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FINANZA 26 Luglio Lug 2014 1304 26 luglio 2014

Argentina verso default: Kirchner attacca Griesa

Buenos Aires contro il giudice Griesa che ha bloccato i fondi.

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La presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner.

L'Argentina verso il default, il secondo in 13 anni.
La scadenza del 30 luglio è ormai alle porte e un accordo fra Buenos Aires e gli hedge fund appare lontano.
I toni dello scontro a distanza restano alti, con il presidente Cristina Fernandez de Kirchner che attacca indirettamente il giudice Thomas Griesa, accusandolo di aver bloccato il versamento effettuato dall'Argentina per pagare i titolari di bond che hanno aderito al concambio.
Le risorse depositate presso le banche - è la tesi dell'Argentina - mettono il Paese al riparo dal rischio di default. Ma si tratta di un'argomentazione da verificare in termini di legge e che sarà probabilmente respinta.
NON SI SBLOCCA L'IMPASSE. Gli hedge fund intanto attendono e, secondo indiscrezioni, nel caso in cui l'Argentina presentasse un accordo preliminare scritto potrebbero considerare l'ipotesi di chiedere una sospensione della sentenza.
La delegazione argentina con l'incarico di trattare è rientrata a Buenos Aires dopo soli due giorni di confronto, e neanche con i fondi speculativi che continua a non voler incontrare. I rappresentati del governo, infatti, hanno avuto contatti solo con Daniel Pollack, il mediatore incaricato di facilitare un'intesa fra le parti.
Due giorni che non sono bastati a sbloccare l'impasse sui pagamenti. E le speranze degli investitori per un'intesa si affievoliscono: Morgan Stanley ha alzato al 50% negli ultimi giorni le chance di default dell'Argentina contro un 30% della scorsa settimana.
«Vogliamo trattare. C'è bisogno di tempo e questo tempo è chiamato sospensione della sentenza», ha affermato il capo di gabinetto, Jorge Capitanich.
Il riferimento è a quanto deciso dalla giustizia americana, ovvero che l'Argentina per poter pagare i titolari di bond che hanno aderito al concambio deve pagare allo stesso tempo gli hedge fund che non hanno accettato lo swap.
TERMINE ULTIMO IL 30 LUGLIO. Il termine ultimo per il pagamenti dei bond ristrutturati è il 30 luglio: nel caso in cui l'Argentina non lo facesse sarà default.
Buenos Aires si difende e afferma di aver versato i fondi necessari al pagamento di chi ha aderito al concambio. Risorse che - mette in evidenza il governo argentino - sono state bloccate dal giudice Griesa, l'autore della sentenza a sfavore di Baires, confermata dalla Corte Suprema americana.
Una sospensione della sentenza consentirebbe all'Argentina di evitare che entri in vigore la clausola Rufo (Rights Upon Future Options), con la quale chi ha accettato lo swap del debito potrà chiedere rimborsi maggiore nel caso in cui l'Argentina paghi di piu' chi non ha accettato lo swap. E le richieste - secondo le stime di Buenos Aires - potrebbe salire a 500 miliardi di dollari, una cifra che dal punto di vista finanziario di Buenos Aires sarebbe «disastrosa»'. Il presidente Cristina Fernandez de Kirchner e il suo governo rassicurano gli argentini: «Restate calmi, la vita va avanti».

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