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L'ANALISI 19 Luglio Lug 2014 0715 19 luglio 2014

Aereo abbattuto in Ucraina, le rotte pericolose

Gli aerei di linea sopra Ucraina, Siria, Iraq e Nord Africa in fiamme.

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Le guerre nel mondo aumentano. Ma gli aerei di linea continuano, come se nulla fosse, a percorrere le rotte sopra aree di crisi sempre più vaste. Fino a che non succedono disastri.
La tragedia in Ucraina del volo MH17 della Malaysia Airlines (298 vittime) è uno choc per l'opinione pubblica che solleva, di colpo, un allarme molto maggiore: quanti aerei civili attraversano, ogni giorno, i cieli dove, come nell'Ucraina dell'Est, è possibile che partano missili?
Molti. Solo sopra la regione del Donestsk, prima del blocco immediato dello spazio aereo per l'incidente, nelle ore precedenti all'esplosione, erano passate dozzine di compagnie aeree.
AUTORITÀ NAZIONALI SENZA CONTROLLO. Prima di giugno nessun analista avrebbe immaginato la presa di Mosul, in Iraq, dei jihadisti dell'Isis (Stato islamico dell'Iraq e del Levante) che poi hanno fatto incetta di armi, anche pesanti, nelle caserme occupate. E gli aerei di linea, tanto prima che dopo, hanno sorvolato aree di combattimento della Siria e dell'Iraq delle quali neanche le autorità nazionali hanno il controllo, né sanno esattamente cosa succede.
Lo stesso può dirsi, in Nord Africa, dei cieli libici, con l'aeroporto di Tripoli teatro di una dura guerriglia: i voli sono stati sospesi ma lo spazio aereo nazionale resta aperto. Come in Israele, dove chi è diretto a Tel Aviv può atterrare seguendo una rotta secondaria, ritenuta al riparo nonostante Hamas si sia dimostrata in possesso di razzi anche a lunga gittata.
LE ROTTE SICURE COSTANO. Per la disputa territoriale sulle isole Senkaku e le manovre militari del regime di Pyongyang, sicura al 100% non è neanche la porzione di cielo tra Thailandia, Cina, Giappone e Corea dove, nel marzo scorso, sparì l'altro volo della morte della Malaysian Airlines (MH730), con a bordo 239 persone.
In tempi di crisi, i governi interessati minimizzano sui rischi per i passeggeri: specie d'estate, i contraccolpi per il turismo sarebbero duri e si sta al gioco. Per allungare le rotte dirette, inoltre, le compagnie aeree spendono più carburante e impiegano di più.

Dall'Europa a Cina e India, la trafficatissima rotta ucraina A87

Ucraina: un vigile del fuoco spegne il fuoco dopo lo schianto del Boeing 777 della Malaysia airlines (17 luglio 2014).

Il percorso compiuto dal Boeing malese al momento dell'abbattimento, il 17 giugno, intanto, era legale per l'International air transport association (Iata), l'associazione di categoria che riunisce le maggiori compagnie aeree, muovendosi in cooperazione con l'Organizzazione internazionale dell'aviazione civile (Icao).
Almeno 15 società, per risparmiare carburante e tempi, avrebbero continuato a percorrere la rotta A87, la più più breve dalle principali città europee, attraverso l'Ucraina, alle destinazioni asiatiche in India, Cina e Malesia, appunto, nonostante l'invito ai piloti e alle compagnie, nel marzo scorso, sia della Us Federal Aviation sia del centro europeo del traffico aereo Eurocontrol, «all'estrema cautela» per l'instabilità nella regione.
TRE AEREI MILITARI COLPITI. Grazie al disco verde delle autorità di Kiev, tutto lo spazio aereo ucraino però restava percorribile sopra i 32 mila piedi (il Boeing MH17 volava a 33 mila, circa 10 mila metri), nonostante le voci di missili Buk in mano ai filorussi e l'abbattimento, sotto la soglia consentita, nell'ultima settimana di due aerei militari ucraini e il danneggiamento di un terzo.
Dopo il disastro l'australiana Qantas e alcune altre compagnie hanno dichiarato di volare a Sud dell'Est Ucraino da mesi. Altre, come Air France, Lufthansa, Aeroflot, Turkish Airlines e anche Alitalia si sono limitate a comunicare l'immediato cambiamento di rotta.

