Petrolchimico Gela 130530145510
DOPO LA PROTESTA 19 Luglio Lug 2014 1507 19 luglio 2014

Eni, Descalzi: «Non andiamo via da Gela»

«Non chiudiamo e non licenziamo nessuno».

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Il petrolchimico di Gela.

Dopo la riunione dei sindacati dei lavoratori del gruppo Eni nella quale hanno programmato un sciopero generale previsto per l'intera giornata del 29 luglio contro «l'annuncio choc dell'azienda di mettere in discussione l'intero impianto strategico della chimica e della raffinazione in Italia», è arrivata la risposta dell'amministratore delegato Claudio Descalzi, in missione assieme al premnier Matteo Renzi in Mozambico, Paese nel quale Eni sosterrà un investimento di 50 miliardi di dollari sul gas e per la crescita del Paese: «Non abbiamo intenzione di andarcene da Gela né vogliamo toccare l'occupazione. Vogliamo di investire 2,1 miliardi in diversi progetti, tra i quali la trasformazione in raffineria verde per riconvertire il personale».
IN ITALIA PERDITA DI 5,9 MILIARDI. «Non abbiamo intenzione - ha chiarito Descalzi - di accedere agli ammortizzatori sociali né di chiedere contributi al governo. Ma dobbiamo trovare una nuova strada, perché la raffinazione non ha futuro non solo in Italia ma anche in Europa dove hanno chiuso 19 raffinerie». Il manager ha spiegato che dal 2009 l'azienda ha investito nel reparto della raffinazione 2,9 miliardi avendo perdite in Italia di 5,9. «Occorre trovare un'altra strada e sono fiducioso che si troverà una soluzione positiva per Gela, la Sicilia e l'Eni», ha concluso il manager.

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