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EDITORIALE 7 Agosto Ago 2014 1552 07 agosto 2014

Lavoro, freelance e partita Iva, figli di uno Stato minore

Per gli esuberi di Alitalia, Rai e della pubblica amministrazioni esistono ammortizzatori e riccolocamenti. Tutti gli altri sono c

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Valigie bloccate all'aeroporto di Fiumicino.

Fa caldo, son giorni di scioperi, la vera passione tricolore. Si «agitano» i 32 mila dipendenti pubblici della Capitale, cui si sommano gli altrettanti del Parastato per un totale che umilia qualsiasi multinazionale: rivendicano, giustamente, il «premio di produttività» che spetta a tutti, compresi quelli che timbrano e vanno al mare, e per di più anticipato: lo Stato presume, con un anno di anticipo, che la sua burocrazia s'ammazzerà di lavoro e dunque la premia.
ANCHE IN RAI SI 'RESISTE'. Si sbattono in Rai, dove nessuno vuol rinunciare ai 150 milioni che il governo Renzi minaccia di sforbiciare.
Incrociano le braccia all'Alitalia, il che potrebbe anche essere un progresso, rispetto allo sbracciarsi per far sparire i bagagli.
Cos'hanno in comune questi scioperi?
Che campano tutti sull'ammortizzatore, sul ricollocamento, come dice, anzi esulta, il ministro Lupi: «Gli esuberi sono [ancora] circa 950, che avranno però gli ammortizzatori sociali e saranno anche accompagnati a trovare altro lavoro, con Fiumicino, che si svilupperà, e Malpensa, che avrà un forte rilancio. Ci sarà opportunità di impiego per tutti, c'è già un accordo quadro e gli impegni del governo sono quelli firmati con l'80% delle rappresentanze sindacali».
INTANTO I FREELANCE PRENDONO MAZZATE. Prosit! Alle belle notizie si brinda sempre. Magari, per completezza, sarebbe anche da capire quanti di quegli esuberi fossero effettive risorse irrinunciabili anziché imbucati che non vogliono saperne di mollare il proprio privilegio, storicamente assicurato dalla geometrica potenza di tasse e gabelle.
Ma lasciamo correre, questa è la democrazia all'italiana, per molti ma non per tutti: quelli che ne restano fuori si chiamano freelance, eufemismo per non dire disperati.
Sono i milioni di sommersi che in una vita di lavoro non vedono passare uno straccio di contratto. Sono quelli che, quando il posto lo perdono, se ne fottono allegramente tutti: per loro niente ammortizzatori, niente opportunità, niente ricollocamento, debbono «ricollocarsi» da soli: allora sì il mercato funziona, la sua mano invisibile scarica addosso scappellotti e mazzate.

L'aiutino di Stato? Per i cani sciolti non è mai esistito

Lo striscione con la scritta 'Lavoro' esposto da un gruppo di disoccupati.

E sì che molti “liberi” al mercato ci credono, preferiscono Nozick a Rawl, von Hayek e von Mises a Keynes e comunque ai profeti dello statalismo pianificato: solo, vorrebbero che funzionasse in modo più democratico, perché questo all'italiana non è mercato così come quello sussunto non è capitalismo: sono mercato, e capitalismo, di relazione, che è cosa del tutto diversa (e nefasta).
Oppure, se proprio dobbiamo sposare ad libitum la logica dell'aiutino di Stato, vediamo di estenderlo anche ai cani sciolti, e magari rognosi, in gergo chiamati partite Iva.
PROFESSIONE DISGRAZIATI E DIMENTICATI. Perché il freelance, o autonomo, o disgraziato, parafrasando Langston Hughes, potrebbe ben dire: anche io sono l'Italia.
Quel frammento d'Italia che gli altri considerano malfattore a prescindere, il vero ammortizzatore sociale, il materasso su cui lo Stato da sempre scarica i costi delle garanzie altrui, sacrosante o esagerate che siano.
L'alibi che ha permesso nell'arco del Dopoguerra di passare dalle aspettative alle rivendicazioni, ai diritti acquisiti, alle pretese intoccabili: per molti, ma non per tutti.
Quando qualcuno sostiene di battersi contro la precarizzazione dell'Italia, mente: la precarizzazione gli va benissimo, basta continui a colpire quelli che non sono mai stati nemmeno precari.
Che vedono passare davanti garanzie e ricollocazioni, e non capiscono e non ce la fanno più.
Ci si rimette a lungo andare la salute, e anche l'equilibrio psichico, perché vivere con l'incertezza non del domani, ma del presente, finisce per minare il cervello, per modificare il funzionamento delle sinapsi. Intanto logora, logora.
Una ricercatrice a partita Iva, Daniela Fregosi, è uscita allo scoperto denunciando un cancro che l'ha resa malata di serie B. Che si fa, si lancia un crowfunding per curarsi, atteso che il mercato, cioè l'arte di arrangiarsi, funziona solo per randagi?
Non è questione di rivendicare, già tutti rivendicano tutto in questo Paese: basterebbe che il gioco fosse (ragionevolmente) uguale per tutti.
Tutti sanno che la coperta, da lunghissima che fu, si è fatta corta, sbrindellata e tarmata; ma è accettabile che la si debba sempre consumare solo da un lato?
QUANDO I 'LAVORATORI' SONO SEMPRE GLI ALTRI. Un morto di lavoro o senza lavoro è sempre una tragedia, ma neppure questo è uguale per tutti, qualcuno ha mai letto un titolo Partita Iva si uccide?. Farebbe solo ridere.
Anche io sono l'Italia, dice il randagio per brevità chiamato autonomo, ma nessuno gli presta attenzione: al massimo le reazioni sono due, come le facce di una medaglia di stagno: o «Dici palle, evasore», oppure «Perché non evadi, idiota?».
La vita è un pendolo tra il sospetto e il disprezzo. E così continua, dannata, la sottovita di chi viene messo nel mucchio degli evasori seriali, dei superladri a prescindere, sentendo considerare “lavoratori”, per definizione, per antonomasia, sempre e solo gli altri.
Quelli che, alla fine, una ricollocazione, un ammortizzatore, un gancio lo trovano.
Anche io sono l'Italia, dice il free tutto.
Ma rimane un evasore che non evade, un lavoratore che non lavora, un disoccupato che sfacchina.
Un coglione.

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