Carlo Cottarelli
LA STOCCATA 30 Luglio Lug 2014 1951 30 luglio 2014

Tagli, Cottarelli: «Troppe spese per ridurre le tasse»

Il commissario: già impegnati futuri risparmi per 1,6 mld.

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Carlo Cottarelli.

Il Corriere chiama, Carlo Cottarelli risponde. Francesco Giavazzi sul quotidiano di via Solferino si chiedeva che fine avesse fatto il commissario per la spending review. Detto, fatto. Cottarelli si è fatto sentire, forte e chiaro, dalle colonne del suo blog.
DUBBI SUL DECRETO PA. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l'emendamento, votato alla Camera nel decreto Pa, che consente 4 mila pensionamenti nella scuola. Per coprire i costi si sono usati i risparmi futuri della spending. Il commissario, alle prese con il puzzle della spesa pubblica, ha lanciato l'allarme.
«Se si utilizzano risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentare la spesa stessa», ha spiegato chiaramente, «il risparmio non potrà essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro». E solo riducendo le tasse sul lavoro, ha aggiunto, si può creare nuova occupazione.
UNA QUESTIONE DI PRIORITÀ. Il nodo è chiaro. È una questione di priorità, di scelte. Se si fanno nuove spese non si tagliano le tasse sul lavoro. Ma più che una critica al governo, si tratta di un alert per la politica.
Quella di Cottarelli è la stessa chiave di lettura che trova sponda anche nel ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan. Non a caso, proprio durante l'esame del decreto della Pa, il sottosegretario Giovanni Legnini aveva espresso il parere contrario del ministero.
Il commissario lo ha scritto nero su bianco: «Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali. Era già successo nella legge di stabilità del 2014, nel decreto legge 4 di fine gennaio 2014 (per evitare il taglio delle spese fiscali) e nel decreto legge sulla pubblica amministrazione (per finanziare i pensionamenti dei funzionari “anziani”)».
NEL MIRINO LA QUOTA 96. Ora, però, secondo Cottarelli, «questa pratica sembra sia utilizzata per finanziare il pensionamento di alcuni lavoratori arrivati alla cosiddetta “quota 96” (una combinazione tra età e anni di servizio) e tenuti in servizio in base alle regole di pensionamento vigenti», cioè quelli «ingabbiati» dalla riforma Fornero e oggetto del decreto della Pa su cui il governo ha posto la fiducia.
In parole povere, secondo il commissario, si sono spese risorse che in cassa non c'erano.
«Il totale delle risorse che sono state spese prima di essere state risparmiate per effetto di queste decisioni ammonta ora 1,6 miliardi per il 2015».
LO SPETTRO DEI TAGLI LINEARI. Va però specificato che tecnicamente, la copertura c’è. «Ma questa è in realtà costituita da tagli lineari perché la promessa di future operazioni di revisione della spesa non può essere accettata come copertura sul piano giuridico».
Questo significa che le risorse derivate dalla revisione della spesa per il 2015 «non potranno essere usate per la riduzione della tassazione (o del deficit o per effettuare altre spese prioritarie). Oppure che si dovranno attivare i sopracitati tagli lineari».
Una tendenza che preoccupa Cottarelli: «Continuando così nuove spese saranno finanziate o tramite risparmi che non sono stati ancora approvati a livello politico o attraverso i famigerati tagli lineari che la revisione della spesa vorrebbe evitare».
CRITICA ALLA SPESA PENSIONISTICA. Questo per Cottarelli non significa chiudere i cordoni della borsa. «Naturalmente», continua il commissario nel suo post, «possono sussistere mille buoni motivi per alcune nuove spese». Anche se, fa notare Cottarelli, «la spesa per pensioni in Italia mi sembra già abbastanza elevata e la riforma delle pensioni era volta a contenerne la crescita».
Ma a una condizione: «Se il parlamento legittimamente decide di introdurre nuove spese dovrebbe contestualmente coprirle con tagli di spesa non lineare di pari entità, individuandoli per esempio tra le proposte di revisione della spesa già presentate in passato».
Utilizzare «presunti tagli lineari, in apparenza molto diluiti sull’intera amministrazione, per la copertura di nuove spese riduce il costo politico inevitabilmente legato all’individuazione di coperture vere, concrete, selettive». Senza dimenticare che con questo modus operandi, continua critico Cottarelli, «si finge di dimenticare che mentre una revisione selettiva della spesa ha l’obiettivo di aumentare l’efficienza della pubblica amministrazione a parità di prestazioni, i tagli lineari possono produrre per alcuni servizi una inevitabile riduzione delle prestazioni».
LE CONDIZIONI PER LA CRESCITA. Usare risorse provenienti da risparmi sulla spesa per aumentarla, impedisce, conclude il post, che il risparmio possa «essere utilizzato per ridurre la tassazione su lavoro. Condizione, a mio giudizio, essenziale per una ripresa dell’occupazione in Italia».

Brunetta: «Cottarelli svela l'imbroglio di Renzi»

Renato Brunetta nella sala stampa della Camera dei deputati.

Le osservazioni del commissario per la revisione della spesa non è passata inosservata a Renato Brunetta. Per il capogruppo forzista alla Camera, Cottarelli «svela l'imbroglio delle coperture di Renzi, vale a dire il continuo ricorso, da parte del governo, ai risparmi derivanti dalla spending review per finanziare altre spese, magari relative a norme di chiaro stampo clientelare».
Dello stesso tono il commento della Lega nord.
«La denuncia di Cottarelli sulla diffusa pratica ad autorizzare spese non coperte da spending review conferma le nostre tesi», ha detto il deputato del Carroccio Guido Guidesi, capogruppo in commissione Bilancio, «il governo sta spendendo soldi che non ci sono e non si sa se ci saranno. Matteo Renzi sta trascinando il Paese che governa verso la povertà e il default».
LA RISPOSTA DI BOCCIA. Immediata la reazione del piddino Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera. «Se il commissario Cottarelli è in vena di dare consigli sull'utilizzo dei risparmi di spesa sulle pensioni», ha scritto il deputato dem sul suo blog, «gli consiglio vivamente di rivolgersi prima al governo e solo successivamente al parlamento».
«Come Cottarelli dovrebbe sapere», prosegue Boccia, «una parte consistente dell'intero decreto di riforma della Pa deciso dal Consiglio dei ministri è coperto, per decisione iniziale del datore di lavoro di Cottarelli, il governo stesso, attraverso il medesimo meccanismo utilizzato per soli 416 milioni in cinque anni dal parlamento per i cosiddetti quota 96 della scuola. Insegnanti vittime, a suo tempo, di un grossolano errore di calcolo sulle date». «Andando in pensione ora», rileva Boccia, «questi insegnanti consentiranno l'ingresso di 4 mila nuovi giovani che, di sicuro, incideranno sulle politiche per il lavoro a cui guarda con attenzione lo stesso Cottarelli».

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