Economia 1 Agosto Ago 2014 1731 01 agosto 2014

Le sanzioni di Mosca le pagano le aziende

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Una fabbrica Volkswagen Le sanzioni inflitte a Mosca danneggiano anche le multinazionali europee e americane. Adidas, Volkswagen e MasterCard sono le prime di una lunga lista di aziende che stanno subendo danni collaterali delle misure imposte dagli Stati Uniti e dall'Unione europea alla Russia per la responsabilità nella crisi in Ucraina. Infatti le restrizioni, le più stringenti dai tempi della guerra fredda, colpiscono tutti i settori strategici della Russia: finanza, energia e difesa. CALANO LE VENDITE, CHIUDONO I NEGOZI. A subire maggiormente è Adidas, il secondo gruppo di articoli sportivi più grande al mondo. Secondo il Financial Times, l'azienda tedesca ha registrato un calo del 16% dopo aver comunicato che sarebbe stato impossibile per quest'anno raggiungere i profitti previsti, a causa della crisi in Ucraina. L'utile netto stimato è stato tagliato dai 930 ai 650 milioni di euro. Adidas, sponsor ufficiale della nazionale di calcio di Mosca, ha preso anche la decisione di chiudere alcuni dei punti vendita presenti sul territorio russo, per ridurre i rischi e proteggere i ricavi. Anche Volkswagen, anch'essa tedesca, soffre a causa dalla svalutazione del rublo riportando un calo dell'8% nelle vendite in Russia e Ucraina nel primo semestre del 2014, rispetto al semestre precedente.

Master card ha subito cali nelle transazioni L'ONDA LUNGA DELLE SANZIONI COLPISCE OLTREOCEANO. Anche i giganti americani come Visa e MasterCard devono fare i conti con le restrizioni all'operatività delle carte di credito internazionali. Sempre secondo il quotidiano economico inglese a causa di un calo delle transizioni transnazionali in Russia e in Ucraina, Visa ha abbassato ulteriormente le sue aspettative di profitto, seguita da altri colossi bancari americani: Bank of America ha quasi dimezzato la sua esposizione sul territorio per il 2014. Nonostante le sanzioni, ad ogni modo, il Moscow Times sostiene che Visa e MasterCard non sembrano volersi ritirare dal mercato russo. È da mesi che le operazioni di MasterCard in Russia sono monitorate, dopo le prime sanzioni americane arrivate dopo l'annessione della Crimea lo scorso 21 marzo. SOFFRONO GLI ENERGETICI E LA GRANDE DISTRIBUZIONE. A lamentare le prime perdite sono anche altre grandi aziende occidentali come il rivenditore tedesco Metro, il gruppo telefonico Siemens, la Shell. L'amministratore delegato della Royal Dutch Shell, la multinazionale anglo-olandese, ha sottolineato il forte impatto delle sanzioni europee e americane sul settore energetico russo sui grandi gruppi petroliferi, al punto che Shell lo scorso mese ha sospeso le attività nell'est dell'Ucraina, nell'area di Yuzivska. Avvertimenti erano arrivati mercoledì scorso anche dalla compagnia francese Total, che ha congelato i suoi acquisti di azioni Novatek, la compagnia russa di produzione di gas naturale, dopo l'abbattimento del volo MH17.

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