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BASSA MAREA 29 Luglio Lug 2014 0615 29 luglio 2014

La riforma del Senato è un salvagente per l'Italia

Dalla Germania agli Usa: i dati macroeconomici destano preoccupazione. Se dovesse tornare burrasca sui mercati, il nostro debito pubblico sarebbe tra i più esposti. A meno che il Paese non dimostri di sapersi rinnovare.

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Il premier Matteo Renzi.

Mentre in Italia si discute, sulle riforme, anche le economie europea e americana si raffreddano e questo offre la misura di quanto sarà difficile per noi tornare davvero a crescere.
Si può pensare che la riforma di Palazzo Madama così come congegnata finora sia un pericolo per la democrazia, come dicono Beppe Grillo, la Lega, Sel e vari professori e senatori, anche della maggioranza.
Ma poiché di pericoli per la democrazia ne abbiamo sentito parlare tanto e da tanto tempo, soprattutto da parte dei sostenitori della “Costituzione più bella del mondo” cioè intoccabile (ma non esiste una procedura precisa per modificarla un poco qua e là, dopo 70 anni?), non vorremmo che tutto fosse intoccabile in questo Paese. Qualcuno pensa forse che il nostro sistema sia un modello di stimolo all’innovazione e alla crescita? Ci sono varie altre riforme istituzionali da fare, e forse nonostante tutto la fine del bicameralismo perfetto è la meno difficile di tutte. Figuriamoci il resto.
ANCHE LA GERMANIA S'È FERMATA. Le istituzioni sono comunque agli ormeggi in un mare che al momento, e con la disoccupazione attuale, è battuto da un vento più forte di ogni altro, quello dell’economia. Se ci guardiamo attorno, non c’è da stare allegri.
La locomotiva d’Europa, la Germania, si è fermata nel secondo trimestre, ha detto la Bundesbank, a causa delle preoccupazioni geopolitiche (Ucraina e Medio Oriente) e per una frenata dell’immobiliare. L’ufficio statistico federale è previsto che dia i dati ufficiali il 14 agosto. La Germania è un terzo dell’Eurozona.
ATTESA PER I DATI DEL 30 LUGLIO. Il 30 luglio il Bureau of Economic Analysis del ministero del Commercio americano pubblica alle 14.30 ora nostra i primi dati sul Pil del secondo trimestre dopo avere portato quelli del primo a un pessimo -2,9% con la seconda revisione annunciata il 25 giugno scorso. Non c’è dubbio che fra tutti i dati in calendario per questa metà anno, e forse alla fine per l’intero 2014, quello del 30 luglio è il più atteso. Il -2,9% è stato definito dai più una anomalia statistica influenzata soprattutto dal maltempo invernale. Dopo il 30 sapremo valutare. Intanto le aspettative di un vigoroso rimbalzo dei dati, dominanti un mese fa, si sono fatte più prudenti.
USA COL FRENO A MANO TIRATO. Negli Stati Uniti la ripresa dell’immobiliare, in atto da un anno e più, si è fermata. Il Fondo Monetario, che in genere arriva tardi, ha diminuito le previsioni per l’intero 2014 da +2 a +1,7 che è sempre una prospettiva ottima vista da questa Europa, ma sarebbe il dato annuale più debole da quando la recessione Usa è ufficialmente finita cinque mesi fa.

Neanche il 2014 segna la fine del clima di incertezza

La direttrice del Fmi Christine Lagarde e la cancelliera tedesca Angela Merkel.

È la seconda revisione al ribasso dopo quella del 16 giugno, quando il Fondo era passato da 2,8 a 2. Per fortuna il Fmi prevede sempre un buon secondo trimestre per gli Stati Uniti e quindi si aspetta per il 30 luglio un dato ampiamente positivo e una crescita effettiva robusta nella seconda parte di quest’anno.
Neppure il 2014 comunque segna un’uscita dal clima di ripresa debole che aleggia dal 2009. In altre parole, nemmeno il 2014 segna la fine delle ipoteche che la crisi finanziaria del 2007-2009 ha gettato sulla prima economia del mondo, e sulla nostra.
MANCA LA SPINTA DEL CONSUMATORE. I record di Wall Street, nell’era del computer trading dominato da grossi operatori che poi aggirano le norme fiscali sugli utili realizzati con compravendite a getto continuo, fanno più paura che coraggio; l’indebitamento complessivo del sistema è altissimo, più alto di sette anni fa; la vera solidità della maggior parte delle grandi banche di Wall Street, le Sib o Sistemically Important Banks, è meno forte di quanto si pensi e in linea o quasi con quella delle consorelle europee, sostiene il Global Capital Index creato da Thomas Hoenig, vice presidente della Federal Deposit Insurance Corporation, con la Fed il maggiore regolatore del mercato bancario americano. E infine il ritorno in forza sul mercato del consumatore americano ancora non c’è perché il 90% delle famiglie ha perso potere reale d’acquisto, e il consumatore è il 75% del Pil.
I REDDITI ARRANCANO. I redditi arrancano, per il 90% degli americani. La ricchezza poi della famiglia mediana, quella al 50% esatto della scala, era di 88 mila dollari, attualizzati, nel 2003 ed è di 56.500 dollari oggi, un declino del 36% con il grosso delle perdite a partire dal 2007 secondo l’ultimo studio della Russell Sage Foundation intitolato Wealth Levels, Wealth Inequality and the Great Recession (giugno 2014).
Aspettiamo il 30 luglio. L’ultimo National Activity Index della Fed di Chicago, uno dei vari superindici complessi in cui confluiscono un’ottantina di dati settoriali, segna quasi stagnazione.
L'INCOGNITA DEL DEBITO ITALIANO. Insomma, c’è da aspettarsi qualche mese difficile con la Germania ferma e gli Stati Uniti mai così poco veloci da cinque anni. Questi sono elementi importanti del quadro macroeconomico in cui inserire i tormentati passaggi e la difficile ricerca italiana di riforme efficaci. Mentre il grande debito pubblico italiano, e i costi del suo finanziamento, continuano a crescere. Se dovesse esserci di nuovo vera burrasca sui mercati, in un sistema globale che a partire dagli Stati Uniti ha solo apparentemente tamponato le peggiori falle emerse sei anni fa, quanto varrà il debito pubblico italiano, se nel frattempo il Paese non avrà lanciato chiari segnali sulla capacità di sapersi riformare?

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