Economia 21 Luglio Lug 2014 1505 21 luglio 2014

Condè Nast chiude Myself

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La copertina del numero di giugno 2014 di Myself, l'ultimo in edicola. Voleva vincere in edicola, non ce l'ha fatta. Myself, ultimo nato tra i mensili di Condé Nast, non è arrivato a compiere tre anni di vita. L'edizione cartacea chiude. Eppure al suo debutto, nell'autunno del 2011, aveva fatto gridare al miracolo con numeri altissimi nelle prime due uscite: 322 mila copie il 25 ottobre e una tenuta a 280 mila copie a novembre. Poi la diffusione si è attestata sulle 70 mila copie edicola e 30 mila abbonamento, secondo i dati Ads aggiornati a maggio 2014. Troppo lontane queste copie dai numeri del debutto e, soprattutto, troppo poche secondo l'a.d. di Condé Nast, Giampaolo Grandi, che ha annunciato la chiusura il 21 luglio 2014, per attirare investiori pubblicitari. Tanto che alla metà del 2014 la raccolta del mensile è ferma a 3,5 milioni di euro, lontanissima dai 7 milioni attesi dagli inserzionisti come fatturato 2014. Da qui la decisione di chiudere, prima che le perdite - pari a 1 milione di euro nel primo semestre 2014 - lievitassero. «Penso che Myself sia uno dei migliori giornali che abbiamo fatto» ha detto Grandi. «Ma i grandi clienti pubblicitari si stanno spostando da paid media al digitale, e questo penalizza soprattutto i brand nuovi». RESTA L'EDIZIONE ONLINE, GIORNALISTI ESODATI O RICOLLOCATI La rivista rimane in vita online, con il sito che diventerà da settembre un canale di Vanity Fair, contando su 6,5 milioni di lettori. E la redazione? Per il direttore, Valeria Corbetta, e il vicedirettore, Rossella Venturi, non c'è un futuro in Condè Nast, mentre ai 12 giornalisti, che lavorano stabilmente sulla rivista, Grandi ha assicurato che non ci saranno nel loro caso licenziamenti o contratti di solidarietà. Sono previsti degli incentivi all'esodo - si parla di almeno 36 mesi di stipendio lordo, secondo le richieste espresse dal Cdr all'azienda - e di un ricollocamento nelle testate del gruppo dove ci sia un reale bisogno.

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