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BUSINESS&SVILUPPO 6 Agosto Ago 2014 0600 06 agosto 2014

Usa, le mire di Obama sull'Africa

Stati Uniti a caccia di contratti al primo summit Usa-Africa di Washington.

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Il primo presidente nero degli Usa, criticato per aver promesso molto e fatto poco per l'Africa, ha organizzato alla Casa Bianca il primo summit internazionale con i Paesi del continente.
«Non vedo gli Stati e i popoli africani come un mondo a sé, ma come una parte fondamentale di un mondo interconnesso», è il Leitmotiv di Barack Obama per il primo evento del genere promosso da un presidente americano.
«MUTUO RISPETTO». Washington intende fondare partnership con i governi di circa 60 Paesi del Continente nero sul «mutuo rispetto e sulla mutua responsabilità, per il futuro che tutti vogliamo per i nostri bambini».
Ma, chiaramente, non è solo in nome della «pace e della democrazia» che gli Usa si muovono, per il vertice che, dal 4 al 6 agosto, intende cementare e ampliare quel che Obama ha seminato durante il tour in dell'estate 2013, tra Senegal, Tanzania e Sudafrica.
UN SUMMIT DI «INVESTIMENTI». Nel comunicato di apertura è la stessa Casa Bianca a spiegare che la tre giorni serve a rafforzare i «legami tra gli Stati Uniti e una delle regioni più dinamiche e in rapida crescita del mondo». Insieme con «l'impegno per la sicurezza in Africa, per il suo sviluppo democratico e la sua gente», il focus del summit è rivolto al «commercio e agli investimenti» e prevede «discussioni su idee concrete per intensificare le partnership».
Anche i generali egiziani, sospesi dall'Unione africana dopo il golpe del 2013 e poi riabilitati, sono presenti all'appuntamento, con i nuovi leader nordafricani della Primavera araba.
ESCLUSI GLI IMPRESENTABILI. Gli unici esclusi sono gli «impresentabili» dello Zimbabwe e del Sudan, i dittatori Robert Mugabe e Omar al Bashir, banditi da Washington come Isaias Afewerki, leader eritreo. Pure Catherine Samba-Panza, neo presidente della Repubblica centrafricana sospesa dall'Unione africana, ha dovuto restare a casa.
Con tutti gli altri gli Usa trattano. E l'obiettivo è uno: battere sul tempo i giganti asiatici nella nuova corsa all'oro in Africa. Dove anche Europa e Russia hanno grandi interessi in ballo.

La campagna africana degli Usa:14 miliardi di accordi in ballo

Michelle Obama, madrina di un'iniziativa del summit Usa-Africa sullo sviluppo dell'Africa (Getty images).

Slogan del summit è: «Investire nella prossima generazione». E, dopo i dibattiti della prima giornata sulla promozione dei diritti delle donne, la pace e la prosperità e sugli investimenti per la salute e la sicurezza alimentare, nella lotta ai cambiamenti climatici e ai traffici illeciti, il clou degli investimenti sarà deciso allo Us-Africa business forum del 5 agosto.
Alle trattative, centrate sul business del «settore privato in Africa nelle aree di finanza e capitali in infrastrutture, energia, agricoltura, tecnologie per la comunicazione e i beni di consumo», partecipano Obama e tra gli altri, il segretario di Stato al Commercio Penny Pritzker e l'ex sindaco di New York e imprenditore Michael Bloomberg.
OCCHI SULL'ALGERIA. Parlando a 500 tra studenti e attivisti africani a Washington, il presidente degli Usa ha ammesso come «molti problemi dell'Africa risalgano all'era coloniale». Ma gli States non hanno intenzione di lasciare libero il campo solo agli africani: durante il summit saranno discussi accordi tra le aziende Usa e i Paesi africani fino a 900 milioni di dollari.
Per l'occasione Obama avrebbe un piano d'impegno per 14 miliardi di dollari della compagnie Usa.
Tra i Paesi più appetibili c'è la Nigeria teatro degli attentati terroristici di Boko Haram, che la Banca Mondiale e gli indici di Wall Street hanno tuttavia promosso, per riserve energetiche, come «prima economia del continente». La General Electric programma investimenti per 10 miliardi di dollari. E multinazionali come Procter & Gamble hanno aperto fabbriche per la produzione di beni di consumo.

Dal 2000 al 2011 La Cina ha investito in Africa 75 mld di dollari

Dopo la Nigeria, gli Stati più quotati dalla Borsa americana come «migliori potenziali investimenti in Africa» sono il Kenya, pure minato dagli attentati dei terroristi islamici, l'Angola e, al quarto posto, il Ghana.
DA PECHINO 1.673 PROGETTI. In questa nuova corsa all'oro, i primi competitor degli Usa sono i cinesi affamati di materie prime, che, secondo un'indagine del 2013 del Center for Global Development di Washington, dal 2000 al 2011 hanno speso 75 miliardi di dollari, per un totale di 1.673 progetti di sviluppo in 50 Paesi africani, contro i 90 miliardi di dollari investiti, nello stesso decennio, dagli Stati Uniti.
Dalla sanità all'istruzione, dalla costruzione di infrastrutture all'agricoltura, attraverso le politiche di soft power Pechino ha penetrato le economie emergenti, fornendo ai governi mezzi e know-how, in cambio dello sfruttamento di risorse e materie prime.
PROGRAMMI SANITARI E CULTURALI. Nell'ultimo decennio, per esempio, la Cina ha finanziato programmi sanitari e culturali in Liberia, Algeria e Monzambico, inviando in Africa migliaia tra medici e ricercatori, emissari di case farmaceutiche e big company statali.
In Paesi attraenti come il Kenya e l'Angola, oltre a lanciare progetti per lo sfruttamento minerario ed energetico, il Dragone ha aperto centri di produzione e uffici della tivù statale Cctv, e formato giornalisti, in cooperazione con i media africani. Non a caso, nel 2013 l'Africa è stata la meta del viaggio inaugurale del neo presidente Xi Jinping, che ha fatto tappa prima in Tanzania, della quale Pechino è primo partner commerciale, poi in Sudafrica. Il premier cinese Li Keqiang ha poi visitato a maggio la Nigeria.

