Mariano Rajoy 140802182336
ANALISI 2 Agosto Ago 2014 1728 02 agosto 2014

Spending review, la Spagna e la ricetta di Rajoy

Tagli a scuola e sanità. Riforma del lavoro. Così la penisola iberica si è ripresa.

  • ...

Tito Boeri, tra i primi a denunciare la solitudine del soldato Carlo Cottarelli, ha detto che non bisogna andare lontano per trovare dei casi di spending review ben riusciti.
Basta spostarsi in Spagna, dove si sono fatti «anche tagli delle retribuzioni nominali per i professori universitari». E viene quasi da ridere pensando ai nostri baroni, che fanno le barricate persino per evitare di andare in pensione prima dei 75 anni.
LA FORZA DELLE ELEZIONI. L’economista non a caso ha fatto notare che «queste scelte competono solo a chi ha ricevuto la fiducia degli elettori». E l’attuale premier iberico Mariano Rajoy ha vinto le elezioni in un clima surreale per la democrazia moderna: promettendo lacrime e sangue e sfruttando il suo grigiore di ragioniere.
A due anni dal suo sbarco alla Moncada i tagli hanno superato i 123 miliardi. E non senza ripercussioni sociali. Ma soprattutto il Paese è ripartito.

1. Aiuti alle banche, tagli a scuola, sanità e Pa e innalzamento dell'Iva

Una manifestazione contro i tagli alla sanità pubblica, Madrid.

Lacrime, sangue e tagli. Il primo compito di Mariano Rajoy è stato salvare le banche. Il premier del Partido Popular ha ottenuto dalla Commissione prima 44,1 miliardi di euro indispensabili per fare una bad bank. Poi ha strappato la possibilità di rinviare di due anni il pareggio di bilancio.
SPENDING PER 123 MLD. Ma per avere la fiducia della Ue e l'avallo di Angela Merkel ha dovuto promettere un più profondo piano di austerity rispetto a quello lasciato in eredità dal suo predecessore José Luis Zapatero (15 milioni).
Al momento siamo a quota 123 miliardi.
Rajoy si è presentato al primo Consiglio dei ministri da premier con una piattaforma di tagli da 10 miliardi ai fondi destinati a scuola e sanità.
MANNAIA SUGLI OSPEDALI. Accanto alla limatura degli emolumenti dei professori universitari enfatizzata da Boeri, ci sono la chiusura di interi ospedali, la cancellazione di posti letto e dei servizi per l’assistenza domiciliare, i ticket, l’aumento delle tasse universitarie, gli accorpamenti delle classi, la rottamazione delle piccole scuole e l’allontanamento (con la creazione di 40 mila disoccupati) coatto degli insegnanti precari.
TRASFERIMENTI ALLE REGIONI: -16 MLD. Poi, e anche in ottica politica perché in risposta al referendum sull’indipendentismo catalano, ha continuato con una riduzione di 16 miliardi di euro ai trasferimenti alle Regioni autonome.
Quindi si è passati a un ambito più scivoloso: i costi della politica e del pubblico impiego.
SCURE SU SOVVENZIONI AI PARTITI. Sul primo fronte, e con l’avallo dei socialisti, è subito scattato il taglio del 20% delle sovvenzioni verso «i partiti politici, sindacati e organizzazioni imprenditoriali». Sull’altro, e contemporaneamente all’innalzamento dell’Iva di 3 punti percentuali (dal 18 al 21%), ecco la cancellazione della tredicesima a parlamentari, funzionari e impiegati pubblici.
Calata la mannaia anche sui giorni di ferie disponibili per gli statali. Nel dossier non sono mancati il taglio del 30% dei consiglieri negli enti locali e una profonda sforbiciata ai sussidi di disoccupazione e agli sgravi sulla prima casa.

2. Riforma: riduzione indennizzi per licenziamenti e flessibilità su orari e stipendi

Mariano Rajoy, premier spagnolo.

