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TENSIONE 4 Agosto Ago 2014 2131 04 agosto 2014

Pensioni Quota 96, il Pd attacca la Ragioneria di Stato

Salta la Quota 96. Dem all'attacco.

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Matteo Renzi.

Ora la exit strategy dovrebbe prevedere il varo di un intervento più ampio che sarà pronto per la fine di agosto e che riguarderà la scuola.
Certo è che il dietrofront del governo sulla cosiddetta Quota 96, quella attraverso cui prima della riforma Fornero alcune categorie di lavoratori – in larga parte insegnanti – potevano andare in pensione dopo aver raggiunto 61 anni di età e 35 di servizio (oppure 60 più 36), è di quelli che fanno rumore.
I QUATTRO EMENDAMENTI «SOPPRESSIVI». Il ministro della Pubblica amministrazione, Marianna Madia, ne ha dato notizia nella mattinata di lunedì 4 agosto dopo la riunione della Commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama.
Il governo ha presentato quattro emendamenti «soppressivi» di alcuni punti del decreto legge di riforma della Pa (fra cui appunto Quota 96, che avrebbe permesso a 4 mila fra docenti e personale Ata rimasti incastrati nella riforma di due anni fa di andare finalmente in pensione), passato all’esame del Senato dopo essere stato approvato alla Camera lo scorso 31 luglio.
Ma per l’esecutivo è arrivata la doccia fredda della Ragioneria generale dello Stato, che ha posto il veto in quanto «la disposizione risulta scoperta in termini di fabbisogno e indebitamento netto».
Servono più soldi di quelli previsti, circa 396 milioni da qui fino al 2018.
L’AVVERTIMENTO DI COTTARELLI. Che i conti non tornassero lo aveva già fatto capire il commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, il 30 luglio.
«Si sta diffondendo la pratica di autorizzare nuove spese indicando che la copertura sarà trovata attraverso future operazioni di revisione della spesa o, in assenza di queste, attraverso tagli lineari delle spese ministeriali», ha messo nero su bianco Cottarelli sul suo blog: «Era già successo nella Legge di Stabilità del 2014, (…) ora questa pratica sembra sia utilizzata per finanziare il pensionamento di alcuni lavoratori arrivati alla cosiddetta Quota 96».

Pagliari: «Comportamento incredibile e singolare»

La marcia indietro del governo non è andata giù a chi, come Manuela Ghizzoni (Pd), ha lavorato in prima persona per coprire la falla creata dal governo Monti.
«Fra poco più di un mese», scriveva il 26 luglio la deputata, prima firmataria dell’emendamento su Quota 96, «dopo aver atteso oltre due anni, il personale della scuola bloccato nell’anno scolastico 2011/2012 dalla riforma Fornero potrà finalmente andare in pensione».
Contattata da Lettera43.it, Ghizzoni non ha nascosto l’amarezza: «Penso che il nostro lavoro sia stato portato avanti in maniera onesta, con numeri certi e non inventati. Ora la Ragioneria dovrà dimostrare che i suoi dati sono veri e i nostri no».
IL PD CONTRO MEF E RAGIONERIA. Se le opposizioni, da Sel a Forza Italia, fino a M5s e Lega Nord, criticano Renzi e i suoi («il governo fa un po’ come Penelope: di notte disfa la tela tessuta di giorno», dice con una battuta Fabrizio Bocchino di Italia Lavori in Corso), il Pd si schiera compatto contro Mef e Ragioneria.
Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio di Montecitorio, parla di «scelta profondamente sbagliata», mentre i membri dem della Commissione Lavoro della Camera, fra cui Valentina Paris e Marco Miccoli, invitano il governo a chiedere «approfondimenti anche in virtù della discrepanza sui dati forniti dall’Inps» visto che «ancora una volta ci troviamo a cedere alle valutazioni della Ragioneria di Stato».
Il senatore Giorgio Pagliari, infine, afferma: «È incredibile e singolare che il provvedimento venga approvato dalla Camera senza che la Ragioneria intervenga e poi lo faccia una volta che il testo è passato al Senato».
RENZI PENSA AD UN PROVVEDIMENTO AD HOC. Secondo quanto è trapelato in queste ore, sembra che il presidente del Consiglio non fosse così entusiasta dell’inserimento dell’emendamento su Quota 96 nel dl sulla Pubblica amministrazione. «Non c’entrava nulla con la ratio della riforma, è stato giusto toglierla dal decreto», ha commentato il segretario del Pd.
La brutta figura però resta, soprattutto perché Renzi sa che l’Europa ci guarda con la lente d’ingrandimento. Per ottenere maggiore flessibilità bisogna avere i conti in ordine evitando qualsivoglia sbavatura.
E allora, per fine mese, dovrebbe essere pronto un intervento sulla scuola che riguardo Quota 96 potrebbe addirittura allargare la platea delle persone coinvolte.
Per ora si profila l’ennesima fiducia. «Dobbiamo correre», dice Madia. Basta evitare nuove cadute.

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