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ECONOMIA 24 Luglio Lug 2014 1740 24 luglio 2014

Crisi, Pil dell'Italia: il Fmi rivede al ribasso le previsioni

Il Fmi taglia stime su Pil 2014 dello 0,3%.

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Nel 2013 il Pil dell'Italia è stato al -1,9% e al -2,4% nel 2012.

Il Fondo monetario internazionale ridimensiona le speranze di ripresa economica del governo tagliando le previsioni di crescita per l'anno in corso dello 0,3 rispetto alle stime fatte ad aprile. Ed è allarme conti pubblici, con il deficit che - in presenza di una crescita anemica - potrebbe schizzare al di sopra del 2,6% previsto dal governo, poco sotto la fatidica soglia del 3% dell'Unione Europea.
Il pil dell'Italia, secondo il Fmi, è destinato quest'anno a salire dello 0,3% (rispetto al -1,9% del 2013 e il -2,4% nel 2012). Nel prossimo anno è previsto che acceleri a +1,1% (stima confermata). Una stima in linea con il +0,2% stimato dalla Banca d'Italia e da Confindustria.
RENZI: «PRE LA VITA DELLE PERSONE NON CAMBIA NULLA». «Che la crescita sia dello 0,4 o 0,8 o 1,5 non cambia niente per la vita quotidiana delle persone», ha commentato il premier Matteo Renzi, sottolineando che sarà «molto difficile» centrare la stima del +0,8% contenuta nel Def. «La nostra priorità è il lavoro. Ma le statistiche, credo, inizieranno a migliorare solo dal 2015», ha messo in evidenza Renzi, assicurando che entro il 21 settembre si dovrebbero riuscire a «pagare tutti i debiti della pubblica amministrazione» e la somma totale sarà «molto meno» di 60 miliardi, anche se la cifra esatta sarà calcolata entro 10 giorni.
FMI CONFERMA IL +1,5% NEL 2015. Nel 2015 l'economia italiana dovrebbe ripartire, in un contesto internazionale che ritrova slancio. Per il Fmi il pil è stimato accelerare al +1,5%. Ma la revisione al ribasso di quest'anno rischia di complicare i piani del governo: calcolando che il pil italiano vale circa 1.500 miliardi di euro, la differenza fra lo 0,3% stimato dal Fmi e lo 0,8% previsto dal governo vale circa 7,5 miliardi di euro e questo si traduce in 1,3-1,5 miliardi di euro in meno di entrate nelle casse dello stato stimate fra il 15-20% dei 7,5 miliardi. Una differenza 'pesante' considerando che solo per stabilizzare il bonus di 80 euro servirebbero nel 2015 circa 10 miliardi di euro.
ATTESA PER IL DATO ISTAT SUL SECONDO TRIMESTRE. L'attenzione è ora al 6 agosto, quando è previsto che l'Istat diffonda il dato sul Pil del secondo trimestre. Una eventuale revisione al ribasso farebbe automaticamente salire il deficit, ora stimato al 2,6%. Se l'Istat certificasse una ripresa anemica (l'ultima forchetta indicata dall'istituto di statistica è tra -0,1, e sarebbe il secondo trimestre consecutivo con il segno meno, e +0,3%), il rischio è quello, in mancanza di una eventuale manovra, di un deficit in aumento al 2,9%, a un soffio dal fatidico 3% dell'Unione Europea.
DEBITO IN AUMENTO DEL 4,7% DA INIZIO 2014. C'è poi un debito che galoppa: a maggio, in un solo mese, è aumentato di 20 miliardi, peggiorando il precedente record negativo, a 2.166,3 miliardi, in aumento del 4,7% dall'inizio dell'anno. Il susseguirsi di stime di crescita basse lascia intravedere la possibilità di una revisione al ribasso delle previsioni anche da parte del governo nell'aggiornamento del Def a settembre.
TAGLIATE ANCHE LE STIME SUL PIL MONDIALE DELLO 0,3%. Parabola simile al Pil Italiano dovrebbe avere secondo gli analisti del Fmi anche Prodotto interno lordo mondiale che è attesso in ascesa nel 2014 del 3,4% (-0,3 punti percentuali rispetto alle stime di aprile), per poi accelerare al +4,0% (stima confermata) nel 2015.
A pesare è la 'frenata' degli Stati Uniti nel primo trimestre per l'inverno rigido e le prospettive meno ottimiste su alcuni mercati emergenti.
FMI: «POLITICA MONETARIA RESTI ACCOMODANTE NELLE ECONOMIE AVANZATE». Anche per questo il capo economista del Fmi, Olivier Blanchard, pur definendo positive le ultime misure della Bce ha spiegato come sia ancora «troppo presto per valutarne gli effetti e se l'inflazione resta bassa ulteriori misure dovrebbero essere considerate». «La politica monetaria non può però fare tutto da sola», ha specificato.
Il Fmi ha auspicato quindi che la politica monetaria resti accomodante in tutte le economie avanzate, anche se le prospettive economiche e di inflazione richiederanno una graduale normalizzazione in momenti diversi.

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