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CULTURA 27 Luglio Lug 2014 0700 27 luglio 2014

Napoli, IoCiSto: se la libreria è dei cittadini

A Napoli sono scomparse 27 attività in due anni. Ora nasce la prima ad azionariato popolare.

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da Napoli

IoCiSto è nata da un'iniziativa dello scrittore Ciro Sabatino. © ImagoEconomica

In uno stabile storico di via Cimarosa, in uno spazio vuoto da allestire con idee e saperi, i napoletani ritroveranno i libri che amano, il teatro dimenticato, gli autori inediti.
Centinaia di persone si sono riunite, il 21 luglio, per dar vita alla prima libreria ad azionariato popolare d’Italia. L’idea nata dal basso, dai cittadini, ha come obiettivo la riconquista di spazi da destinare alla cultura, dopo la chiusura di decine di librerie in città. L’iniziativa IoCiSto, lanciata sui social, è divenuta realtà.
Napoli negli ultimi anni ha perso i suoi punti di riferimento culturali. Librerie e cinema storici sono finiti, uno dopo l’altro, sotto la scure della crisi, del caro fitti, del calo delle vendite.
PERSE 27 LIBRERIE IN DUE ANNI. L’ultima in ordine di tempo è stata la libreria Loffredo. Lo scorso 28 maggio ha chiuso i battenti lo storico negozio in via Kerbaker, nel quartiere Vomero. In fumo 150 anni di storia e centinaia di libri, abbandonati sugli scaffali a raccogliere polvere.
Una realtà centenaria perduta per sempre che si aggiunge alla lunga lista delle attività costrette a chiudere bottega come la Deperro, la Libri&Libri, la Macchiaroli, la libreria Athena, la Liguori di Monte Sant'Angelo e quella di via Mezzocannone. Tutte librerie indipendenti e a conduzione familiare. Ma non sono state le uniche, la crisi non ha risparmiato neppure i nomi più importanti: i tre punti vendita Guida, in via Merliani, in piazza del Martiri e quello in via San Domenico Maggiore e i due negozi Mondadori in via dei Mille e in Piazza Trieste e Trento. In assenza di statistiche certe sui numeri della crisi del settore librario, attraverso il semplice calcolo empirico, si contano 27 attività chiuse nel corso degli ultimi due anni.
LO SGOMBERO DELLE BANCARELLE DI PORT'ALBA. E l’elenco non sembra finito qui. Perché è del 9 luglio la notizia dello sgombero delle bancarelle di libri usati in via Port’Alba, a pochi passi da Piazza Dante e a ridosso del conservatorio San Pietro a Majella di Napoli. I vigili hanno proibito la vendita di volumi a cielo aperto. Oggi il posto delle bancarelle è occupato da un parcheggio per auto in sosta selvaggia.
Dai vicoli del centro storico, si risale di nuovo, con un viaggio immaginario in funicolare, verso il quartiere bene di Napoli, il Vomero. Stesso destino, seppur partendo da una concezione imprenditoriale del tutto diversa, è stato quello del megastore di via Luca Giordano, Fnac. Saracinesche abbassate dal mese di maggio e subentro, non senza aspre polemiche da parte di cittadini e lavoratori, della nuova società Trony, che ha relegato al piano inferiore, in uno spazio di poco più di 25 metri quadri, gli scaffali con i libri. Rigorosamente tutte le novità e i best seller del momento.

L'iniziativa di Ciro Sabatino: tutto è nato da un post su Facebook

Il post di Ciro Sabatino su Facebook.

