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L'ANALISI 16 Luglio Lug 2014 1420 16 luglio 2014

Ue, Mogherini e la guerra del gas

Dietro le resistenze dei Paesi dell'Est il risiko energetico.

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Il ministro degli Esteri, Federica Mogherini.

Un fronte compatto di 10-11 Paesi contrari alla nomina di Federica Mogherini come Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri e la politica di sicurezza.
Nelle ultime settimane, prima il britannico Financial Times, poi l'americano Wall Street Journal hanno dato ampio spazio ai malumori che provengono da Est per la possibile investitura della titolare della Farnesina a ministro degli Esteri europeo.
IL NO DI POLONIA E PAESI BALTICI. A guidare la cordata anti-italiana, secondo le ricostruzioni dei due quotidiani, ci sarebbero la Polonia e le Repubbliche baltiche - Lettonia, Estonia, Lituania - forti sostenitrici delle sanzioni economiche nei confronti della Russia per la crisi in Ucraina e preoccupate di una possibile estensione dell'influenza del Cremlino sul Vecchio Continente.
L'accusa mossa a Mogherini, e più in generale alla politica estera di Roma, è di essere troppo «morbida» nei confronti dello zar di Mosca.
WSJ: «MOGHERINI TROPPO FILO-RUSSA». «Sarebbe facile liquidare queste preoccupazioni come paranoia baltica, se non fosse per il fatto che Mogherini ha visitato la Russia non appena l’Italia ha assunto la presidenza dell’Ue, all’inizio del mese», ha scritto il 16 luglio il Wsj. «Gli ucraini e i baltici ritengono che Roma stia usando la presidenza Ue per favorire i propri interessi piuttosto che gli obblighi di sicurezza collettiva», ha aggiunto il quotidiano, sottolineando come al centro delle tensioni ci siano soprattutto gli affari energetici tra l'Europa e il Cremlino.
IL NODO DEL GAS. In particolare, il progetto South Stream, che dovrebbe portare il gas dalla Russia bypassando l'Ucraina e che preoccupa anche Washington, per le conseguenze che potrebbe avere sui rapporti di forza tra l'Ue e Mosca.
Dopo l'incontro con Putin, Mogherini ha parlato esplicitamente del progetto: «South Stream è sempre stato di rilevanza strategica per l'Italia», ha detto. «Contribuirebbe a diversificare le rotte per le forniture di gas naturale russo, ed eventualmente a rafforzare la sicurezza energetica sia per l'Italia, sia per l'Unione europea».
LA MAPPA DEI GASDOTTI. Ma cos'è South Stream? Per quali altre strade il gas russo, e non solo, arriva in Europa?
Ecco una mappa dei principali gasdotti esistenti nel Vecchio Continente e di quelli in cantiere per capire meglio cosa si nasconde dietro la guerra del gas che ha messo in ginocchio Kiev, e rischia di far saltare la nomina di un rappresentante italiano come ministro degli Esteri dell'Unione.

South Stream e la dipendenza energetica dell'Ue dalla Russia

Operai al lavoro sul South Stream.

