Economia 30 Luglio Lug 2014 1114 30 luglio 2014

Alitalia-Etihad, 3 ostacoli verso l'accordo

  • ...

Jamens Hogan, numero uno di Etihad, ha ricordato ai vertici di Alitalia che il termine ultimo per raggiungere un accordo è il 31 luglio 2014. Da un lato i sindacati che litigano su un referendum (su contratto e costo del lavoro) privo di valore legale. Dall’altro, soprattutto, i soci che stanno lesinando le risorse basilari per tenere in piedi la compagnia. Del tira e molla su Alitalia non è stanco soltanto James Hogan, il boss di Etihad, ma anche Matteo Renzi. Il premier ha convocato, sotto l’egida del sottosegretario Graziano Del Rio, a Palazzo Chigi i vertici dell’Alitalia, le banche azioniste e soprattutto Poste per una riunione decisiva nella mattina del 30 luglio 2014. Sono due i possibili esiti: o le parti ammettono che l’operazione non sta in piedi e che la Magliana è destinata a fallire, ipotesi molto remota; oppure tutti questi litigiosi attori fanno ammenda e promettono ai futuri soci arabi di rispettare i paletti imposti da Hogan, numero uno di Etihad, che vuole chiudere l'accordo entro il 31 luglio. Inutile dire cosa auspica il premier, che non vede l'ora di chiudere questo capitolo. Ma sulla strade la matrimonio Etihad-Alitalia ci sono tre nodi che difficilmente si possono risolvere con la mediazione della politica. Eccoli. 1) CHI METTE DAVVERO I SOLDI? Nella lettera all'amministratore delegato di Alitalia, Gabriele Del Torchio, intercettata dall’Ansa, Hogan – che fino a 24 ore prima gettava acqua sul fuoco - ha ricordato innanzitutto che la dead line per l’operazione è quella del 31 luglio. Quindi ha sottolineato sia che il modello Midnewco imposto da Poste (Francesco Caio versa risorse non nella vecchia Cai, ma in una scatola societaria diversa che poi si scioglierà in una terza newco dove gli arabi avranno il 49%) potrebbe rallentare il deal sia che i soci italiani non hanno ancora garantito l’adesione all’aumento di capitale da 250 milioni. Sul primo versante c’è il timore che la schema ideato da piazza San Silvestro finisca per presentare un quadro nel quale Poste ha il 5%, gli altri italiani il 46% e gli Emiri sono al 49%. E tanto basterebbe all’Unione europea per sancire che Alitalia è controllata da un soggetto extracomunitario e per bloccare il deal. I 250 milioni dell'aumento bastano solo fino alla fine del 2014 Per certi aspetti più complessa l’evoluzione dell’aumento di capitale da 250 milioni. Questi sono soldi che servono a garantire sia l’attività fino a fine anno sia a vincolare i vecchi soci (Banche, quello che rimane dei capitani coraggiosi di Cai, le stesse Poste) al pagamento dei debiti pregressi e del costo dei contenziosi. Al riguardo, nella sua missiva, Hogan chiede conto anche delle controversia con Carlo Toto su alcuni aerei dati in leasing. I problemi sono nati quando Caio ha reso noto di voler sottoscrivere soltanto la parte di sua spettanza della ricapitalizzazione (circa 50 milioni). Il manager ex Olivetti e Indesit ha poi cambiato idea (metterà fino a 65 milioni) ma ormai era noto a tutti quale fosse il vero problema: con il ritiro di Air France e della stragrande maggioranza dei soci italiani, nessuno vuole prendersi in carico l’altissimo inoptato. Se si dà per scontata la partecipazione di Intesa, Unicredit e delle stesse Poste restano da recuperare almeno cento milioni. Anche perché prima l’Immsi di Roberto Colaninno, poi l’Atlantia dei Benetton hanno comunicato di voler ridurre il loro impegno.

Francesco Caio, a.d. di Poste Italiane si è detto disponibile a partecipare all'aumento di capitale di Alitalia con un esborso di 65 milioni di euro.
2) IL TIMORE DI CONTENZIOSI RECORD CON I LAVORATORI Il boss di Etihad Hogan si è anche detto preoccupato  per la «mancanza di chiarezza sulla situazione sindacale». Come si sa, la Cgil non ha firmato l’accordo sugli esuberi, la Uil quelli su contratto e taglio del costo lavoro, mentre la Cisl ha siglato tutto quello che c’era da siglare. Susanna Camusso ha chiarito che per il sindacato la partita è chiusa. Come dire che le intese, anche quella non firmata da corso d’Italia, sono vincolanti e che i ritardi nella nascita di Alihad vanno imputate altrove. La confederazione di Luigi Angeletti ha preteso un referendum sugli accordi (che poi non ha raggiunto il quorum) e ha iniziato un’aggressiva campagna acquisti di tesserati ai danni delle altre sigle. Raffaele Bonanni ha richiamato i colleghi a maggiore serietà, acccusandoli di «giocare con il fuoco». Gli arabi potrebbero chiedere una pax sindacale come i tempi di Cai Gli arabi non metterebbero in dubbio l’applicabilità delle intese firmate. Temono però che in assenza di pax sindacale l’operazione Alitalia possa fallire. Infatti lo schema scelto sugli esuberi (una parte in mobilità e una parte espulsi dal perimetro aziendale con la cessione di rami d’azienda) non è immune da ricorsi davanti al giudice del lavoro. Cai nacque anche sulla promessa dei sindacati confederali di garantire la piena attività. E infatti non si ricordano negli ultimi sei anni scioperi selvaggi. 3) IL MURO DI BRUXELLES: MANCA ANCORA L'OK DELL'UE Il futuro socio arabo, prima di firmare gli ultimi accordi alla Magliana e investire 1,2 miliardi, attende la «conferma del via libera preliminare dell'Ue sugli aiuti di Stato». Si legge anche questo nella mail inviata da Hogan a Del Torchio. Ma sul versante europeo le cose non vanno meglio. Siim Kallas, commissario ai Trasporti e falco estone mai tenero con l’Italia, avrebbe già fatto sapere di nutrire molti dubbi su chi comanda alla Magliana. E se il governo non gli dimostra che Hogan è solo un socio di minoranza, non darà l’autorizzazione necessaria. Il ruolo di Poste può essere visto come un aiuto di Stato Allo stesso modo considererebbe l’ingresso di Poste (controllata dal Tesoro) null’altro come un aiuto di Stato. Anche per questo Francesco Caio avrebbe chiesto una partnership industriale (cargo, vendita dei biglietti) più estesa. Non sono pochi i dubbi poi sulla risposta della Ue al tentativo italiano di aumentare l’operatività a Linate come chiesto da Etihad. Bruxelles avrebbe fatto sapere che i nuovi voli devono essere spalmati tra tutte le compagnie e non affidati soltanto ad Alithad.

Correlati

Potresti esserti perso