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REPORTAGE 15 Luglio Lug 2014 0730 15 luglio 2014

Siena: il tramonto della città di Mps, Mens Sana e calcio

Viaggio di Lettera43.it nella città che punta sul Palio.

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da Siena

Quel che resta di Siena. Parafrasando il grande regista inglese James Ivory, autore di Quel che resta del giorno, l'alba della rinascita completa, per la città del Palio, sembra non arrivare mai, minacciata da una notte ancora lunga e tempestosa.
Anni fa, Siena era dipinta da molti come uno straordinario affresco di buona amministrazione in tutti i settori: sanità, università, politica, banca e sport.
FINE DEL GROVIGLIO ARMONIOSO. Oggi, però, i tempi del cosiddetto 'groviglio armonioso' e della 'boriosa autosufficienza', espressioni senesi per spiegare il lato perverso della città, sembrano lontani.
Siena tenta di raccogliere i suoi cocci soprattutto dopo la vicenda che ha coinvolto Monte dei Paschi. E che a cascata s'è rovesciata su tutte le altre realtà. Da 'groviglio armonioso' a groviglio fallimentare.

La città di Siena vista dall'alto (©GettyImages).

Per anni c'è stato un coro quasi unanime: tutto perfetto in questo microcosmo. Pochissime le voci contrarie.
Anche se c'era chi aveva già capito tutto. I blog, per esempio: un ruolo importante nel corso degli anni, in questa città, l’hanno avuta indubbiamente loro (come Ereticodisiena, Bastardo Senza Gloria, Il Santo) che continuano, ora meno isolati di prima, nello spietato confronto tra passato da dimenticare e un futuro ancora da ricostruire.
CROLLO CONTINUO DEL REDDITO. D'altra parte anche i numeri parlano di una città in difficoltà.
Nel 2012 Siena risultava la seconda provincia toscana più ricca, dopo Firenze, ma il reddito dei cittadini era già calato a 20.539 euro. E nel 2013 s'è attestato a una media di poco superiore ai 20 mila.
Se nella recente classifica de Il Sole 24Ore la città del Palio è ai primi posti specie per la qualità della vita e tempo libero, a preoccupare sono i dati sul lavoro. La disoccupazione, secondo i dati Istat, è in crescita: nel 2013 ha toccato quota 9,5% dopo essere cresciuta costantemente dal 2010 (+4,6% in tre anni).

La crisi di Mps ha travolto tutta l'economia della città

Piazza Salimbeni a Siena, sede di Mps.

L'origine di tutti i mali è ovviamente Mps. L’acquisto di Antonveneta a un valore smisurato (10,3 miliardi di euro più 7,9 di debiti) e la gestione dell'istituto di credito hanno portato la banca sull’orlo del collasso.
La mossa sin da subito risultò quanto meno discutibile, visto che Antonveneta era stata presa dal Banco Santander appena due mesi prima per 6,6 miliardi di euro.
Poi c'è l'intricata vicenda legata alle operazioni dei derivati - Santorini, Nota Italia e Alexandria - sulla carta affidabilissimi (rating Aaa) ma, all’interno dei quali erano stati inseriti prodotti di qualità più scadenti.
SANZIONI DELLA CONSOB. Recentemente, poi, è arrivata l’ennesima mazzata: le sanzioni della Consob per 4 milioni di euro inflitte agli ex vertici di Mps.
I cinque processi in corso devono appurare, questa è la speranza dei senesi, come sono andate veramente le cose.
Il recente aumento di capitale, con conseguente plauso dei massimi dirigenti della banca, non ha, però, messo a tacere le critiche e i dubbi verso il futuro.
DANNI PER I RISPARMIATORI. «Buona parte dei piccoli risparmiatori ha subito un danno», spiega a Lettera43.it un azionista della banca. «Questo aumento di capitale potrebbe creare veri problemi di vigilanza in ordine alla qualità dei nuovi soci», conclude con fare vaticinante.
«Se il titolo», interviene un altro piccolo risparmiatore, «è sotto il prezzo di conversione vuol dire che si sta bruciando patrimonio nuovo. Irrimediabilmente. Era meglio pagare interessi allo Stato. Si parla insistentemente di nuovi esodi che aggravano le carenze operative e sottraggono esperienza», racconta con amarezza.

