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ECONOMIA 3 Agosto Ago 2014 1310 03 agosto 2014

Manovra, la nuova spending review del governo

Parte la caccia a 20 miliardi.

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Marianna Madia.

Il governo di Matteo Renzi ha in mente la contromossa autunnale alla caduta del Pil e alla rinnovata tensione sui conti pubblici. Come spiegato il 3 agosto da la Repubblica, il piano d'emergenza ha il compito di trovare 20 miliardi per il 2015 cercando di evitare cure drastiche a colpi di austerità.
IL NODO PROFESSORI. A far scaldare i motori è intervenuta la mancata bollinatura da parte della Ragioneria generale di due norme del decreto Madia: il pensionamento di 4 mila insegnanti con le norme, pre-Fornero, di «quota 96» (costo nel 2014 circa 50 milioni) e l'anticipo del pensionamento dei professori universitari da 70 a 68 anni (costo un centinaio di milioni).
La valutazione di fondo è che servono circa 20 miliardi di manovra lorda: non lo dice solo l'ex viceministro del Tesoro, Stefano Fassina. Anche all'interno del governo i primi calcoli portano a questa cifra.

Servono i soldi sia per il rinnovo del bonus Irpef sia per la Cig

Enrico Morando, viceministro dell'Economia.

Da trovare ci sono infatti i 7-10 miliardi per il rinnovo del bonus Irpef da 80 euro per il 2015, i 4 miliardi di spese indifferibili (Cig in deroga, 5 per mille, missioni militari e altro), i 4 miliardi di tagli alle spese postati sul 2015 dal governo Letta che dovranno essere trovati, pena l'entrata in funzione della clausola di salvaguardia con relativo taglio lineare delle agevolazioni fiscali. Infine 2-3 miliardi dovranno servire per proseguire nella correzione del deficit. In tutto una ventina di miliardi.
Dove cercarli?
RIDUZIONE DELLO SPREAD. L'idea che sta circolando è quella di far conto intanto su una riduzione dello spread e la conseguente minor spesa per interessi di circa 3 miliardi, dato che gli stanziamenti sono stati per prudenza sovrastimati nel Def.
AVANTI CON LA SPENDING REVIEW. La seconda mossa riguarda la contabilizzazione del buon gettito dell'Iva che arriva dalle ristrutturazioni ecologiche delle abitazioni per le quali si stima un giro d'affari di 20 miliardi per il 2015. Il resto verrebbe dalla spending review: la cifra annunciata da Matteo Renzi è di 16 miliardi, ma potrebbe essere limata con l'obiettivo politico di non intaccare più di tanto sanità, pensioni e servizi essenziali.

I rapporti con l'Europa e il Def

Il logo della Bce.

Molto dipenderà dal rapporto con l'Europa e dall'obiettivo di deficit-Pil che ci si porrà per il 2015.
Il Def fissava l'1,8% per il 2015, ma Matteo Renzi ha annunciato di voler portare il livello al 2,3%: dunque manovra più leggera.
Non è escluso che si salga ancora, restando sotto il 3% e riuscendo a racimolare qualche miliardo di margine, 5 oppure 6.
Naturalmente questa opzione deve fare in conti con Bruxelles. Salire ulteriormente verso il 3 per cento (dopo aver già fatto slittare il pareggio strutturale di bilancio al 2016) aprirebbe un fronte con l'Unione che potrebbe trovare una soluzione solo una volta consolidati gli assetti della nuova Commissione e stabilite le modalità del meccanismo di flessibilità a fronte di riforme.
RIVALUTAZIONE DEL PIL. Infine c'è la rivalutazione del Pil: il 20 settembre scatteranno le nuove serie di Eurostat che, cambiando metodo di calcolo e allargando il campo delle attività illecite contabilizzate, aumenterà il prodotto interno lordo di circa il 4%.
Una stima elaborata dalla Confcommercio valuta nello 0,1 la diminuzione del rapporto deficit-Pil dovuta alla crescita del denominatore: dunque 1,7 miliardi in più che comunque contribuiranno alla composizione della manovra allargando i margini.

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