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ALLARME 31 Luglio Lug 2014 1735 31 luglio 2014

Italia, Pil verso la stagnazione

Istat: «Recupero più difficile».

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La sede dell'Istat.

È un futuro sempre più nero quello dell'economia italiana.
L'Istat nella sua nota mensile ha riportato che «il recupero della crescita economica si annuncia più difficile di quanto prospettato».
«I segnali provenienti dalle famiglie e dalle imprese», prosegue la nota, «sembrano delineare una fase di sostanziale stagnazione dell'attività economica anche se emergono alcuni segnali positivi sull'occupazione».
FRENO ALLA RIPRESA. «La minor vivacità della domanda estera potrebbe costituire un ulteriore elemento di freno per la ripresa», avverte l'Istat. Guardando all'attività produttiva dell'industria (al netto delle costruzioni) nel secondo trimestre risulterebbe, «in base al modello di previsione mensile, moderatamente negativa». L'attuale fase di «debolezza del ciclo produttivo dovrebbe proseguire nel terzo trimestre come indicato dall'indicatore composito anticipatore». Indicatore che, «aggiornato a giugno, appare in lieve rallentamento».
Dall'altra parte della crescita stagnante ci sono le difficoltà nella realizzazione dei tagli selettivi, le cui risorse sono già in parte «impegnate» dal parlamento in questi mesi.
Il risultato della stagnazione, per usare le parole dell'Istat, comporta la riduzione degli incassi fiscali e la tensione nei conti pubblici.
Nessuna manovra è in arrivo sul 2014, ma sul 2015 tra promesse da onorare (stabilizzazione 80 euro, calo 10% Iva, estensione bonus a pensionati e partite Iva) e risorse già impegnate il compito si fa difficile.
16 MILIARDI DALLA REVISIONE 2015. Il premier Matteo Renzi ha detto di attendersi 16 miliardi dalla revisione della spesa nel 2015, ma altrettanto chiaramente il commissario Carlo Cottarelli ha spiegato come questi risparmi «futuri» sono già stati sottoposti ad una sorta di «erosione» parlamentare: 1,6 miliardi sono già stati impegnati.
Anche il premier mette le mani avanti: «La situazione economica nella quale siamo non è quella che avremmo voluto vedere», ha spiegato, «si immagina ripresa a livello europeo che non sta arrivando o sta arrivando in modo meno forte».
Poi corregge il tiro: «A me settembre non fa paura, non perché sono uno scriteriato, ma perché vedo i dati».
Ma per il 2015 è partita la caccia alle risorse: obiettivo ridurre il deficit e attuare politiche pro-crescita.
Per evitare tasse si puntava sulla spending review di Cottarelli, che aveva promesso 17 miliardi. Di questi 2,7 miliardi sono già stati trovati con il decreti Irpef. Ma dandodici un'occhiata si scopre già che i conti hanno qualche criticità.
14 MILIARDI PER STABILIZZARE GLI 80 EURO. Ne servono 14,3 solo per stabilizzare gli 80 euro e il calo del 10% Irap anche nel 2015.
«Siamo sicuri che abbiamo le coperture», ha assicurato Renzi. Servono poi 4,9 miliardi per correggere il deficit (come previsto dal Def), circa 3 miliardi per evitare che scattino tagli agli sconti fiscali previsti come clausole di salvaguardia. Ci sono poi le spese non rinviabili (come le missioni all'estero).
Ma soprattutto servono risorse per onorare la promessa di estendere il bonus di 80 euro anche ai pensionati e ad alcune partite Iva.

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