Il fallimento della Mens Sana basket e del Siena Calcio

La crisi di Mps ha poi messo nei guai la Mens Sana basket, altro capitolo doloroso per i senesi, inebrìati da anni di vittorie cestistiche e di maxi sponsorizzazioni proprio dalla banca della città.
Mps, sotto la guida di Giuseppe Mussari, presidente dal 2006 al 2012, ha versato nelle casse del club di pallacanestro qualcosa come 100 milioni di euro in sette anni. Che, però, non sono bastati a salvare la Mens Sana, dichiarata fallita lunedì 9 luglio e ora costretta a ripartire da zero.
PERDITE PER 5,4 MILIONI. La squadra era già in una situazione difficile: l’inizio della fine per la società è datato febbraio quando la Mens Sana è stata messa in liquidazione dopo che i soci non hanno approvato un bilancio in perdita per 5,4 milioni di euro.
Ma come è arrivato il club che in 10 anni ha vinto tutto tra Scudetti (otto), Supercoppa italiana (sette) e Coppa Italia (cinque) al crac? È la domanda che tutti i tifosi, e non solo, si pongono.

Una schiacciata di Jeff Viggiano, ala piccola della Mens Sana basket (©GettyImages).

Le indagini e la storia devono appurare la verità: «Credo sia il classico caso del bambino buttato insieme con l'acqua sporca, purtroppo con il fallimento sono state cancellate le colpe di chi c'era, ha visto e sapeva. Paradossalmente, ma non troppo, ha salvato diverse persone», spiega una tifosa della Mens Sana che chiede di restare anonima.
Perché nella vicenda ci sono anche altri risvolti.
L'ARRESTO DI MINUCCI. Come l'arresto dell'ex presidente Ferdinando Minucci insieme con altre persone nell'ambito dell'operazione Time out con l'accusa di associazione a delinquere finalizzata all'evasione e alla frode fiscale per una trentina di milioni.
In pratica, secondo i magistrati, sarebbero emerse una serie di alterazioni contabili e di bilancio, fatture false e manipolazioni delle dichiarazioni dei redditi della Mens Sana dal 2006 al 2012.
«Minucci? Sulla sua innocenza si esprimerà la giustizia; spero parli, ma ne dubito», è il parere della tifosa.

Tifosi del Siena allo stadio (©GettyImages).

Poi c'è il calcio. Il presidente del Siena, Paolo De Luca, anni fa chiama una «lucida follia» l’avventura dei bianconeri in Seire A. Pay tivù, visibilità, buonissimi giocatori (su tutti Rodrigo Taddei e Daniele Portanova), partite disputate contro Inter, Juve, Milan.
Poi, dopo De Luca, una serie di presidenti, in ultimo il contestatissimo Massimo Mezzaroma, dimessosi di recente dalla carica. E anche per il Siena calcio è arrivato il fallimento.
CLUB SOMMERSO DAI DEBITI. D'altra parte anche il pallone era legatissimo a Mps. Il club era fortemente indebitato con la banca (51 milioni di euro), i fornitori (12) e l'Agenzia delle entrate (8,9) che ha chiesto nell'immediato 7-8 milioni.
Voci provenienti dalla Svizzera parlavano di un salvataggio in extremis, ma i più scettici in città avevano già dato per certo il crac della società. Intanto martedì 15 luglio è arrivato l'addio al professionismo con la mancata iscrizione al campionato di Serie B.

L'unico gioiello resta il Palio col suo business da 2 milioni

Una fase del Palio in piazza del campo a Siena.

Se questi sono i cocci della città, Siena prova ora a ripartire dal suo vero gioiello, il Palio che resiste nei secoli. È l'unica certezza, a fronte di mille dubbi, che va oltre il business stimato circa 2 milioni di euro. E che nessuno può permettersi di toccare.
DIFESA DELLA TRADIZIONE. Chi ha provato a mettere le mani sul Palio, ha sempre dovuto fare retromarcia. Anni fa ci tentò, senza fortuna, il ministro dell'Economia di Silvio Berlusconi Giulio Tremonti.
Altri, invece, puntavano a salvaguardare i cavalli, come l'animalista Michela Vittoria Brambilla, anche lei ex rappresentante del governo dell'ex Cavaliere.
RIPARTENZA DELLA POLITICA. Anche con la politica, poi, Siena cerca di cambiare. Bruno Valentini, sindaco renziano eletto da un anno, s'è fatto 'garante' della ripartenza' morale, ma pure economica, della città.
La lista con cui nel 2013 ha vinto le elezioni si chiamava Siena cambia. Uno slogan politico, ma pure un desiderio di cambiare un sistema che non ha funzionato. «Siena non cambia» ripetono con scetticismo, tra le strade, gli anziani che hanno conosciuto rinascimento e crollo della città. La delusione, ma pure la rabbia, insomma è ancora lungi dall’essere smaltita.
CAPITALE DELLA CULTURA. Quel che resta di Siena, dicevamo. C’è una frase nel film di Ivory che calza a pennello e che interpreta il sentimento dei senesi: «Non ci sarà mai notte così lunga da impedire al nuovo sole di sorgere».
Quel sole, la nuova alba, potrebbe essere l'elezione a Capitale europea della Cultura nel 2019. Un primo tassello per guardare avanti.

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