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CRISI 5 Agosto Ago 2014 0730 05 agosto 2014

Pil Italia, crescita zero nelle stime Istat: pericolo recessione

Stime Istat sul Pil: dato atteso tra +0,1 e -0,1.

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Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan.

Italia con lo spettro di una nuova recessione. Dopo il taglio delle stime sul Pil del Fondo monetario internazionale, che lo scorso 26 agosto ha tagliato le previsioni di crescita per il 2014 dello 0,3% rispetto alle stime fatte ad aprile, il governo tiene il fiato in attesa del 6 agosto, data nella quale l'Istat è previsto che diffonda il dato sul Prodotto interno lordo (Pil) del secondo trimestre.
E se a fine giugno l'Istituto di statistica aveva previsto un dato oscillante tra -0,1% e +0,3%, l'intervallo ora è stato compresso, nelle valutazioni dello staff economico di Palazzo Chigi, tra -0,1 e +0,1%.
DEFICIT, TETTO DEL 3% A RISCHIO. Una eventuale revisione al ribasso da parte dell'Istat farebbe automaticamente salire il deficit, ora stimato al 2,6%. E se venisse certificata una ripresa anemica (l'ultima forchetta indicata dall'istituto di statistica è tra -0,1, e sarebbe il secondo trimestre consecutivo con il segno meno, e +0,3%), il rischio è quello, in mancanza di una eventuale manovra, di un deficit in aumento al 2,9%, a un soffio dal fatidico 3% dell'Unione europea.
REBUS LEGGE DI STABILITÀ PER IL GOVERNO. E il rischio di una crescita zero complica il rebus del governo sulla legge di Stabilità, anche se probabilmente si riuscirà almeno a scongiurare una manovra in extremis sul 2014, complice anche l'ossigeno che arriva dai mercati. Ma la vicenda degli insegnanti 'quota 96' non lascia spazio a dubbi. Margini per allargare i cordoni della borsa e garantire nuove spese, seppure giuste o dovute, non ce ne sono. Se l'obiettivo è quello di tagliare le tasse. Come aveva detto, ricevendo per tutta risposta un sostanziale benservito, il commissario alla spending review Carlo Cottarelli. Niente manovra e rapporto deficit/Pil sotto il 3% ha assicurato comunque il premier Matteo Renzi che, in una intervista a Repubblica ha messo le mani avanti spiegando che «definire le cifre del 2015 è prematuro» ma ha co nfermato l'impegno l'impegno a trovare 16 miliardi di euro dalla spending review. E certo, «la crescita è negativa da tempo. Avviandosi verso lo zero - sembra dire quasi con scaramanzia il premier, in attesa dei dati Istat - darebbe segnali di miglioramento».
INTERVENTO DA 20 MLD SUI CONTI PUBBLICI. Resta il fatto che l'intervento sui conti pubblici per il 2015 sarà 'pesante', almeno 20 miliardi (ma qualcuno, come i Cinque Stelle, che già comincia a parlare di almeno 30): nella lista della spesa ci sono già 4,9 miliardi per correggere il deficit come previsto dal Def e circa 3 miliardi per evitare che scattino tagli agli sconti fiscali previsti come clausole di salvaguardia. E ci sono poi le spese indifferibili, oltre ai 14,3 miliardi che servono per stabilizzare il calo del 10% Irap e gli 80 euro.
NESSUN MARGINE PER ALLARGARE IL BONUS DI 80 EURO. Margini per allargare la platea del bonus, come ha ammesso lo stesso Matteo Renzi, probabilmente non ce ne saranno, e questo potrebbe aprire una nuova 'grana' anche all'interno della maggioranza, vista la battaglia portata avanti da Ncd già con il primo decreto Irpef.
AL LAVORO PER RISOLVERE I PROBLEMI SULLE PENSIONI. Sulle pensioni il governo sta lavorando per risolvere in modo strutturale problemi come quelli degli esodati, o dei senza lavoro ultracinquantenni: sempre con la legge di stabilità dovrebbe arrivare la flessibilità in uscita (da 62/63 anni, con penalizzazioni), tenendo fermo l'impianto della riforma Fornero.
IL DEBITO NON CALA. E se lo spread in continuo calo consentirà di ridurre le spese per interessi (di qualche miliardo, ma ancora una stima definitiva non è stata fatta), non va meglio però sul fronte del calo del debito: già quest'anno dovevano arrivare lo 0,7% del Pil dalla cessione del patrimonio e di quote delle società pubbliche. Ma il bilancio vede da un lato le difficoltà delle aste del Demanio e il passo falso su Fincantieri mentre è andata in porto la cessione ai cinesi del 35% di Cdp Reti per 2,1 miliardi, lontani comunque dai circa 11 che vanno trovati. Attesa ora per Enav (fissata per il 5 agosto dopo tre rinvii l'assemblea che dovrebbe nominare il nuovo cda) mentre sembra ormai scontato che lo sbarco in Borsa di Poste non avverrà prima del 2015. Sul tavolo anche l'ipotesi di cedere quote di Eni-Enel.

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