Cina Hukou 140731152801
SVOLTA 1 Agosto Ago 2014 0610 01 agosto 2014

Hukou, la Cina cancella l'apartheid geografica

Nuove tutele per chi viene dalla campagna.

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da Pechino

Pechino ha deciso di riformare l'hukou, il sistema di residenza obbligatorio.

Storica svolta in Cina: il governo ha sancito in una circolare, distribuita mercoledì 30 luglio, la riforma dell'hukou, il sistema di residenza obbligatorio che è all'origine della grande diseguaglianza del Paese.
È un cambiamento enorme per il Paese, che di fatto elimina la distinzione tra cittadini, su cui si è basato il boom economico degli ultimi 30 anni. Che, però, è stata una sorta di grande apartheid tra gli abitanti delle metropoli e la popolazione rurale.
DISCRIMINAZIONI CINESI. L'hukou - chiamato anche huji - stabilisce, infatti, che i membri di una famiglia abbiano accesso a diritti, servizi e benefit sociali solo nella propria località di residenza. E se si spostano, li perdono.
Qualche esempio? I figli dei migranti che risiedono in città non possono andare a scuola come i loro coetanei, le pensioni dei contadini sono più basse di quelle dei cittadini e i terreni rurali valgono meno di quelli urbani.
PECHINO ORA CAMBIA. Ora, tuttavia, Pechino ha deciso di modificare gradualmente la situazione: quei migranti rurali che ormai vivono stabilmente nelle grandi città da anni, senza però avere accesso agli stessi diritti dei residenti urbani, sono destinati a essere messi sullo stesso piano di questi ultimi. Insomma, il primo passo per la fine delle discriminazioni.

Sistema antico per controllare le migrazioni nel Paese

In origine l'hukou era nato per controllare le migrazioni all'interno della Cina.

Ma cos'è esattamente l'hukou? Si tratta di un sistema antico, ideato in origine per controllare gli spostamenti della popolazione.
Dopo un lungo periodo di sospensione, fu reintrodotto dalla Cina maoista nel 1958, all'epoca del Grande balzo in avanti, il piano economico e sociale degli Anni 50, per legare la popolazione alle comuni popolari. Non era concepito solo come misura liberticida, bensì come strumento per garantire un welfare povero ma efficiente in un contesto di economia pianificata.
SPOSTAMENTI NEGLI ANNI 70. Con l'avvento del capitalismo di Stato, alla fine degli Anni 70, la popolazione cominciò a spostarsi e il processo fu incoraggiato poiché funzionale allo sviluppo industriale: i lavoratori migranti si riversarono nelle città e nelle Zone economiche speciali create da Deng Xiaoping, costituendo quell'esercito industriale di riserva che ha poi permesso alle imprese occidentali di delocalizzare e alla Cina di crescere sull'onda dell'export.
DISCRIMINAZIONI GEOGRAFICHE. L'hukou garantiva così forza lavoro a basso costo, perché i contadini immigrati non avevano né diritti e né potere contrattuale.
Si creò una liudong renkou (letteralmente «popolazione fluttuante») alla mercé dei potenti, in un regime economicamente inclusivo, ma socialmente e politicamente esclusivo. Una sorta di apartheid non basata sulla razza, ma sulla localizzazione geografica.
GLI AMMORTIZZATORI SOCIALI. Eppure spesso erano gli stessi migranti rurali a non volere il cambio dell'hukou.
Perché? Se in città avevano un lavoro senza la possibilità di accedere ai diritti, nelle fasi di recessione potevano tornare al villaggio dove, in virtù del proprio hukou rurale, avevano una serie di ammortizzatori sociali, certamente poveri, ma che permettevano loro di sopravvivere.

L'obiettivo della Cina è offrire diritti e servizi a tutti

Nel 2011 la popolazione urbana ha superato per la prima volta della storia quella rurale.

Oggi, però, la Cina vuole cambiare la sua economia e creare un grande ceto medio urbano che produca innovazione e tecnologia. Per fare questo, è necessario dare diritti e servizi a tutti. L'hukou, quindi, non corrisponde più alle esigenze della nazione.
Il suo cambiamento, tuttavia, deve avvenire gradualmente, secondo costume cinese, e soprattutto deve variare rispetto alla struttura amministrativa della Cina: la circolare distribuita stabilisce che devono essere rimossi i limiti di registrazione delle famiglie nei Comuni e nelle piccole città; devono essere allentati nelle città di medie dimensioni; e devono essere resi espliciti i criteri di registrazione, che non viene abolita, nelle grandi città.
FAR CRESCERE I CENTRI MINORI. Le differenze dipendono dal fatto che la leadership cinese teme che togliere semplicemente ogni restrizione indurrebbe milioni di abitanti delle campagne in cerca di fortuna a riversarsi nelle grandi città già intasate: un processo di urbanizzazione intenso e disordinato che è il contrario di ciò che si vuole ottenere ora, cioè un'urbanizzazione sostenibile.
In pratica, si vuole incentivare la popolazione ad andare nei centri minori e disincentivarla, invece, a concentrarsi nelle megalopoli.
SVUOTARE LE MEGALOPOLI. È questa l'idea di Cina che l'attuale leadership ha per il futuro: non più enormi città che sfuggono ormai di mano a qualsiasi pianificatore urbano, contrapposte a una campagna arretrata e semi svuotata, bensì tanti centri di media grandezza e a «misura d'uomo», come ama ripetere Pechino. Attorno, una campagna organizzata in grandi aziende agricole moderne che aumentino la produttività, così da avere a disposizione alimenti sufficienti per la crescente popolazione urbana.
BOOM DI RESIDENTI IN CITTÀ. Nel 2000, i contadini erano circa il doppio dei cittadini. nel 2010 i numeri erano circa equivalenti, nel 2011 la popolazione urbana ha superato per la prima volta della storia quella rurale.
Gestire questa transizione implica una grande operazione di ingegneria sociale, di cui la riforma - o graduale abolizione - dell'hukou è il cardine.

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