Economia 6 Agosto Ago 2014 1758 06 agosto 2014

Perché la Germania fa più paura dell'Italia

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Il presidente francese Francois Hollande ha avvisato il presidente tedesco Angela Merkel chiedendole di investire di più sulla crescita. In un'Europa sempre più debole non c'è soltanto l'Italia (-0,2 il Pil tra aprile e giugno) che va in recessione. Spaventa, forse di più, la Germania che va verso la stagnazione. La locomotiva d'Europa, nel secondo trimestre dell'anno, potrebbe registrare la crescita zero. L'ultimo campanello d'allarme arriva dal dato sugli ordinativi. L'istituto di statistica tedesca ha comunicato una frenata sulle commesse alle imprese a giugno: -3,2%. Ed è il calo più marcato da quasi tre anni a questa parte, anche perché gli analisti stimavano una crescita dello 0,9%. L'ALLARME LANCIATO DA HOLLANDE ALLA MERKEL La Germania non è il grande malato d'Europa, ma ogni suo inceppamento finisce per avere non poche ripercussioni su tutta l'area. Anche perché, in questo modo, il Paese riduce a monte le commesse di beni intermedi e a valle l’importazione di prodotti di lusso o alimentari per il mercato interno. In quest'ottica - quella di rafforzare i consumi - François Hollande aveva mandato attraverso le colonne di Le Monde un chiaro messaggio ad Angela Merkel: «La Germania deve investire di più per la crescita». Parole che non sono piaciute a Berlino. Una delle portavoce della cancelliera, Christiane Wirtz, ha replicato stizzita: «Siamo già il principale motore della crescita dell'Eurozona. In risposta alla Francia, dico che non vediamo la necessità di cambiare la nostra politica economica». L'EXPORT TEDESCO ZOPPICA COME QUELLO ITALIANO A guardare in filigrana gli ultimi dati sugli ordinativi, si comprendono tutti i nodi del sistema renano. A calare è soprattutto la domanda estera(-4,1 per cento). Soprattutto si riducono gli scambi con gli storici partner commerciali. La Russia, dopo le tensioni legate all'Ucraina e le ultime sanzioni appoggiate anche dalla Germania, ha ridotto del 10,4 per cento gli ordinativi. Sono auto di lusso ma, soprattutto, tecnologia per l'attività estrattiva di gas e petrolio. Contemporaneamente si mostrano meno generosi gli alleati europei, impoveriti anche dalle misure di rigore imposte da Berlino. MA IL BUND RESTA IL BENE RIFUGIO: COSì LA CRESCITA SI FINANZIA A COSTO ZERO Ad aiutare il sistema tedesco è, ancora una volta, il rallentamento dei vicini. Complice anche la crisi degli emergenti, il Paese resta uno dei principali beni rifugio del mondo. Infatti gli investitori continuano a comprare Bund, che nell'ultima asta sono tornati ai minimi storici. Il rendimento del decennale, per esempio, è passato in un'asta dall'1,115 all'1,103%. E tanto basta perché la Germania continui a rifinanziarsi a costo zero. Da tempi non sospetti la Bundesbank preme perché il governo gonfi la domanda interna anche per bilanciare il surplus della bilancia commerciale e l'altissimo debito pubblico (2.069 miliardi). In quest'ottica vanno visti sia l'anticipazione sul ritiro dell'età pensionistica sia il reddito minino. Ma è un po' poco per un Paese che sta sempre più delocalizzando le sue produzioni. Senza contare che sullo sfondo c'è un sistema bancario - il caso Commerzbank è emblematico - ancora appesantito da bad loans e titoli ipotecari spazzatura.

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