Economia 28 Luglio Lug 2014 1219 28 luglio 2014

Regione Sicilia, truffa da 175 milioni

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Una sede della banca giapponese Nomura Operazioni finanziarie "spericolate" decisamente antieconomiche, consulenti a libro paga della Regione siciliana e della banca d'affari giapponese Nomura, una maxi truffa alle casse regionali di oltre 175 milioni di euro. E sullo sfondo l'ombra di una maxi-tangente su cui, tempo fa, è stato interrogato in carcere l'ex governatore siciliano Totò Cuffaro. Sono gli ingredienti della complessa inchiesta condotta dalla Procura di Palermo che ha portato a un sequestro di 104 milioni tra denaro dell'istituto di credito e beni dei sette indagati. A rispondere di un'enorme truffa alla Regione - si parla complessivamente di 175 milioni - sono Fulvio Reina e Marcello Massinelli, due professionisti palermitani per anni consulenti di Cuffaro, in carcere per favoreggiamento mafioso, il presidente del Consorzio Aziende Sanitarie Siciliane, Marco Modica De Mohac, e quattro "ex manager" della filiale londinese della Nomura, come puntualizza lo stesso istituto: Armando Vallini, Andrea Giordani, Stefano Ghersi e Arturo De Visdomini. UN FLUSSO DI SOLDI DALLA REGIONE ALLA BANCA D'AFFARI. Tutto nasce da un esposto arrivato, nel 2003, alla Procura di Milano, in cui si segnala il fiume di denaro sborsato dalla Regione alla banca d'affari. Per competenza l'inchiesta arriva a Palermo e viene assegnata alla Guardia di Finanza che si imbatte in due diverse e sospette operazioni: una di cessione di crediti, l'altra di acquisto di derivati. Ma andiamo con ordine. Nel 2002 le Asl e alcuni ospedali, riuniti nel Consorzio Aziende Sanitarie Siciliane, cedono crediti per 630 milioni vantati nei confronti della Regione alla "Crediti Sanitari Regione Sicilia di Milano", una società cosiddetta "veicolo", emanazione della banca e con sede a Londra. La Nomura diventa dunque creditrice dell'ente siciliano che si impegna a pagare alla società cessionaria un tasso di interesse molto più oneroso rispetto alle condizioni di mercato. Un'operazione che, dicono dalla Finanza, fa lievitare i costi. "Se si fosse acceso un normale mutuo con la Cassa depositi e prestiti per ripianare i debiti il costo sarebbe stato, come abbiamo accertato nel corso delle indagini, di 105 milioni di euro contro i 226", spiega Francesco Mazzotta comandante del nucleo di polizia Tributaria. Solo un cattivo affare? Non lo credono gli inquirenti che continuano a indagare per capire se dietro l'operazione ci sia lo zampino di qualche politico e la "disattenzione" degli organismi regionali deputati a controllare. IL FILONE DEI DERIVATI, NOMURA NEL DOPPIO RUOLO DI CONSULENTE E CONTRO PARTE. L'altro filone di indagine riguarda la sottoscrizione di strumenti finanziari derivati tra la Regione e la Nomura PLC: la banca che ha vestito i panni sia di consulente che di controparte contrattuale. Secondo gli inquirenti, il contenuto dei tre contratti sarebbe stato "gravemente squilibrato" ai danni della Regione che ci avrebbe rimesso 60 milioni. Gli indagati avrebbero taciuto circostanze fondamentali sul contenuto dei contratti facendo credere ai funzionari della Regione che si trattava di operazioni economicamente convenienti. L'inchiesta è stata condotta anche attraverso rogatorie internazionali che hanno accertato che parte dei guadagni illeciti sarebbe stata destinata dalla Nomura Plc a due società off-shore (con sedi in Irlanda e alle Isole Vegini) riconducibili a Reina e Massinelli. I due avrebbero intascato circa 20 milioni. Una parte delle somme sarebbe stata accreditata su banche svizzere. Le indagini proseguono per scoprire se la conclusione dei contratti sia stata "sponsorizzata" e agevolata da politici compiacenti coinvolti, se ciò fosse provato, in una maxi corruzione. Sul punto la Finanza è andata in carcere ad interrogare Cuffaro, legato a filo doppio ai due suoi ex consulenti.

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