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ORE DECISIVE 30 Luglio Lug 2014 0640 30 luglio 2014

Crisi, Argentina sull'orlo del default

Si cerca un'intesa dell'ultimo minuto.

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La presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner.

L'Argentina sull'orlo del default cerca un accordo dell'ultima ora. Le trattative proseguono e la Borsa di Buenos Aires vola in chiusura salendo del 6,5% sulla speranza di un accordo che scongiuri il secondo default in 13 anni. I toni però restano alti, con il presidente Cristina Fernandez de Kirchner che attacca il giudice Thomas Griesa, accusandolo di non essere stato neutrale, e gli hedge fund che stanno compiendo una vera aggressione nei confronti del Paese. Kirchner incassa anche l'appoggio del presidente brasiliano Dilma Rousseff: la minaccia contro l'Argentina è un precedente pericoloso, il Mercosur non può lasciare che gli speculatori colpiscano i mercati del credito.
SCADENZA IL 30 LUGLIO. Intanto, i titolari di bond argentini denominati in euro che hanno aderito al concambio chiedono al giudice Griesa di sospendere la sentenza, che prevede il pagamento nello stesso tempo da parte di Buenos Aires di chi ha accettato lo swap e degli hedge fund che non lo hanno fatto. Il termine ultimo per pagare i titolari che hanno aderito al concambio è il 30 luglio e nel caso in cui il pagamento non fosse effettuato, per l'Argentina si tratterebbe di default.
DIVERGENZE IRRISOLTE. «Restano divisioni non risolte», ha spiegato Daniel Pollack, il mediatore incaricato di facilitare un accordo fra gli hedge fund e l'Argentina.
Sugli sviluppi della vicenda c'è incertezza, afferma Elliott Management, uno degli hedge fund che si è visto riconoscere dalla giustizia il diritto di essere rimborsato per intero sui bond.
LAGARDE MINIMIZZA L'IMPATTO DEL DEFAULT. Un default dall'impatto limitato, rassicura il direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (Fmi), Christine Lagarde. «Anche se un default è sempre spiacevole, non riteniamo che avrebbe un impatto forte su ampia scala», ha detto Lagarde.
Un default si tradurrebbe in richieste da parte dei titolari di bond per 29 miliardi di dollari, ovvero l'intero ammontare delle riserve estere dell'Argentina. Evitare il default e rispettare la sentenza americana implicherebbe invece, secondo Buenos Aires, pagamenti per 500 miliardi di dollari. Il rispetto della sentenza, confermata dalla Corte Suprema, farebbe scattare la clausola Rufo (Rights upon future options), ovvero la possibilità per chi ha accettato il concambio di chiedere rimborsi maggiori nel caso in cui l'Argentina pagasse di più chi non ha accettato lo swap.
SCENDONO IN CAMPO LE BANCHE. Secondo indiscrezioni riportate dal Wall Street Journal, le banche argentine si starebbero preparando a scendere in campo per aiutare Buenos Aires a evitare il default. Gli istituti starebbero lavorando a un piano per acquistare le pretese legali sui bond degli hedge fund, che dovrebbero chiedere alla giustizia americana di sospendere temporaneamente la sentenza.

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