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ECONOMIA 25 Luglio Lug 2014 1745 25 luglio 2014

Confindustria: «Al Sud 600 mila posti in meno»

Nel Mezzogiorno bruciati 47,7 mld di Pil.

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Sede di Confindustria.

Confindustria ha lanciato un allarme sulla situazione economica dell'Italia meridionale dopo sette anni di crisi, che hanno colpito il Sud con «effetti durissimi» secondo l'associazione degli imprenditori.
NECESSARI «INTERVENTI ROBUSTI». Pertanto, secondo Confindustria, sono necessari «interventi robusti» per amplificare i «timidi segnali positivi» sulla ripresa delle attività produttive. Il bilancio degli ultimi sette anni è comunque pesantissimo per il Mezzogiorno: «Pil in calo di 47,7 miliardi, quasi 32 mila imprese in meno, oltre 600 mila posti di lavoro perduti, 114 mila persone in cassa integrazione, quasi due giovani meridionali su tre disoccupati», il quadro tratteggiato dagli industriali.
CHECK UP MEZZOGIORNO. I dati sono contenuti nel rapporto Check Up Mezzogiorno, sullo stato di salute dell'economia meridionale elaborato da Confindustria e Srm-Studi e Ricerche per il Mezzogiorno.
CALO DEGLI INVESTIMENTI PUBBLICI E PRIVATI. Adeprimere l'economia meridionale, secondo il rapporto, «è soprattutto il dato degli investimenti pubblici e privati, diminuiti di quasi 28 miliardi tra il 2007 e il 2013». Un calo di «oltre il 34%, con punte di quasi il 47% nell'industria in senso stretto e del 34% nell'agricoltura e nella pesca», nonostante si tratti di due settori in cui è forte la specificità del Mezzogiorno.
POCHI SEGNALI POSITIVI. Tra i timidi segnali positivi, Confindustria ha sottolineato la crescita del numero delle società di capitali (+3,2%), delle nuove imprese condotte da giovani (50mila nel solo 2013) e dei turisti stranieri, in alcune Regioni. Sul fronte del credito, invece, sono stati registrati «segnali contraddittori»: gli impieghi nel Mezzogiorno «continuano a scendere (8,4 miliardi di euro in meno rispetto al 2012), mentre i crediti in sofferenza hanno ormai raggiunto i 35 miliardi di euro». Tuttavia, nei sondaggi più recenti, le imprese hanno fatto rilevare una «lieve attenuazione» della restrizione nelle condizioni di accesso al credito.
GLI INDUSTRIALI CHIEDONO RIFORME. Per rimettere in moto il Sud secondo l'associaizone degli industriali «è necessaria la decisa attuazione delle riforme istituzionali e strutturali (fisco, energia, semplificazione, riduzione strutturale dei tempi di pagamento della Pubblica amministrazione)». Ma non solo: a questi provvedimenti «deve accompagnarsi una politica economica chiaramente orientata allo sviluppo», che preveda «un pieno ed efficace impiego delle risorse della politica di coesione» europea. Allentare il Patto di stabilità interno ed escludere da quello europeo le spese cofinanziate è «un nodo decisivo» da sciogliere. Per farlo «la credibilità del Paese è una condizione fondamentale».

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