Economia 1 Agosto Ago 2014 1313 01 agosto 2014

Alitalia: perché è l'aumento dei ricatti

Etihad ha dato risposta positiva. Slitta all'8 agosto la decisione sull'aumento di capitale di 300 mln.

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James Hogan, il numero di Etihad ha avuto il compito di spiegare ai soci arabi perché gli italiani tergiversavano e prendevano tempo nonostante Alitalia sia tecnicamante fallita. Alla fine la risposta della compagnia aerea araba su Alitalia è arrivata ed è positiva, a dirlo è stato l'amministratore delegato del vettore italiano Gabriele Del Torchio, alla fine del consiglio di amministrazione della compagnia. «Sono contento» ha aggiunto. «Ora dobbiamo fare degli approfondimenti». Nel frattempo, l'ex compagnia di bandiera ha aperto le procedure di mobilità per 2.171 dipendenti di Alitalia e di AirOne, come previsto dall'accordo per 2.251 esuberi firmato da Fit-Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporto Aereo e non dalla Filt-Cgil. Gli altri 80 addetti hanno infatti già cessato il rapporto di lavoro. La procedura interessa 1.590 addetti di terra, 126 piloti e 420 assistenti di volo Alitalia e 35 dipendenti di terra di AirOne. Entro il 10 settembre verranno definite le uscite volontarie, dopo si aprirà la seconda fase che coinvolgerà quanti avranno rifiutato gli incentivi. HOGAN GRAN TESSITORE DELLA FUSIONE PLACA GLI ARABI Fondamentale nella trattativa è stato il ruolo di Hogan, che ha testato le sue doti di mediatore con i non meno malleabili governi indiano e serbo, ha chiesto di pazientare. E ha ricordato ai soci arabi che il gioco valeva la candela. La ragione? Con Alitalia si può cercare di rompere il monopolio delle tre grandi alleanze (Oneworld di British, Skyteam di Air France, Star alliance di Lufthansa) sfruttando lo status di vettore comunitario per superare i limiti regolamentari di Open Sky.  E non c'è dubbio che di tempo ne serve ancora. E non solo perché non è ancora chiara la dinamica dell'aumento di capitale da 300 milioni di euro. Come se non bastasse, all'orizzonte, si aprono altri due nodi difficili da gestire: le banche chiedono un risarcimento dopo le condizioni di favore garantite a Poste, i Benetton non vogliono essere trattati come un socio minore. Così il giorno dopo della scadenza fissata dagli arabi per chiudere l'accordo, i nodi da sciogliere prima di arrivare alla firma sono ancora tre. 1) AUMENTO DI CAPITALE: 300 MILIONI NON BASTANO ANCORA Il primo agosto, i 24 soci di Alitalia si sono riuniti in assemblea per portare da 250 a 300 milioni di euro la dotazione dell'aumento di capitale e per garantire liquidità all'azienda, che da settembre avrà la cassa vuota. Decisoine che a fne riunione è poi slittata al  prossimo 8 agosto. Resta ancora da chiarire chi metterà davvero i soldi. Solo Poste, infatti ha deliberato in cda il suo impegno che è di 70 milioni di euro. Come è noto, i futuri azionisti arabi non vogliono che un euro del loro investimento da 1,2 miliardi finisca nella vecchia Alitalia. Ma anche Poste, azionista già con il 19,46% ha strappato lo stesso trattamento. E tanto basta per capire lo stallo di questi giorni sull'aumento di capitale. Va da se che banche e quello che rimane dei capitani coraggiosi dovranno accollarsi più pendenze. Eppure, nessuno sa quanto. Questo perché la nuova Alitalia ha certificato 562 milioni di debiti nell'ultimo esercizio, ma la compagnia potrebbe dover affrontare l'esito di contenziosi civili pari ad almeno 200 milioni. Per non parlare di altri 200 milioni che servono alla Magliana per garantire l'attività a fine anno. Possibile che ai soci venga chiesto di salire fino a 550 milioni Non a caso, secondo quanto ha riportato il Messaggero è ipotizzabile che in assemblea del cda dell'8 agosto i soci si trovino costretti a uno sforzo aggiuntivo sul capitale: «un'opzione per un importo almeno di 550 milioni comprensivi di sovrapprezzo».

Francesco Caio, a.d. di Poste Italiane ha deciso di investire 70 milioni di euro nella nuova Alitalia.
2) POSTE HA CONDIZIONI DI FAVORE, SECONDO LE BANCHE. E VOGLIONO UN RISARCIMENTO Se potessero, le banche creditrici di Alitalia (Intesa, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio) scapperebbero dalla Magliana. Hanno dovuto accettare di trasformare un terzo dei 560 milioni di debiti nelle loro mani in crediti junior (difficilmente saranno rimborsati), mentre il resto diventerà carta, azioni dell'Alitalia. Saranno poi chiamati ad aprire una nuova linea di credito da almeno 300 milioni. Al momento hanno ottenuto che Poste - la quale potrà versare soldi nella Newco - non ottenga dividendi. Ma non è ancora sufficiente. Con in mano quasi la metà di Cai, pretendono garanzie sulla quotazione di Alitalia in modo da vendere i loro titoli e recuperare parte di quanto investito. E chiedono che l'accordo con Etihad diventi operativo già in autunno. Per banche Caio è un protetto di Renzi A margine va segnalato che questa vicenda ha segnato un solco nei rapporti tra il settore e il Governo Renzi. Unicredit, Intesa, Mps e Popolare di Sondrio sarebbero convinte che dietro la protervia di Francesco Caio, ci sia la protezione di Matteo Renzi. Il quale - a loro dire - avrebbe appoggiato le condizioni di Poste, soltanto per scaricare sulle banche i costi dell'aumento di capitale di Alitalia.

Aeroporti di Roma è la controllata di Atlantia che vanta un credito di 40 milioni da Alitalia. 3) IL RILANCIO DEI BENETTON (ATLANTIA), CHE VOGLIONO GLI ARABI IN ADR Come gli istituti di credito, anche il socio Benetton (7,4%) si sente un figlio di un Dio minore. Dopo la rimodulazione dell'aumento di capitale Atlantia ha visto salire il suo esborso da 15 a 45 milioni. Senza contare che rischia di dover fare uno sforzo in più se l'inoptato fosse più alto del previsto. Per questo l'azienda ha diffuso una nota nella quale si legge: «Sono in corso da parte di Atlantia le opportune verifiche e valutazioni circa la fattibilità della struttura, la parità di trattamento dei soci e gli impatti societari ed economici dell'intera operazione». Insomma, non sono mica convinti. In precedenza l'amministratore delegato, Giovanni Castellucci, si era detto stanco dei tira e molla di Poste e dei sindacati. Atlantia attravero la controllata Adr vanta un credito di 40 milioni da Alitalia Atlantia però controlla anche Aeroporti di Roma (Adr), la società che gestisce Fiumicino. Adr ha debiti pregressi verso la Magliana per una quarantina di milioni. Superabili, perché Hogan - a differenza di Air France - vuole aumentare l'operatività dello scalo. Ma Castellucci, forte dello sforzo da fare in fase di aumento di capitale, potrebbe chiedere agli arabi un'altra forma di ristoro: far entrare in Adr il munifico Abu Dhabi investment Authority, il ricchissimo fondo sovrano dell'Emirato.

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