Bagagli 140805140159
COMPAGNIA IN CRISI 5 Agosto Ago 2014 1336 05 agosto 2014

Alitalia-Etihad, perché la trattativa è ancora in salita

La firma prevista per l'8 agosto. Ma tra Poste e gli altri soci c'è tensione.

  • ...

James Hogan, presidente e amministratore delegato di Etihad, martedì 5 agosto è atterrato a Roma di buon mattino, poco prima delle 7: erano da mettere a punto gli ultimi dettagli dell'operazione Alitalia. La firma è prevista per venerdì 8 agosto, ma la trattativa non è finita. Anzi, per l'ex compagnia di bandiera italiana, la pista sembra essere ancora in salita. All'appello, infatti, mancano ancora 900 milioni di euro (tra debiti da ristrutturare e aumento di capitale).
SOCI DIVISI SU POSTE. Non solo. I soci italiani - soprattutto Atlantia della famiglia Benetton, Unicredit e Intesa Sanpaolo - sono divisi sulle modalità dell'intervento di Poste nell'operazione.
Nella partita, secondo quanto risulta a Lettera43.it, si prepara a giocare un ruolo anche Marco Tronchetti Provera, proprietario del 2,67% di Alitalia: è disposto a partecipare all'aumento di capitale con 8 milioni di euro.
Ma la grande domanda è una sola: chi metterà i soldi che ancora mancano per chiudere il matrimonio tra Alitalia ed Etihad?

Caio (Poste) pronto a versare 75 milioni, ma in una new-co

Tra i soci la tensione è ancora piuttosto alta. Il nodo principale è appunto legato al ruolo di Poste: in che modo intende partecipare alla mid-company e alla ristrutturazione di parte del debito di Alitalia? Finora il consiglio di amministrazione ha deliberato un finanziamento di 75 milioni a favore della mid-co, delegando al numero uno Francesco Caio la definizione dei dettagli tecnici dell’operazione.
E mentre il Financial Times ha scritto che l'operazione Alitalia rischia di far slittare il debutto in Borsa dell'azienda pubblica, sul ruolo in Alitalia della società guidata da Caio chiede chiarimenti la stessa Etihad.
IL CUSCINETTO DELLA MID-CO. Una possibile soluzione, che andrebbe incontro alle richieste di Poste, prevede che, attraverso il veicolo intermedio della mid-company - una sorta di società cuscinetto tra la vecchia Alitalia e la nuova Alitalia targata Etihad - i 75 milioni investiti da Poste non vengano intaccati per coprire eventuali perdite superiori alle previsioni e soprattutto eventuali contenziosi futuri. In questo modo, i soldi di Poste andrebbero a costituire capitale fresco della new-co, accanto ai 565 milioni destinati a essere versati da Etihad.

In arrivo un nuovo aumento di capitale da 300 milioni di euro

Un altro importante tassello del puzzle potrebbe trovare sistemazione venerdì 8 agosto, quando i soci in assemblea dovrebbero votare un nuovo aumento di capitale da 300 milioni di euro per dare ad Alitalia l'ossigeno necessario per arrivare fino al closing dell'operazione con gli arabi. L'aumento arriva dopo soli otto mesi dall'ultima analoga operazione finanziaria, costata ai soci altri 300 milioni.
Questa volta però, contestualmente al nuovo aumento di capitale è prevista anche la firma definitiva dell'accordo con Etihad: gli arabi hanno accettato di investire in tutto 1,2 miliardi per avere il 49% della compagnia, mentre i soci italiani raggiungerebbero quota 51%.
FRIZIONI CON ATLANTIA E CON LE BANCHE. Su entrambi i fronti, però, sia quello della mid-co sia quello dell'aumento di capitale, nei giorni scorsi è stata espressa cautela da parte degli attuali azionisti.
Atlantia, per esempio, di cui la famiglia Benetton è primo azionista e che ha una partecipazione del 7,44% in Alitalia, ha fatto sapere che erano in corso verifiche e valutazioni sulla «fattibilità della nuova struttura, la parità di trattamento dei soci e gli impatti societari ed economici dell'intera operazione». Una verifica necessaria perché la nuova soluzione prospettata sarebbe «significativamente diversa da quanto precedentemente discusso».
Proprio il diverso destino dei capitali che i soci si accingono a versare continua anche a creare frizioni tra Poste da una parte, che con la mid-co si metterebbe al riparo da debiti e contenziosi della vecchia Alitalia, e le banche (Unicredit e Intesa Sanpaolo) e gli altri azionisti (a partire da Roberto Colaninno e Atlantia) dall'altra, chiamati ad assumersi un rischio maggiore.

A Fiumicino lo sciopero degli addetti ai bagagli

Come se non bastasse, a Fiumicino è in corso uno sciopero degli addetti al carico e scarico bagagli. Tutto questo mentre all'aeroporto era in agenda un incontro tra i vertici di Alitalia e i sindacati di categoria sulla procedura di mobilità per i 2.171 esuberi.
«I lavoratori fanno il loro dovere, applicando il contratto come previsto dalla normativa», ha spiegato Paolo Pagnotta, segretario territoriale della Cgil. «Stanno garantendo l'indice di produttività e tutto il contributo umano che può essere dato, ma non di certo i ritmi che vengono sostenuti in altri momenti».

Articoli Correlati

Potresti esserti perso