Le vie indiane nell'Africa nera: 90 miliardi di investimenti nel 2015

Il premier cinese Li Keqiang, in visita a maggio in Nigeria (Getty images)

Il primo rivale asiatico della Cina in Africa è l'India, un topolino rispetto al Dragone ma, in prospettiva, con le carte in regola per quadruplicare il proprio fatturato africano, per un totale di 160 miliardi di dollari entro il 2025.
Attualmente gli investimenti indiani rappresentano il 6,5% del denaro estero in arrivo in Africa e gli scambi bilaterali tra New Delhi e il continente valgono circa il 6% del totale dei flussi commerciali africani.
Ma un rapporto del 2014 della società di consulenza McKinsey considera accessibile all'India il 7% del mercato africano dei servizi informatici; fino al 5% del settore dei beni di consumo primario, il 10% di quello energetico e il 5% del mercato agroalimentare africano.
90 MLD DI DOLLARI ENTRO IL 2015. Sulla scia degli Usa, il ministero indiano del Commercio e dell'Industria ha lanciato una nuova linea di credito per l'Africa della Exim Bank, principale istituto finanziario indiano per l’import-export, movimentando capitali per progetti nei settori energetici.
Tra le ditte indiane più interessate a espandersi ci sono la Indian Cotton Federation e la Sonalika Group Company, multinazionale di trattori e macchine industriali che ha già attivi tre impianti in Camerun, Nigeria e Algeria. Tra gli obiettivi della politica estera di New Delhi c'è anche arrivare a 90 miliardi di dollari di investimenti in Africa, entro il 2015.

Le divisioni dell'Europa post coloniale rallentano investimenti Ue

Con l'esclusione delle ex potenze coloniali francese e inglese, i governi europei sono più radicati e attratti dal Nord Africa che dal cuore del Continente nero, piazza della dura concorrenza americana e asiatica.
In Libia, dove pure la Cina ha evacuato 35 mila connazionali allo scoppio della guerra, hanno forti interessi società energetiche e ingegneristiche italiane come Eni, Astaldi e Impregilo. Diversi connazionali operano anche in Tunisia. Spagna e Francia sono invece più forti in Marocco.
Ma Parigi, che durante le crisi del 2013 ha sferrato campagne militari in Mali e nella Repubblica centrafricana, mantiene fortissime relazioni commerciali, soprattutto nel campo delle materie prime e dell'energia, in tutti gli ex possedimenti nell'Africa centro-occidentale.
MAXI COMMESSA PER LA FIBRA OTTICA. La Gran Bretagna resta invece predominante nella fascia orientale dall'Egitto, attraverso Kenya, Nigeria e Somalia, fino al Sud Africa.
Divisa da interessi e vecchie rivalità nazionali, l'Ue fatica a trovare linee di politica estera e investimenti comuni per l'Africa.
France Telecom e un consorzio di operatori da 23 Paesi, comunque, sono riusciti a far decollare un mai progetto da 700 milioni di dollari per portare la fibra ottica, dalla Francia al Sudafrica, attraverso Guinea, Liberia, Mauritania e Sierra Leone, fino alle Isole Canarie spagnole, Camerun, Congo, Angola e Namibia.

Mosca pronta a cancellare il debito in Tanzania e Zambia

  • Il presidente americano Barack Obama ha un evento per il summit Usa-Africa del 2014 (Getty images)

Grandi flussi di denaro verso l'Africa, infine, sono iniziati a partire anche da Mosca, che ha dichiarato il continente emergente, fino al 2000 terra vergine per gli oligarchi russi, strategico per il «rilancio degli investimenti esteri».
Al momento, compagnie energetiche e banche russe sono presenti in Algeria, Nigeria, Guinea, Angola e Sud Africa, con colossi come Gazprom, il leader mondiale della produzione di alluminio RusAl, e gli estrattori di diamanti Alrosa. E recentemente, il gigante petrolifero russo Lukoil ha annunciato investimenti per 900 milioni di dollai in Ghana, Costa d'Avorio e Sierra Leone.
CANCELLATO IL DEBITO. In Africa sono stimate il 10% delle riserve mondiali di greggio, il 40% dei giacimenti di oro e il 90% di metalli come il cromo e materie prime indispensabili per i prodotti tecnologici.
Per accedere a questa miniera di risorse, il Cremlino ha disposto programmi per promuovere l'educazione e lo sviluppo in Paesi come Tanzania e Zambia, verso i quali Mosca si è impegnata, in cambio di accordi economici, a cancellare anche il debito accumulato nel periodo sovietico. Accordi analoghi sono in via di definizione con Mozambico, Benin ed Etiopia.

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