Economia 31 Luglio Lug 2014 1838 31 luglio 2014

Cdp vende il 35% ai cinesi per 2,1 miliardi

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Cassa depositi e prestiti Dopo il via libera del Cda, arriva la firma ufficiale sull'intesa che porta il 35% di Cdp Reti, la holding di controllo delle reti italiane dell'energia, nelle mani della cinese State Grid. Un'operazione da oltre 2,1 miliardi di euro, siglata questa mattina dai vertici di Cdp e State Grid Corporation of China, alla presenza del premier, Matteo Renzi, e del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan: l'accordo "è solo una tappa del processo di integrazione economica tra Italia e Cina che si rafforza quotidianamente", ha spiegato Padoan, con State Grid che dopo la firma ha avviato un tavolo di lavoro per cercare di capire in quali settori può estendere la propria presenza, con un occhio particolare alla distribuzione del gas e della luce. PROTOCOLLO D'INTESA CON ENEL. Lo stesso gruppo cinese ad aprile ha siglato un protocollo d'intesa con Enel per una possibile partnership nel campo della distribuzione elettrica. Al closing dell'operazione, quindi, oltre due miliardi di euro entreranno nella casse di Cdp, dopo i 400 milioni incassati con la cessione del 40% di Ansaldo Energia (sempre ai cinesi, di Shangai Electric) e i proventi della dismissione di Generali e della quotazione di Finantieri. Ma, avverte l'a.d. Giovanni Gorno Tempini, il pagamento al Tesoro di un dividendo straordinario non è ora in discussione, ne parleremo nelle sedi opportune.  Anche perché, sottolinea, gli incassi serviranno a riequilibrare la struttura patrimoniale di Cassa, dopo le spese sostenute per le operazioni Sace, Simest, Fintecna e Snam. «Nell'ultimo anno e mezzo - insiste il presidente Franco Bassanini - abbiamo contribuito alla riduzione del debito pubblico per circa 10 miliardi di euro». DA CDP IPOTESI DI UN INCASSO AGGIUNTIVO. Certo è che con le privatizzazioni in una situazione di relativa impasse, il Governo potrebbe insistere proprio su Cdp per ottenere un incasso aggiuntivo e straordinario prima della fine dell'anno, tanto più che una nota di Palazzo Chigi spiega come l'importo della cessione «verrà destinato al sostegno dell'economia nazionale». Non mancano le critiche, con Forza Italia che parla di "svendita" e non di integrazione con la Cina. «Col 51% manteniamo il controllo e non svendiamo», replica secco Bassaini. «Ci danno», ha sottolineato «più delle quotazioni attuali, delle medie degli ultimi 3 mesi e 6 mesi dei titoli di Snam e Terna. sono condizioni molto favorevoli per non avere ceduto il controllo».

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