Matteo Renzi 140710213808
EDITORIALE 28 Luglio Lug 2014 1658 28 luglio 2014

Crisi economica, per l'Italia torna lo spettro Grecia

Debito pubblico fuori controllo e riforme a rilento. Così il nostro Paese rischia di trovarsi con la Troika in casa.

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Matteo Renzi.

Riforma del Senato, Italicum.
Letti astraendosi della quotidianità della politica, che in questo periodo essi occupano in toto, sono l'estremo tentativo della partitocrazia di sopravvivere a se stessa.
Il colpo di coda di quell'autoreferenzialità che è sommamente responsabile del progressivo distacco tra il Palazzo e i cittadini.
L'obiettivo della estenuante discussione, al di là degli appelli di rito ai dettami della Costituzione profanata (fino al grottesco ambaradan sulla deriva autoritaria), è l'abbarbicarsi sulle proprie rendite di posizione, la paura di veder erosi gli ultimi privilegi che i partiti ancora conservano.
UN OSTRUZIONISMO CHE SA DI MALAFEDE. In primis, quello di essere non cinghia di trasmissione tra istituzioni e società, ma tra politica e un malaffare incarnato da corporazioni e settori corrotti del nostro sistema industriale, inesauribile fonte di scandali (Expo e Mose gli utlimi di una lunga sequela).
Si capisce allora, per esempio, che per un partitito minore (Ncd, Sel, Fratelli d'Italia o l'atomistica Scelta civica ) la soglia di sbarramento all'8% è esiziale perchè gli toglierebbe ogni potere di veto, azzerandone di colpo la flebile rappresentanza.
Così come per i senatori la trasformazione di Palazzo Madama in una assemblea non elettiva emanazione dei territori cancellerebbe un bel po' di poltrone su cui hanno sin qui trovato comoda sistemazione.
Naturalmente ogni riforma, tanto più queste che hanno carattere epocale non foss'altro che se ne parla da decenni, è perfettibile. Ma nell' addurre ogni sorta di distinguo (cristallizzato negli oltre 7 mila emendamenti che gravano sulla riforma del Senato) per sabotare tutto c'è di mezzo una cospicua dose di malafede.
RIFORME VITALI RESTANO NEL CASSETTO. Può essere che Matteo Renzi sia uno che ha troppa fretta, può essere che alla sua strategia degli annunci non seguano a ruota azioni concrete, ma di qui a parlare di atteggiamento dittatoriale ce ne vuole.
E peggio ancora accusarlo di non aver rispettato la tabella di marcia che un po' troppo baldanzosamente si era imposto nel suo debutto a Palazzo Chigi.
Ma come, sono anni e anni che si aspetta la nuova legge elettorale, una soluzione alla farraginosità del bicameralismo perfetto e una riforma come dio comanda del mercato del lavoro, e i suoi avversari stanno con l'orologio in mano a stigmatizzare come compunte maestrine i giorni di ritardo?
Piuttosto, il tema è un altro. Ogni giorno che passa con la politica impegnata allo spasimo a tenere il governo ostaggio di questioni legate alla sua sopravvivenza, è un giorno rubato all'affrontare problemi veri e più prosaici.
La stime di crescita del Pil italiano, ovvero per l'anno corrente un +0,8% su cui si è disegnato il documento di programazione economica, saranno drammaticamente disattese.
Se va bene, si arriverà a un +0,3%.
ECONOMIA IN STALLO, RISCHIAMO IL COMMISSARIAMENTO. Così come una spending review dagli incerti contorni e voci di bilancio date sicure in entrata, per esempio i 4 miliardi derivanti da una privatizzazione delle Poste rinviata a tempi migliori, restringono drammaticamente la coperta e impegnano l'esecutivo in una spasmodica caccia a nuove risorse.
Personalmente, fatichiamo a pensare che con questi numeri si possa evitare quella manovra correttiva che palazzo Chigi e il ministero dell'Economia fin qui smentiscono.
Di sicuro, impegnati tutti, dal premier, ai ministri, all'ultimo parlamentare, in una battaglia campale sulla riscrittura delle regole, i temi economici passano in cavalleria.
Sono la vera emergenza, ma nessuno se ne occupa fuorché enunciarli in favore di telecamere.
Così sull'autunno futuro si proiettano fondamentali da incubo, numeri fuori controllo.
Uno in particolare: viaggiando su questi ritmi il debito italiano arriverà presto a toccare la soglia del 140%.
La stessa che in Europa fece scattare l'allarme Grecia e le conseguenti brutali azioni di contenimento da parte della Troika.
Stiamo per rivedere, come nell'agosto del 2011, i fantasmi di un Paese commissariato, magari con l'onta che ciò avvenga mentre siamo noi a guidare l'Eurozona?

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