Sarebbe ingeneroso dire che la Spagna è ripartita soltanto grazie alla draconiana spending review.
Infatti il Paese ha riconquistato la fiducia degli investitori anche grazie ad ambiziose riforme. Come quella sul lavoro.
AZIENDE PIÙ LIBERE. Per eliminare tutte le rigidità in materia, e in perfetta continuità con quanto già deciso da Zapatero, Rajoy ha presentato un pacchetto incentrato sulla riduzione degli indennizzi per i licenziamenti (da 45 giorni di rimborso per ogni anno lavorato per 42 mesi, si è passati a 33 giorni per 24 mesi), sulla facoltà delle aziende di tagliare personale con meno vincoli dopo tre trimestri consecutivi di calo del giro d’affari, su una maggiore flessibilità su orari e stipendi.
FISCO: RIDUZIONE ALIQUOTE. Sul versante riforme l’ultimo capitolo è quella del fisco. Entrerà in vigore del 2015. Nonostante da più parti avessero chiesto a Rajoy di alzare la tassazione indiretta, il premier, forte della svolta impressa al Paese, ha presentato un pacchetto che va in direzione opposta: riduzione delle aliquote da 7 a 5, con la prima che scatta al 19% e l’ultima che si abbassa dal 47 al 45%.
In generale ci sarà uno sconto medio del 12,5%.
Per venire poi incontro all’economia reale sarà alleggerita l’imposta sulle società (dal 30 al 25%), sarà cancellata la «riserva di capitalizzazione» e sarà limata del 10% la base imponibile delle Pmi.

3. L'opposizione dei socialisti e degli indignados

Le rivolte del 22 marzo a Madrid.

Soltanto l’Unione europea – che però nella vicenda è parte in causa – ha appoggiato i piani di tagli di Rajoy. Per il resto il premier ha dovuto fronteggiare un’opposizione fortissima e trasversale.
L’allora leader del partito socialista, Alfredo Pérez Rubalcaba, ha bollato il lavoro del suo avversario come «semplici misure di austerità e tagli che non porteranno da alcuna parte».
MONDO BANCARIO SUL PIEDE DI GUERRA. Anche il mondo bancario, salvato dal governo, ha sottolineato la valenza recessiva dei tagli. Tanto da lanciare una campagna contro «la cancellazione delle tredicesime, che aiuteranno a risparmiare a livello centrale, ma abbasseranno il potere d’acquisto delle famiglie spagnole, con la conseguenza che anche il Pil si fletterà».
Le proteste sono andate avanti ininterrottamente per due anni, tra indignados a occupare le piazze ed ex edili a occupare i cantieri.
LA MARCIA DELLA DIGNITÀ. Il topos si è raggiunto il 22 marzo 2014. Quel giorno a Madrid si è tenuta la «marcia della dignità». La capitale iberica è stata la tappa finale di centinaia di cortei partiti un mese prima da tutte le parti della Spagna per protestare contro i tagli del governo Rajoy.

4. La ripresa attestata dal Fmi, spread sotto i 140 punti

Christine Lagarde, presidente del Fmi.

In Spagna la dottrina sangre, esfuerzo, lágrimas y sudor ha creato tantissimo disagio sociale soprattutto nelle classi direttamente o indirettamente legate al business dell’edilizia.
Ma i mercati hanno mostrato subito di gradire le riforme e i tagli. Lo spread tra Bund tedeschi e Bonos è ormai saldamente sotto i 140 punti. Meglio di quanto facciano i nostri Btp.
IL RITORNO DEGLI INVESTIMENTI. Più in generale il Fondo monetario ha sancito che «dopo una prolungata doppia recessione, la Spagna ha svoltato l'angolo, la crescita è ripresa e la disoccupazione è in calo». Anche perché le imprese straniere (come dimostrano gli investimenti sull’auto) sono tornate nella penisola.
Il prodotto lordo è cresciuto nel secondo trimestre dello 0,6%. Nello stesso periodo, e grazie a 450 mila nuovi posti, la disoccupazione è passata dal 25,9% al 24,5 attuale. Non poco per un Paese andato di fatto in default tre anni fa.

Articoli Correlati

Potresti esserti perso