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AZIENDE 25 Luglio Lug 2014 1300 25 luglio 2014

Alitalia, referendum senza quorum sui tagli

Scontro tra i sindacati. L'azienda: «Firmate tutti o salta accordo».

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Gabriele Del Torchio, amministratore delegato di Alitalia

Non è stato raggiunto il quorum al referendum sui tagli al costo del lavoro in Alitalia. La Uilt, che non ha firmato, ha quindi sostenuto che l'accordo non sia valido. Ma Filt Cgil, Fit Cisl e Ugl Trasporto Aereo hanno replicato: «Trattandosi di referendum abrogativo, sulla base delle regole dell'intesa sulla rappresentanza, resta confermata la validità degli accordi».
Il vettore, ribadendo in ogni caso «l'efficacia degli accordi del 16-17 luglio», ha dal canto suo espresso preoccupazione per lo scontro tra le sigle sindacali e precisato come per Etihad l'accordo di tutti i sindacati sia imprescindibile. «La coesione e la condivisione delle scelte da parte di tutte le sigle sindacali» sono «essenziali per il completamento con successo delle intese con Etihad», ha specificato l'azienda in una nota dell'azienda.
VIA LIBERA ALL'AUMENTO DI CAPITALE. L'assemblea degli azionisti del vettore italiano, durata oltre cinque ore, ha intanto approvato il bilancio 2013 e l'aumento di capitale fino a 250 milioni di euro, da offrirsi in opzione ai soci in proporzione alla quota di capitale posseduta. Lo si legge in una nota al termine dell'assemblea.
SMENTITO ULTIMATUM ETIHAD. Secondo alcune indiscrezioni di stampa, il ceo di Etihad James Hogan avrebbe fissato un ultimatum alla compagnia, dicendo che se non si chiude entro lunedì 28 salta tutto. Ma l'amministratore delegato di Alitalia Gabriele Del Torchio ha smentito: «Non mi risulta», ha tagliato corto parlando coi giornalisti.
Anche altre fonti vicine alla compagnia degli Emirati hanno negato che sia stato chiesto ad Alitalia di chiudere l'accordo entro lunedì 28 luglio.
DEL TORCHIO: «AUMENTO DI CAPITALE IMPORTANTE». Del Torchio ha aggiunto più tardi: «Oggi abbiamo fatto un passo importante perché abbiamo deliberato un aumento di capitale funzionale all'accordo con Etihad. Ha contribuito molto il risultato del referendum, grazie al grande senso di responsabilità dei lavoratori che hanno votato a favore. Nei prossimi giorni continueremo a lavorare con Etihad, anche in questo weekend, prima concludiamo e meglio è».
Spiegando che il tema Etihad non era previsto nell'assemblea del 25 luglio, Del Torchio ha aggiunto: «Ci sono ancora alcuni passaggi da espletare. Auspico che tutti i sindacati firmino, per assicurare un clima di pace sociale e collaborazione. Penso che già nei prossimi giorni ci sia qualche incontro e credo che prevarrà il senso di responsabilità».
LUPI: PER POSTE INVESTIMENTO STRATEGICO. Quanto alle voci su possibili nuovi partner nell'operazione Etihad-Alitalia, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi ha commentato: «Non mi sembra che le Poste vogliano uscire dall'azionariato di Alitalia. Mi sembra che il cda abbia deliberato la strategicità dell'investimento».
Il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha invece parlato di Alitalia in un incontro a Palazzo Chigi con Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit, e Giovanni Castellucci, di Autostrade per l'Italia e di Atlantia spa.
UILT: «ACCORDO INAPPLICABILE». Sul fronte dei lavoratori, non è stato raggiunto il quorum al referendum sui tagli al costo del lavoro in Alitalia. Lo ha annunciato il segretario generale aggiunto della Uilt Marco Veneziani, precisando che hanno votato in 3.500 su 13.200 lavoratori.
L'accordo sui tagli firmato solo da Cgil, Cisl, Ugl e Usb «non può essere applicato agli iscritti della Uilt, alle sigle non firmatarie e ai non iscritti», ha detto Veneziani. «Adesso bisogna tornare al tavolo e fare un nuovo accordo». Di parere opposto Filt Cgil, Fit Cisl e Ugl Trasporto Aereo.

Rosso record nel 2013: bruciati in 5 anni 1,4 miliardi

La sede di Alitalia a Fiumicino.

La nuova Alitalia ha bruciato nel 2013 oltre un milione e mezzo di euro al giorno: il rosso all'ultima riga del bilancio, una perdita record intorno ai 569 milioni (che non è ancora ufficiale ma emerge solo da indiscrezioni), se confermato è destinato a segnare il peggior risultato della sua storia: 1,412 miliardi bruciati in 5 anni.
I bilanci tracciano la caduta libera della compagnia risorta con il Piano Fenice dalle ceneri della vecchia Alitalia, nata libera dai macigni del passato che soffocavano l'ex compagnia di bandiera: esuberi, debiti, aerei e attività da dismettere, tutto cancellato, lasciato in una bad company in liquidazione.
BILANCIO 2009. È la sintesi del primo anno di vita: la perdita è di 326 milioni, circa 800mila euro al giorno.
Al 31 dicembre il debito ammonta a 799 milioni. Ricavi a quota 2.921 milioni, 21,8 milioni i passeggeri trasportati.
BILANCIO 2010. Dopo il primo esercizio da start up, nel secondo anno di vita la nuova compagnia sembrava aver invertito rotta verso l'ottimismo: ancora perdite, ma il rosso si riduce a 168 milioni, circa 460mila euro al giorno. A fine anno il debito resta in linea a 839 milioni. Ricavi a 3.225 milioni di euro (+14,1%), 23,4 milioni di passeggeri (+7,4%).
BILANCIO 2011. I conti restano in rosso ma migliorano ancora. La perdita è di 69 milioni, scende a circa 190mila euro al giorno.
Il debito a 854 milioni. Ricavi a 3.478 milioni (+7,9%), 25 milioni i passeggeri (+5,5%).
BILANCIO 2012. Il rosso esplode: rispetto all'anno precedente la perdita è quadruplicata, sale a 280 milioni: circa 765mila euro bruciati ogni giorno. Al 31 dicembre il debito sfonda quota un miliardo (1.028 milioni). Ancora in crescita i ricavi a 3.594 milioni, in calo a 24,275 milioni i passeggeri.
BILANCIO 2013. Arriva il tracollo. I conti semestrali, secondo l'ultimo dato ufficiale, registrano una perdita già superiore a quella dell'intero anno prima: 294 milioni. Se confermata, una perdita annuale di 569 milioni raggiunge poco più del doppio del rosso del 2012.

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