Raffineria Petrolchimico Gela 120418114159
PROTESTA 18 Luglio Lug 2014 2240 18 luglio 2014

Eni, 30 mila in sciopero il 29 luglio

Contro la chiusura delle raffinerie.

  • ...

Il petrolchimico di Gela.

I sindacati chiamano allo sciopero gli oltre 30 mila dipendenti del gruppo Eni in Italia. Si asterranno dal lavoro per l'intera giornata del 29 luglio e manifesteranno a Roma contro «l'annuncio choc dell'Eni di mettere in discussione l'intero impianto strategico della chimica e della raffinazione in Italia», spiegano i segretari generali di Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil, Emilio Miceli, Sergio Gigli, Paolo Pirani, al termine della riunione del coordinamento nazionale del gruppo che ha indetto la mobilitazione. La protesta, a cui si uniranno con due ore di sciopero anche i dipendenti delle raffinerie di altre società, segue la riorganizzazione annunciata dall'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi, ai sindacati.
IN DISCUSSIONE 4 SU 5. Il piano metterebbe in discussione quattro raffinerie su cinque: quelle di Gela (Caltanissetta), Taranto, Livorno e la seconda fase di Porto Marghera (Venezia), nonché il petrolchimico di Priolo (Siracusa). Solo a Gela, dove vengono revocati 700 milioni di investimenti destinati alla riconversione produttiva, rischiano il lavoro, secondo i sindacati, più di 3.500 persone tra dipendenti diretti e dell'indotto. Un allarme occupazionale citato anche dal segretario generale della Cgil Susanna Camusso, nel suo attacco al premier Renzi, in cui invita il Governo a rompere gli indugi e difendere l'occupazione, al posto di limitarsi a visite pastorali nelle fabbriche.
TERRA BRUCIATA SULL'INDUSTRIA ITALIANA. Fictem, Femca e Uiltec parlano di un «ridimensionamento degli assetti industriali, occupazionali e della politica energetica del Gruppo nel nostro Paese» che fa «terra bruciata sull'industria italiana» e chiedono al governo di chiarire «se l'Eni risponde solo al mercato e alla Borsa o deve dar conto delle decisioni anche all'azionista di riferimento. Cosa ci sta a fare quel 30% di quote Eni in possesso degli italiani?» si domanda Miceli premendo perché l'esecutivo svolga le sue funzioni di principale azionista «presidiando l'industria italiana».
CHIESTO UN TAVOLO NEGOZIALE. I sindacati chiedono un incontro immediato al premier Matteo Renzi e la convocazione di un tavolo negoziale. Su questo fronte sarebbe arrivato l'impegno dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi, al termine di un incontro con il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, e il sindaco di Gela, Angelo Fasulo. Guidi avrebbe espresso l'impegno del governo a scongiurare ogni azione di disimpegno dell'Eni in Sicilia e proposto di affiancare al tavolo sulla raffinazione in programma la prossima settimana l'apertura di un 'Tavolo Gela', per un confronto con l'Eni e i sindacati sulla raffineria siciliana.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso