Marco Fortis 140728163527
INTERVISTA 28 Luglio Lug 2014 1558 28 luglio 2014

Manovra, Fortis: «Renzi e Padoan al lavoro per evitarla»

L'economista: «La rigidità è contro la crescita».

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Manovra sì, manovra no. Manovra forse. Di recente la Banca d’Italia ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Prodotto interno lordo (+0,2% rispetto al +0,8% previsto dal governo nel Def, il Documento di economia e finanza), circostanza che rischia di portare a un peggioramento del rapporto deficit/Pil, al momento previsto al 2,6%, e di avere riflessi negativi sul raggiungimento del pareggio di bilancio previsto per il 2016.
UNA «TASK FORCE» PER IL PREMIER. Anche per questo il governo di Matteo Renzi ha deciso di nominare una nuova squadra di consiglieri economici, fra cui spuntano i nomi dell’ex rettore della Bocconi Guido Tabellini, di Veronica De Romanis (economista nonché moglie di Lorenzo Bini Smaghi, già nel board della Bce), Tommaso Nannicini, anch’egli bocconiano e frequentatore della Leopolda renziana e Marco Fortis. Che a Lettera43.it, precisa: «La mossa del premier non è in alcun modo tesa a commissariare il lavoro del ministro Padoan». Si tratta, dice il vicepresidente della fondazione Edison, di un «gruppo di personalità» che più semplicemente darà una mano al segretario Pd.

Marco Fortis.


DOMANDA. Qualcuno vi ha già definiti come «la squadra per fare la manovrina», altri hanno parlato di un commissariamento del ministro Padoan.
RISPOSTA. Personalmente sono stato interpellato per fornire un contributo su temi che riguardano la politica industriale e il commercio estero. Padoan è una persona estremamente competente, non c’è nessun tipo di commissariamento. Questo è un gruppo che ha l’obiettivo di dare informazioni specifiche su temi particolari al presidente del Consiglio.
D. Il governo è al lavoro per evitare una manovra correttiva. E i dati di Bankitalia, che hanno rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil, non fanno dormire sonni tranquilli.
R. La situazione economica dell’Italia e più in generale di tutta l’area euro è fiacca, anche la Germania andrà incontro a una crescita zero. La domanda interna resta debole e il commercio estero nei Paesi extra-Ue non sta andando bene viste le tensioni geopolitiche.
D. La manovra dunque ci sarà?
R. Sia Renzi sia Padoan sono al lavoro per evitare una manovra correttiva, ma in un contesto simile i parametri fiscali dell’Eurozona stridono per la loro rigidità se confrontati con le politiche che stanno portando avanti realtà come gli Stati Uniti, il Giappone e la Gran Bretagna che crescono perché investono.
D. Il viceministro dell’Economia, Enrico Morando, ha affermato che «il successo delle riforme migliorerà le aspettative sull’Italia e porterà maggiori investimenti dall’estero».
R. È inutile ridurre ad aspetti strettamente economici la portata di queste riforme. Certo è che per anni l’Italia è stata vista come un Paese ingovernabile e di conseguenza ha pagato caro il prezzo della crisi. Intervenire sulla legge elettorale e mettere fine a un bicameralismo anomalo che rallenta le decisioni rappresenta per i mercati un grande passo avanti.
D. Sulle nostre teste aleggia ancora lo spettro del famigerato spread?
R. Non mi meraviglierei se lo spread potesse risentire in maniera importante di questa situazione. La Spagna, che ha un deficit più che doppio rispetto all’Italia e un debito pubblico che sta arrivando al 100% del Pil, ha uno spread migliore perché è ritenuta più governabile. Dobbiamo uscire dalla palude che esiste a dispetto dei risultati delle Europee.
D. Con uno scenario simile il bonus di 80 euro in busta paga, uno dei cavalli di battaglia del governo Renzi, diventerà strutturale o si tratta di un’illusione?
R. Si tratta di una somma che il governo si sta impegnando a rendere permanente e che produrrà gli effetti sperati quando i cittadini che la percepiscono saranno disposti a spenderne una parte perché ritengono che la situazione generale sia migliorata.
D. A oggi è una misura che non sembra aver inciso come sperato sull’economia del Paese.
R. Il discorso da fare è un altro. In 21 degli ultimi 22 anni l’Italia ha costantemente prodotto avanzi primari. Non c’è nessun altro Paese in Europa che abbia fatto quanto noi. Se i cittadini italiani capiscono questo e comprendono che i mercati non ci giudicano più come vulnerabili forse torneranno ad avere fiducia.
D. C’è poi il capitolo della spending review: 17 miliardi nel 2015 e 32 nel 2016. L’azione portata avanti finora da Carlo Cottarelli la convince?
R. L’aver avviato una sistematica iniziativa di razionalizzazione della spesa pubblica è un fatto positivo. Cottarelli è una persona preparata, mi sembra che stia analizzando al meglio alcune tipologie di spesa su cui bisogna necessariamente intervenire.
D. Il punto di partenza sono le municipalizzate. Bisognerebbe guardare altrove?
R. No, la trovo una visione corretta perché si tratta di aree di spreco, clientelismo e rendite di posizione. Per lo Stato dare dimostrazione di poter contribuire all’avanzo primario, non solo attraverso le privatizzazioni, è fondamentale. È un messaggio rivolto ai cittadini, ai mercati internazionali e alla Ue.
D. A proposito di privatizzazioni: Padoan punta molto sul piano che dovrebbe portare nelle casse circa 12 miliardi entro la fine del 2014.
R. Se riuscissimo ad accompagnare al taglio strutturale di spesa pubblica nuove entrate derivanti dalle privatizzazioni riusciremmo a rispettare molto meglio gli impegni europei dimostrando che la musica è realmente cambiata.

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