Economia 25 Luglio Lug 2014 1123 25 luglio 2014

Non solo Crysler, tutti vogliono l'auto Usa

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Il mercato americano dell'auto nel 2014 potrebbe superare la barriera dei 18 milioni di vetture vendute. Un record. Il mercato dell’auto americano preme sull’acceleratore e, per la prima volta dal 2007, punta a superare la barriera dei 18 milioni di vetture venduti entro la fine del 2014. «Superata la metà anno, è chiaro che il potenziale del settore si sta pienamente realizzando», ha detto in un rapporto Alex Coustas, economista di Bmo Economics. Nonostante alcuni indicatori in chiaroscuro, le previsioni per il terzo trimestre sono positive, con i consumatori sempre più favorevoli a cambiare macchina, come dimostra il fatto che nel secondo trimestre negli Stati Uniti si è già arrivati a 16,6 milioni di veicoli  acquistati. A fare da traino è la combinazione ottimale di un miglioramento della fiducia, di tassi di interesse bassi e di invecchiamento del parco macchine (l’età media è salita a 11,4 anni). «I rivenditori sono ottimisti sulle prospettive di crescita continua», ha detto Ghram Debes, direttore generale di Bmo Harris Bank. In questo contesto non stupisce che ci sia dell’interesse da parte straniera per i giganti americani. Ecco perché. 1. CHRYSLER: È INCIMA AI DESIDERI IN EUROPA Quella che fa più gola è Chrysler, che viaggia con una marcia in più delle altre: le immatricolazioni a giugno sono cresciute del 9%, il miglior giugno dal 2007 e il 51esimo mese consecutivo di aumenti delle vendite. Inoltre nel primo trimestre il fatturato era aumentato del 18% a 18,99 miliardi di dollari ed erano sì state riportate perdite nette per 690 milioni, ma solo perché la società aveva avuto oneri straordinari per 1,2 miliardi di dollari, tra cui quelli legati al pagamento della quota al Veba, il fondo del sindacato United Auto Workers. Si è parlato due volte della società guidata dall’amministratore delegato Sergio Marchionne: prima per voci di un possibile interesse di Volkswagen per l’intero gruppo, poi per una possibile fusione con Psa Peugeot Citroen, che darebbe vita al quinto gruppo mondiale e consentirebbe di ridurre i costi e di migliorare la presenza sui mercati emergenti. Per ora piovono smentite,  in entrambi i casi Fiat è stata esplicita su un no categorico, ma i dubbi restano.

Ford ha confermato le stime per l'intero 2014 a 7-8 miliardi di dollari. 2. FORD MOTOR: CONVINCONO I NUMERI DEL SECONDO TRIMESTRE Nei tre mesi finiti a giugno 2014, Ford ha registrato un aumento del 6,3% dei profitti a 1,31 miliardi di dollari, il miglior periodo dal secondo trimestre 2011 e il ventesimo attivo consecutivo. A influire positivamente è stato appunto il risultato del Nord America, dove si è avuto un utile operativo record di 2,44 miliardi di dollari, ma ha aiutato anche il risultato a sorpresa in Europa, dove è arrivato il primo attivo in tre anni, 14 milioni di dollari. Questo ha bilanciato le perdite in Sud America (in rosso per 295 milioni). Anche se il fatturato è calato dell’1% a 37,4 miliardi di dollari, Ford ha confermato le stime sui profitti dell'intero anno 7-8 miliardi di dollari. E la casa di Dearborn conta di cogliere i frutti degli elevati investimenti a partire dal 2015 con un aumento dei volumi, dei ricavi e dei margini. Quanto alle singole aree operative, prevede un utile pre-tasse in nord America ancora in calo rispetto allo scorso anno e un margine operativo tra l'8% e il 9%, a causa del lancio dell'innovativa versione del pick-up F-150. 3. GENERAL MOTORS: IL MARCHIO È DA RILANCIARE Sorte diversa invece per General Motors, che ha subito il durissimo contraccolpo del maxi ritiro di auto e degli incidenti che hanno provocato la morte di 13 persone. Nel secondo trimestre il colosso di Detroit ha visto calare i profitti dell’85% a causa di oneri straordinari per 1,2 miliardi di dollari (1,5 al lordo delle tasse) appunto collegati alle vetture richiamate. La vicenda continuerà a pesare, come del resto aveva già gravato sui conti nel primo trimestre: Gm ha fatto sapere di avere destinato 400 milioni di dollari, che potrebbero salire a 600 milioni, al fondo per il risarcimento delle vittime che sarà attivato il primo agosto, come anticipato da Kenneth Feinberg, che aveva gestito i risarcimenti alle vittime dell’11 settembre e del disastro petrolifero nel Golfo del Messico e che gestisce anche il fondo di Gm. I profitti per 1,39 miliardi in Nord America e per 315 milioni in Cina, non sono bastati ad annullare il rosso da 305 milioni in Europa. Il fatturato complessivo è stato di 39,65 miliardi di dollari, in rialzo dai 39,07 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso, ma sotto i 40,6 miliardi attesi dagli analisti.

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