South Stream è un progetto nato nel 2007 da un accordo tra l'italiana Eni e la russa Gazprom. Si tratta di un corridoio che dovrebbe trasportare il gas russo attraverso il Mar Nero e i balcani fino all'Europa centrale eliminando il passaggio attraverso i Paesi extracomunitari e l'Ucraina che non avrebbe più, quindi, il ricavato dei diritti di transito.
I SOCI: ENI, GAZPROM, EDF, WINTERSHALL. I soci del progetto, oltre a Eni e Gazprom, sono i francesi di Edf, che detengono il 15% e i tedeschi di Wintershall, che partecipano con la stessa quota. South Stream ha avuto in passato l'appoggio dei governi italiani sia di destra (Silvio Berlusconi) sia di sinistra (Romano Prodi, Matteo Renzi).
L'attivazione della prima linea è prevista per il 2015 ma il progetto dovrebbe essere completato entro il 2018.
L'INFRAZIONE DELLA BULGARIA. A giugno di quest'anno, la Commissione europea ha aperto una procedura di infrazione contro la Bulgaria per irregolarità negli appalti relativi alla costruzione del gasdotto. «Ho ordinato di fermare i lavori», ha spiegato il premier bulgaro Plamen Oresharski. «Decideremo gli sviluppi della situazione dopo le consultazioni che avremo con Bruxelles»
Le contrarietà di molti Paesi europei e degli Stati Uniti al progetto South Stream nascono dal timore che questo non faccia altro che aumentare la dipendenza energetica di Bruxelles dalla Russia.
TAP AL POSTO DEL NABUCCO. Il corridoio Sud alternativo a quello gestito da Mosca, però, il progetto Nabucco, che avrebbe dovuto trasportare il gas dal Mar Caspio all'Europa muovendo dalla Turchia e bypassando la Russia, e che aveva il sostegno degli Stati Uniti, è stato di fatto accantonato.
Al suo posto l'Ue ha promosso l'avvio del Tap, Trans-Adriatic-Pipeline, gasdotto italo-greco-albanese che è parte di strategia più ampia, quella del Southern Gas Corridor, con cui Bruxelles vorrebbe differenziare le importazioni di gas puntando su quello che proviene dal Medio Oriente e dal Mar Caspio, in particolare dall'Azerbaigian. Il Tap dovrebbe portare 10 miliardi di metri cubi annui di gas, una quantità non sufficiente a coprire i bisogni del mercato europeo.
IL NORTH STREAM E LA DIFESA DI MERKEL. Dalla Russia arriva in Europa anche il gasdotto North Stream, inaugurato nel 2011, lungo 1.224 km, con una capacità di trasporto di 27,5 miliardi di metri cubi all'anno. Il corridoio collega Mosca alla Germania attraverso il mar Baltico e non passa per l'Ucraina.
Nel 2009, durante la crisi del gas tra Mosca e Kiev, Angela Merkel ne difese la realizzazione, sfidando le contrarietà americane sul progetto, che bypassa anche Polonia, Lettonia, Lituania, Lettonia. La Germania, assieme all'Italia, è considerata tra i Paesi più filorussi dell'Unione.
YAMAL E I DUE CORRIDOI TAG. Ci sono poi il gasdotto Yamal che da Mosca, attraverso Bielorussia e Polonia aggirando l'Ucraina, porta il gas in Germania e i due corridoi Tag, Trans Austria Gas, che forniscono di gas russo l'Austria e l'Italia passando per la Slovacchia e anche per l'Ucraina.
Infine il Blue Stream, uno dei principali gasdotti internazionali, che trasporta gas dalla Russia alla Turchia.

Gas nordafricano: gli approvigionamenti da Algeria e Libia

Il terminal Eni in Libia.

Anche se acquista il 75% delle esportazioni della Russia, l'Europa non riceve gas solo da Mosca. Le altre porte principali sono l'Algeria e la Libia. Dal Nordafrica arrivano Transmed, che collega Algeria e Italia attraverso la Tunisia; il Greenstream che va da Tripoli a Gela; e poi i corridoi verso la Spagna, il Maghreb e il Medas.
MANCA UNA STRATEGIA COMUNE. Gli interessi dei Paesi europei in materia di energia però divergono e Bruxelles non è riuscita ancora a mettere a punto una strategia comune che possa ridurre la dipendenza da Mosca e diversificare le fonti di approvvigionamento, senza che questo crei ulteriori tensioni né con il Cremlino né con i Paesi dell'Est.
Il governo di Renzi punta al Consiglio europeo di ottobre per trovare un accordo. Le istanze di libertà che provengono da Est dovranno fare i conti con la potenza crescente del Cremlino. Lo stesso premier ha ripetuto in più di una occasione, negli ultimi giorni, che «non possiamo costruire un'Europa contro il nostro principale vicino di casa, la Russia».

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