Una passeggiata davanti ai cartelli con la scritta ‘fittasi’ esposti sulle serrande abbassate dei negozi che un tempo ospitavano cinema e librerie, l’ha fatta, due mesi e mezzo fa, Ciro Sabatino. Giornalista, editore e scrittore napoletano che, dopo l’amara scoperta della totale negazione della cultura in un quartiere che conta 120 mila abitanti, ha postato un messaggio di rabbia su Facebook: «Ma mica ce la vogliamo aprire noi una libreria meravigliosa? Se avete soldi (qualsiasi cifra) e ci volete pensare fatemelo sapere. Io ci sto».
Sabatino ha raccontato a Lettera43.it come tutto sia nato da questa provocazione. «Quello che è accaduto dopo il mio post ha dell’incredibile. Subito 100 persone mi hanno detto che si sarebbero impegnate anche a metterci del danaro».
300 SOCI, QUOTA DI 50 EURO. Da quel momento è scattato un fenomeno virale che ha messo insieme centinaia di persone. Oggi l’associazione conta più di 300 soci che al grido di IoCiSto vogliono restituire a Napoli e ai napoletani spazi di auto-cultura.
Ma sarebbe improprio credere che si tratti di una tradizionale libreria con mensole e scaffali. In via Cimarosa si punta su una nuova idea di gestione di uno spazio «per restituire al quartiere una maggiore attenzione a realtà minori: piccole case editrici di qualità, scrittori che non hanno luoghi per poter presentare le proprie opere».
Per partecipare alla start up, è stata fissata una quota associativa di 50 euro. Il sistema di raccolta fondi a sostegno del progetto è quello della crowdfunding. Ma più che utilizzare questo termine ai soci piace parlare di metodo Supersantos, «come la colletta che facevamo da ragazzini per acquistare il pallone, solo così si poteva cominciare a giocare», ha spiegato spiega il promotore.
L'ESPERIMENTO DEL CROWDFUNDING. Il crowdfunding è in realtà un sistema di finanziamento collettivo molto riuscito. Un gruppo di persone, attraverso la Rete, raccoglie denaro per sostenere un progetto, un’idea. Utilizzato anche in politica, è stato, ad esempio, il metodo vincente alla base della campagna elettorale di Barack Obama.
Associato al mondo della cultura il primo esperimento di successo è avvenuto in Francia con la campagna Tous Mecenes (tutti mecenati) del Louvre. Attraverso le donazioni delle web community, è stato raccolto 1 milione di euro per acquistare da un collezionista privato il dipinto Le tre grazie di Cranach.
Anche in Italia e proprio a Napoli, con il crowdfunding migliaia di persone hanno finanziato la ricostruzione di Città della Scienza, dopo l’incendio del 4 marzo 2013 che devastò parte del museo scientifico.

Obiettivo: diventare una S.p.a. con massimo cinque azioni a testa

Con la libreria dei cittadini promossa da IoCiSto Napoli ci riprova. Attraverso le sottoscrizioni si potranno acquistare ‘giornate’ da trascorrere in via Cimarosa o ‘pezzi’ dei 300 metri messi a disposizione dalla struttura, per presentazioni o rappresentazioni.
«I soci vedranno la trasformazione dei luoghi, passo dopo passo, assisteranno alla preparazione degli allestimenti, alla sistemazione dei volumi, all’esposizione delle opere», spera Sabatino.
VENDITA AL VIA IN AUTUNNO. Dopo la raccolta fondi, in autunno, si comincerà con la vendita vera e propria, ma al di là dei servizi tradizionali «agli avventori si offrirà la possibilità di vivere un’esperienza». Esperti di letteratura, libri su richiesta consegnati direttamente a casa in meno di 24 ore, sono solo alcuni dei servizi offerti.
L’idea è quella di trasformare l’associazione in una vera e propria S.p.a., dove chiunque potrà comprare un’azione, non più di cinque, poiché l’iniziativa è avulsa da qualsiasi particolarismo e individualismo. «Noi crediamo nel sogno, certamente ambizioso, di fare qualcosa per gli altri, senza cadere nel classico atteggiamento, tipico di noi napoletani, del fare per avere qualcosa in cambio. Facciamo cultura per la cultura. A volte basta avere un’idea per non morire».
«DAGLI ANNI 70 MANCA UN'IDEA VINCENTE». La stoccata di Sabatino arriva anche a coloro i quali hanno vissuto di cultura fino a oggi, ma che non sono riusciti a mantenerne il primato, fallendo. «Ciò che è mancato in questi 10 anni di profonda crisi del settore è stata l’idea vincente. Dopo Feltrinelli, che negli Anni 70 ha intrapreso un metodo nuovo di diffusione del sapere, il nulla».
La colpa di questo immobilismo culturale lo scrittore non l’attribuisce solo a soggetti pubblici ma anche a quelli imprenditoriali. «Il Comune e la Regione oggi non hanno soldi da investire e non possono rispondere al grido d’aiuto di tutti coloro i quali sono in difficoltà. Il segreto sta nel guardare ai soggetti istituzionali con un rapporto tra pari, solo così le idee originali saranno premiate».

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