei lavori con le attività turistiche e socio-economiche dell'isola».
PROGETTO DA 765 MILIONI. Per il momento la compagnia ha posto l’accento su un altro tipo di compensazioni. Come si legge in un suo comunicato, «uno studio commissionato da Costa Crociere e realizzato dal Politecnico di Milano», dimostrerebbe che «il progetto ha avuto un impatto positivo sull’economia nazionale e locale»: «L’Italia, con quasi il 61%, è il Paese che ha attratto la quota maggiore della spesa diretta per il progetto, con un importo pari a oltre 370 milioni di euro spesi nel nostro Paese sul totale di circa 610 milioni. Gli Usa sono il secondo Paese in termini di fatturato generato su fornitori di beni e servizi strumentali alle operazioni di recupero».
Per concludere, «la stima del Prodotto interno lordo attivato dalla spesa diretta relativa al progetto di recupero in Italia è pari a quasi 765 milioni di euro».
Cioè mezzo punto di Pil e quasi il doppio dei 450 milioni pagati da Costa per far costruire la Concordia.

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