Medio Oriente in fiamme. Ma gli aerei volano sopra Iraq, Siria e Israele

Dall'Europa all'Asia, attraverso l'Ucraina e il Medio Oriente: la rotta più breve per le compagnie di linea (die Welt)

Analogo provvedimento è stato preso per l'Iraq e per la Siria, dove pure le medesime compagnie, attraversata l'Ucraina, dirigono usualmente i loro voli per raggiungere il Sud Est asiatico.
La rotta attraverso il Medio Oriente in fiamme viene di norma praticata anche dall'australiana Qantas, che, segnata da un quinquennio di guasti e grane finanziare, ha preso tanto rapidamente le distanze dai disastrati cieli ucraini.
Partito da Dubai con un volo della compagnia in questione, il fondatore delle gettonatissime guide turistiche Lonely Planet Tony Wheeler ha scritto infatti sul suo blog del suo passaggio, nel Nord dell'Iraq, sopra Mosul «recentemente occupata dall'Isis». «Ma è sorprendente», rimarcava l'editore australiano, «come da 40 mila piedi appaia tutto così pacifico».
LE ROTTE SOPRA MOSUL E TEL AVIV. Ormai il governo centrale di Baghdad ha perso il controllo sulle caserme e sulle basi depredate: dopo Israele, il maggiore arsenale in Medio Oriente per potenza di armamenti.
Ma mentre (come in Somalia e in Mali) buona parte dello spazio aereo afghano, ingestibile per Kabul, è da anni offlimits ai voli di linea europei, Siria e Iraq sono accessibili, nonostante il rischio di missili terra-aria, sparati da una fetta consistente di territorio.
In Medio Oriente, nonostante le minacce dirette di Hamas sull'aeroporto e l'invasione di terra a Gaza, neanche l'Aviazione civile israeliana ha chiuso i cieli dello Stato in guerra con la Palestina: al Ben Gurion di Tel Aviv si continua ad atterrare e decollare, attraverso una deviazione obbligatoria a Nord.

Compagnie in fuga dalla Libia, tensioni nel Sud Est asiatico

Come in Medio Oriente, anche in Nord Africa pesa l'incognita dei cieli libici.
Trafficato fino a dopo la caduta di Muammar Gheddafi, per ovvie ragioni commerciali anche italiane, da mesi lo scalo di Tripoli è il pomo della contesa delle milizie armate. Dopo decine di razzi piovuti sull'aeroporto internazionale, si è arrivati a un precario cessate il fuoco.
Non bastasse il ricordo delle tragedie aeree di Ustica e Lockerbie, riconducibili per ragioni diverse a piste libiche, nel maggio scorso anche lo spazio aereo sopra Bengasi è stato chiuso, per i violenti scontri nel capoluogo della Cirenaica. Compagnie europee come Alitalia e Lufthansa hanno sospeso i voli, mentre le locali Afriqiyah e Libyan Airlines hanno subito danni a 20 aerei.
MH730, L'IPOTESI DEL MISSILE. Nel Sud Est asiatico il rischio di essere colpiti da missili terra-aria è molto più basso che in Ucraina e nei teatri di guerra mediorientale. Eppure, proprio in questo angolo dell'Oceano pacifico sorvegliatissimo dagli Usa, dove si concentrano e si scontrano le mire territoriali di Cina, Giappone e anche Taiwan, l'8 marzo scorso tra Kuala Lumpur e Pechino si è dossolto nel nulla un Boeing 777 della Malaysian Airlines.
I suoi resti sono stati cercati (invano) fino al Polo Sud. E tra le prime piste, poi scartate, si parlò di un missile esploso per errore.

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