Economia 1 Agosto Ago 2014 1003 01 agosto 2014

McCarthy ci riprova con la marijuana

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Keith MacCarthy ha fondato Eaze, la prima App per consegna a domicilio di marijuana. Con i social network non è riuscito a diventare multimiliardario, adesso ci riprova con una App un po fuori dalle righe. Keith McCarty, tipico prodotto manageriale nerd della Silicon Valley californiana, ha dato il via a Eaze una startup per la consegna rapida a domicilio della marijuana per scopi medici. Il servizio non è una novità perché esiste già in diverse città della West Coast, ma l'idea di MacCarthy è di farne un vero business on demand, una commodity a tutti gli effetti. UN REGISTRO DEI MALATI E UNA DOSE A 50 DOLLARI Ma non è un distributore di droga a domicilio. Secondo quanto ha spiegato il manager, il sistema si basa su una App cui hanno accesso i malati registrati e i distributori farmaceutici. Sono questi i clienti. Poi c'è un sistema di consegna a domicilio fatto attraverso una dozzina di autisti pronti ad andare a prendere i pacchetti - una dose standard è pari a 3,5 grammi per un costo di 50 dollari - e consegnarli ai pazienti, che spesso in condizioni di non potersi muovere. La consegna è gratuita per i pazienti, mentre il compenso per Eaze è di 10 dollari a dose consegnata che pagano i distributori. Il servizio è attivo dalle 8 del mattino fino a mezzanotte. Il pagamento è previsto in contanti per evitare i problemi legati alle carte di credito. OBIETTIVO QUOTAZIONE, LA PRIMA START UP VENDUTA PER 1,2 MILIARDI A MICROSOFT La società ha cominciato a distribuire pacchetti di marijuana il 29 luglio 2014 a San Francisco, ma la startup punta già a espandersi alla California meridionale. E non è escluso che il servizio si allarghi anche alla consegna di dosi per uso ricreativo, quindi non terapeutico, dove è legale come in Colorado e Washington. Per MacCarthy, se il business funziona, la società può debuttare in Borsa nel giro di un paio di anni. Del resto, il manager aveva già provato a diventare un caso a Wall Street nel 2009 quando tentò di battere Twitter nelle preferenze social del consumo digitale. Lo fece con Yammer, social network che invece di soddisfare la domanda banale di Twitter: «Cosa stai facendo?» con una risposta in massimo 140 caratteri, chiedeva agli internauti: «Su cosa stai lavorando?» con risposte che potevano andare bel al di là delle due righe e puntando alle aziende, non solo ai privati. Fu un boom inzialmente, con oltre 10 mila persone iscritte nelle prime ore del debutto e più di 2 mila aziende interessate al co-working, anche se solo virtuale. Poi MacCarthy ha capito che non avrebbe battutto l'uccellino e ha venduto tutto a Microsoft per 1,2 miliardi di dollari. Adesso ci riprova con la marijuana.

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